mercoledì 30 luglio 2014

Tosti XIII

Una delle canzoni migliori e più famose di Tosti, interpretata dal meraviglioso soprano casertana, Rosa Feola. Lei è ancora ventenne, ma è un artista di gran maturità che non ha paura di utilizzare l’ampia tavolozza di colori utilizzata dai cantanti nei tempi antichi.

One of Tosti's best and most famous songs, sung by the marvelous soprano from Caserta, Rosa Feola. She is still in her 20s, but she is an artist of great maturity who isn't afraid to use the wide palette of colors used by singers in the olden days.


NON T’AMO PIÙ
(I don't love you anymore)
musica di F. Paolo Tosti (1846-1916)
parole di Carmelo Errico (1848-1892)
cantata da Rosa Feola

Ricordi ancora il dì che c’incontrammo,
Le tue promesse, le ricordi ancor...?
Folle d’amore io ti seguii ... ci amammo,
E accanto a te sognai, folle d’amor.

Sognai felice, di carezze e baci
Una catena dileguante in ciel;
Ma le parole tue... furon mendaci...
Perché l’anima tua è fatta di gel.

Te ne ricordi ancor?
Te ne ricordi ancor?

Or la mia fede, il desiderio immenso
Il mio sogno d’amor ... non sei più tu:
I tuoi baci non cerco, a te non penso...
Sogno un altro ideal;
Non t’amo più, non t’amo più.

Nei cari giorni che passammo insieme
Io cosparsi di fiori il tuo sentier.
Tu fosti del mio cor l’unica speme
Tu della mente l’unico pensier
Tu m’hai visto pregare, impallidire,
Piangere tu m’hai visto innanzi a te.
Io sol per appagare un tuo desire
Avrei dato il mio sangue a la mia fè.

Te ne ricordi ancor?
Te ne ricordi ancor?

Or la mia fede, il desiderio immenso
Il mio sogno d’amor...non sei più tu:
I tuoi baci non cerco, a te non penso...
Sogno un altro ideal;
Non t’amo più, non t’amo più.
   Do you still remember the day that we met,
your promises, do you still remember them?
Crazy with love I followed you ... we loved each other,
and next to you I dreamed, crazy with love.

I dreamed happily, a chain of caresses and kisses
melting into the sky;
but your words were lies,
because your soul is made of ice!

Do you still remember it?
Do you still remember it?

Now, my faith, my immense desire
my dream of love ... it is no longer you.
Your kisses I do not seek; about you I do not think ...
I dream about another ideal.
I don't love you anymore.  I don't love you anymore.

In the cherished days that we spent together
I scattered flowers along your pathway.
You were the only hope of my heart
and the only thought in my mind.
You saw me pray, grow pale,
you saw me cry in front of you.
To satisfy any desire of yours
I would have given my blood and my faith.

Do you still remember it?
Do you still remember it?

Now, my faith, my immense desire
my dream of love ... it is no longer you.
Your kisses I do not seek; about you I do not think ...
I dream about another ideal.
I don't love you anymore.  I don't love you anymore.
English translation: Leonardo Ciampa

Tosti XII

Una delle più grandi, e più semplici, melodie di Francesco Paolo Tosti, con parole di un dei miei poeti preferiti, il gran scrittore/studioso/artista napoletano Rocco Pagliara.

One of the greatest, and simplest, melodies by Francesco Paolo Tosti, with words by one of my favorite poets, the great Neapolitan writer/scholar/artist Rocco Pagliara.

 
MALÌA 
(Magic spell)
musica di F. Paolo Tosti (1846-1916)
parole di Rocco E. Pagliara (1856-1914)
cantata da Ernesto Palacio (*1946)


Cosa c’era ne ’l fior che m’hai dato?
forse un filtro, un arcano poter?
Nel toccarlo, il mio core ha tremato,
m’ha l’olezzo turbato il pensier.
Ne le vaghe movenze, che ci hai?
Un incanto vien forse con te?
Freme l’aria per dove tu vai,
spunta un fiore ove passa ’l tuo piè.

Io non chiedo qual plaga beata
fino adesso soggiorno ti fu:
non ti chiedo se Ninfa, se Fata,
se una bionda parvenza sei tu!
Ma che c’è nel tuo sguardo fatale?
Cosa ci hai nel tuo magico dir?
Se mi guardi, un’ebbrezza m’assale,
Se mi parli, mi sento morir!
   What was there in that flower that you gave me?
Perhaps a philter (love potion), a mysterious power?
When I touched it, my heart trembled,
its aroma disturbed my thoughts.
What is there in your delicate movements?
Maybe you have a magic charm?
Wherever you go, the air trembles;
wherever your foot touches the ground, a flower blooms

I won't ask in which blessed region
you have lived until now.
I won't ask if you are a nymph, a fairy
or a blonde apparition!
But I will ask: what is there in your fateful glance?
What is there in your magical words?
When you look at me, intoxication assails me,
when you speak to me, I feel as though I will die!
English translation: Leonardo Ciampa

martedì 29 luglio 2014

Fusilli con carni macinate e santoreggia / Fusilli with ground meat and savory

Una delle erbe preferite del mio orticello è la santoreggia montana. A me, il sapore è a metà strada fra il rosmarino e il timo. Per questa ragione è un esaltatore meraviglioso delle carni. Questa ricetta è stata un pretesto, una scusa per usare la santoreggia!

Ingredienti
500 gr fusilli bucati corti
125 gr manzo macinato
125 gr maiale macinato
125 gr vitello macinato
125 gr funghi cremini, tritati fine
½ di una piccola cipolla, tritata fine
1 spicchio d’aglio, tritato fine
un po’ di EVO
una noce di burro
santoreggia fresca
pepe nero frescamente macinato
sale

Preparazione
Fate scaldare l’olio, poi aggiungete il burro. Quando il burro comincia a schiumare, aggiungete la cipolla, l’aglio, e i funghi. Quando i funghi cambiano colore e la cipolla e l’aglio diventano traslucidi, aggiungete il resto degli ingredienti.  Quando il colore rosa della carne scompare, è pronto. Combinate con i fusilli cotti, servite con formaggio frescamente gratuggiato, e Buon Appetito!

  One of my favorite herbs in my garden is winter savory. To me, the taste is halfway between rosemary and thyme. For this reason it is a wonderful enhancer of meats. This recipe was a pretext, an excuse to use the savory!

Ingredients
1 lb fusilli bucati corti
¼ lb ground beef
¼ lb ground pork
¼ lb ground veal
¼ lb baby bella mushrooms, chopped fine
½ of a small small onion, chopped fine
1 garlic clove, chopped
a little extra-virgin olive oil
a knob of butter
fresh savory
freshly ground black pepper
salt

Preparation
Heat the oil, then add the butter.  When the butter begins to foam, add the onion, garlic, and mushrooms.  When the mushrooms change color and the onion and garlic become translucent, add the rest of the ingredients.  When the pink color of the meat disappears, it's ready.  Combine with the cooked fusilli, serve with fresh grating cheese, and Buon Appetito!

domenica 27 luglio 2014

Carlo Bergonzi RIP

Questa foto ha fatto il giro dell’Internet (raggiungendo perfino al sito ufficiale del tenore!). Io stesso possiedo questa foto autografata, che ho scannerizzato io.
This photo has made the rounds of the Internet (even reaching the tenor's official site!). I myself own this autographed photo, which I scanned.
Quando Carlo Bergonzi è morto nella notte di venerdì, un uomo non è morto. Un’epoca è morta.

Ogni volta che il maestro Bergonzi si è aperta la bocca, è stata una lezione di canto. Già aveva la coscienza artistica di voler utilizzare sempre la tecnica; ma a causa del registro alto di questo ex-baritono, che non era mai facile, doveva dipendare doppiamente dalla tecnica. Il suo canto splendeva — splendeva dalla tecnica dei vecchi tempi (Caruso, Pertile, Gigli) e splendeva dal suo proprio gusto musicale.

È un po’ difficile scrivere di quest’uomo. Dei tenori viventi, era il mio idolo Numero Uno, che speravo sempre d’incontrare. Una stretta di mano. Una telefonatina.  Qualcosa.  Ma non era destino.  Nonostante un paio di lettere scambiate con sua moglie Adele, nonostante una cara amica in comune (la grandissima mezzosoprano Mary Davenport), una mezza dozzina di volte sono stato a Milano, e una mezza dozzina di volte sono stato troppo timido per andare a trovare il gran tenore. Che stronzo che sono!

Condivido con voi una interpretazione di Non ti scordar di me, un bis di un concerto a Tokio nel 1986. Qua la sua tecnica canora e il suo cuore sono giganteschi, tutti e due.
  When Carlo Bergonzi died on Friday night, a man didn't die.  An era died.

Every time that Maestro Bergonzi opened his mouth, it was a voice lesson.  He already had the artistic conscience to want always to use the technique; but because of the high register of this former baritone, which was never easy, he had to rely doubly on the technique.  His singing shined – it shined from the technique of the olden days (Caruso, Pertile, Gigli) and it shined from his own musical taste.

It is a little difficult to write about this man.  Of living tenors, he was my Number One idol, whom I always wanted to meet.  A handshake.  A short telephone conversation.  Something.  But it wasn't meant to be.  Despite a few letters exchanged with his wife Adele, despite a dear friend in common (the great mezzo-soprano Mary Davenport), a half dozen times I was in Milan, and a half dozen times I was too shy to call on the great tenor.  What an idiot I am!

I share with you a performance of Non ti scordar di me, an encore at a concert in Tokyo in 1986. Here his singing technique and his heart are both gigantic.

venerdì 25 luglio 2014

Tosti XI

In questa bella romanza, cantata dal gran Beniamino Gigli, il cantante soffre profondamente dall'incapacità di parlare alla donna che segretamente ama.  In this beautiful romanza, sung by the great Beniamino Gigli, the singer suffers profoundly from his inability to speak to the woman whom he secretly loves.


SEGRETO
Musica di F. Paolo Tosti (1846-1916)
Parole di Lorenzo Stecchetti (pseud. di Olindo Guerrini) (1845-1916)
Cantata da Beniamino Gigli (1890-1957)

Ho una ferita in cor che gitta sangue,
Che a poco a poco mi farà morir.
Trafitta dal dolor l'anima langue;
Amor e il segreto mio non posso dir.

Bella come la luce a me d'accanto
Il segreto amor mio veggo talor.
Lei passa e sento in me come uno schianto
Un impeto di gioia e di dolor.

Dal primo giorno non ho mai sperato,
Il segreto fatale ho chiuso in me,
Ed ella non saprà d'esser amata
Mi vedrà morto e non saprà perché.

Seppur la veggo aprir vorrei le braccia,
Dirle che l'amo e che il mio cor le do.
Vorrei fissarla arditamente in faccia,
Ma il cor mi trema e gli occhi alzar non so.
I have a wound in my heart that is throwing blood
little by little it will kill me.
Pierced by pain, my soul languishes;
Love and my secret I cannot say.

Beautiful like the light, next to me,
my secret love I see sometimes.
She passes by, and like a crash I feel in me
a surge of joy and of pain.

From the first day I never held hope;
the fatal secret I have locked inside me,
and she will not know that she is loved.
She will see me dead and won't know why.

If I were to see her, I would like to open my arms,
to tell her that I love her and that I give her my heart.
I would like to ardently look her right in the eye,
but my heart trembles and I can't lift my eyes.
Translation: Leonardo Ciampa

domenica 20 luglio 2014

Tosti X

Foto: forgottenoperasingers.blogspot.com
Giuseppe De Luca (1876-1950) era il miglior baritono della sua generazione, la generazione dopo Battistini. Creò due importanti ruoli pucciniani, Sharpless e Gianni Schicchi. Ma più importantamente, portava avanti la tecnica belcantista, permettendogli di cantare il repertorio intero, sia Donizetti sia Wagner.

Di questa romanza cosa diciamo? La musica è diverso da Beethoven; la poesia è diversa da Shakespeare; ma questa canzone non è inferiore a Beethoven e Shakespeare – solo diversa.
  Giuseppe De Luca (1876-1950) was the greatest baritone of his generation, the generation after Battistini.  He created two important Puccini roles, Sharpless and Gianni Schicchi.  But more importantly, he carried forward the Belcanto technique, enabling him to sing the whole repertoire, be it Donizetti or Wagner.

What do we say about this song?  The music is different from Beethoven; the poem is different from Shakespeare; but this song isn't inferior to Beethoven and Shakespeare – only different.


VOI DORMITE, SIGNORA
Musica di F. Paolo Tosti (1846-1916)
Parole di Rocco E Pagliara (1855-1914)
Cantata da Giuseppe De Luca (1876-1950)


Voi dormite, signora, e, intorno, i rami
si chinano a comporvi ‘l padiglione,
e mormoranvi sommesso, una canzone
che la schiera de’ sogni a voi richiami.

De le mobili arcate tra le fronde,
piovon raggi da li astri a mille a mille,
e ‘l nimbo de le vivide scintille
cresce l’incanto de le trecce bionde!

E dormite, signora, e, intorno, i fiori
spandon la ninna-nanna de li olezzi,
sale l’effluvio, e par che vi carezzi,
a profumarvi i placidi sopori!

Sale, del pari, ‘l desiderio mio,
co’ le note d’amore, avido e forte,
invidiando la lor bella sorte
a’ rami, a’ fior, de li astri ‘l tremolío;

e con l’ale di foco vi percote,
a tentarvi le labbra e ‘l collo o bianco;
ma, su l’erbe adagiato, vostro fianco
come marmo di Paro, ahi, non si scote!

E dormite, e dormite, e inutilmente
strappo le corde a la chitarra mia;
oh, destatevi alfine, e ‘l bacio sia,
come i sospiri miei, lungo ed ardente!
  Sleep, dear woman; and around you, the branches
stoop to create for you a pavilion,
and whisper softly to you a song
that will recall to you a multitude of dreams.

The moving arches among the branches,
they rain down star beams by the thousands,
and the halo of the bright sparkles
increases the charm of your blond braids!

So sleep, dear woman; and around you, the flowers
spread the lullaby of their scents,
the odor rises, and seems to caress you,
to perfume your placid drowsiness!

Rise, also, my desire,
with love notes, avid and strong,
envying the good fortune
of the branches, flowers, and the flicker of the stars;

and with the wings of fire they pummel you,
to tempt your lips and your white neck;
but, lying on the grass, your side,
like Parian marble, oh, it doesn't move!

So sleep, sleep, while I unnecessarily
pluck the strings of my guitar;
oh, wake up soon, and the kiss,
like my sighs, will be long and ardent!
English translation: Leonardo Ciampa

Tosti IX

MATTIA BATTISTINI. Si deve scrivere il suo nome con le lettere maiuscole! Si chiamava “La Gloria d’Italia,” e lo era.  Era ammirato unanimamente da i più grandi musicisti dell’epoca. Qua canta una romanza a un testo nientemeno che dal gran Victor Hugo.  MATTIA BATTISTINI. His name needs to be written with capital letters! He was called “La Gloria d’’Italia,” and he was. He was admired unanimously by the greatest musicians of the era. Here he sings a song to a text by none other than Victor Hugo.

AMOUR! AMOUR!
Musica di F. Paolo Tosti (1846-1916)
Parole di Victor Hugo (1802-1885)
Cantata da Mattia Battistini (1856-1928)


Mon bras pressait ta taille frêle
Et souple comme le roseau;
Ton sein palpitait comme l’aile
D’un jeune oiseau!

Longtemps muets, nous contemplâmes
Le ciel où s’éteignait le jour.
Que se passait-il dans nos âmes?
Amour! Amour!

Comme un ange qui se dévoile,
Tu me regardais, dans ma nuit,
Avec ton beau regard d’étoile,
Qui m’éblouit.

My arm squeezed your figure, fragile
and flexible like a reed;
Your bosom throbbed like the wing
of a young bird.

Long silent, we gazed
at the sky where the day was dying.
What was happening in our souls?
Love! Love!

As an angel reveals,
you looked at me in my night
with your beautiful star gaze
that dazzles me.
English translation by Leonardo Ciampa

Il mio braccio strinse la tua taglia, fragile
e flessibile come un giunco​​;
Il tuo seno pulsava come l’ala
Di un giovane uccello.

Silenziosi a lungo, guardammo
Il cielo dove il giorno stava morendo.
Cosa stava succedendo nelle nostre anime?
Amore! Amore!

Come un angelo rivela,
Mi guardasti nella mia notte
Con il tuo bellissimo sguardo di stella
Che mi abbaglia.
Traduzione italiana di Leonardo Ciampa

Tosti VIII

È interessante che la canzone Addio! apparì prima in lingua inglese, sotto il titolo Goodbye! All'epoca Goodbye! era una delle canzoni più famose del mondo anglofonico. Qua Addio! è interpretata da uno dei miei tenori preferiti, l'interessante ed emozionante Franco Bonisolli (1938-2003).

It's interesting that the song Addio! appeared first in English, under the title Goodbye! At the time Goodbye! was one of the most famous songs in the English-speaking world. Here Addio! is sung by one of my favorite tenors, the interesting and exciting Franco Bonisolli (1938-2003).

E adesso una bellissima registrazione della versione inglese da un dei più grandi tenori della storia, John McCormack.

And now, a gorgeous recording of the English version by the very greatest tenors in history, John McCormack.

Tosti VII

Non c'è nessun dubbio alcuno che l'interpretazione carusiana de L'alba separa rimarrà insuperata per sempre. Simultaneamente lui è più potente degli altri e anche più lirico. Il testo di questa canzone è di uno dei più importanti scrittori italiani, Gabriele D'Annunzio.

There is no doubt whatsoever that Caruso's recording of L'alba separa will always remain unsurpassed. Simultaneously he is more powerful than the others and also more lyrical.  The text of this song is by one of the most important Italian writers, Gabriele D'Annunzio.

L'ALBA SEPARA DALLA LUCE L'OMBRA
Musica di F. Paolo Tosti (1846-1916)
Parole di Gabriele D'Annnzio (1863-1938)


L'alba sepàra dalla luce l'ombra,
E la mia voluttà dal mio desire.
O dolce stelle, è l'ora di morire.
Un più divino amor dal ciel vi sgombra.

Pupille ardenti, O voi senza ritorno
Stelle tristi, spegnetevi incorrotte!
Morir debbo. Veder non voglio il giorno,
Per amor del mio sogno e della notte.

Chiudimi, O Notte, nel tuo sen materno,
Mentre la terra pallida s'irrora.
Ma che dal sangue mio nasca l'aurora
E dal sogno mio breve il sole eterno!
The dawn separates the shade from the light,
And my sensual pleasure from my desire,
O sweet stars, the hour of death is now at hand:
A love more divine sweeps you from the skies.

Ardent pupils, O you who'll never return,
sad stars, extinguish yourself incorrupted!
I must die. I do not want to see the day,
For love of my own dream and of the night.

Envelop me, O Night, in your maternal breast,
While the pale earth bedews itself;
But may the dawn be born from my blood
And from my brief dream the eternal sun!
English translation: L.C.

Fra le numerose incisioni di L'alba separa, do una menzione d'onore al disco del 1961 del tenore copparese, Daniele Barione (*1930). (Grazie all'amico Charlie Handelman per introdurmi a questa squisita registrazione.)

Among the numerous recordings of L'alba separa, I give an honorable mention to the 1961 disk by the fine tenor from Copparo (Ferrara), Daniele Barioni (born 1930). (Thanks to my friend Charlie Handelman for introducing me to this exquisite recording.)

Tosti VI

La bella romanza Donna, vorrei morir. Interpretata da un dei più meravigliosi cantanti del novecento, 
Leo Nucci.

The beautiful song Donna, vorrei morir. Sung by one of the most marvelous singers of the 20th century, 
Leo Nucci.

DONNA, VORREI MORIR
musica di F. Paolo Tosti (1846-1916)
parole di Olindo Guerrini (1845-1916)

Donna, vorrei morir, ma confortato
Dall'onesto tuo amor;
Sentirmi almeno una sol volta amato
Senza averne rossor.
Vorrei poterti dar quel po' che resta
Della mia gioventù;
Sovra l'omero tuo piegar la testa
E non destarmi più.
Woman, I would like to die, but am comforted
by your honest love;
to feel loved at least one time
without feeling ashamed of it.
I would like to be able to give you that little bit which remains
from my youth;
on your forearm bend your head
and never wake me again.
(English translation: Leonardo Ciampa)

sabato 19 luglio 2014

Zuppa di pane per il centenario / Bread soup for the 100th birthday

Oggi, il 19 luglio, è il centenario della nascita di mia nonna, Grazia (“Grace”) Siracusa Maggio. Penso di lei ogni giorno. Era la persona più influente della mia vita. Mi ricordo certamente la sua etica del lavoro, la sua devozione alla famiglia – in particolare a me e alla mia musica – e la sua intelligenza. E mi ricordo la sua cucina, ovviamente. Ma in questo momento, più di tutte quelle altre cose, mi ricordo la sua onestà. Abbiamo condiviso tante parlate, e lei mi confidava tantissime cose – mai con l’intenzione di diffondere pettegolezzi, sempre con l’intenzione d’insegnarmi qualcosa della vita. Era di una generazione che non parlava mai delle cose della loro infanzia. Lei, no. Lei me ne raccontava tutto.

In quasi ogni conversazione, parlava di mamma sua, una vedova che da solo cresceva sette figli, in condizioni di estrema povertà. Però quella povertà non la impedì d’instillare nei suoi figli l’importanza di essere una buona persona, e una persona “onorevole” (aggettivo che, secondo Nonna, Bisnonna usava spesso).

Stavo decidendo qual piatto devo preparare oggi in onore di mia nonna. Ma mentre decidevo quali ingredienti da comprare al supermercato, il mio pensiero si è girato a Bisnonna. E ho deciso, “Se mia bisnonna potesse fare un pranzo da una ghiacciaia vuota per sette figli ogni giorno, io dovrei poter fare un solo pranzo con quello che ho già in cucina.”

Dal congelatore ho esumato: gambi di bietola rossa, gambi di cavolo nero, gambi di tarassaco, il cuore di una testa di cicoria, il cuore di un peperone giallo, una crosta di parmigiano, e la metà di un pollo dalla rosticceria. Ho aggiunto carota, sedano, cipolla, sale, pepe, una foglia d’alloro, e – in luogo di evo (del quale gli antenati aveva pochissimo) – una noce di burro. L’unico ingrediente che forse non avevano gli avi: dragoncello francese, che ho colto dal mio orticello.

Poi, cosa faccio con questo brodo? Ne ho saputo la risposta istantaneamente.

Uno degli ingredienti di base nella dieta dei miei antenati, specialmente alla prima colazione, era il pane raffermo. Nell’armadio avevo una mezza pagnotta, molto dura, di pane cafone – proprio di stile cafonesco, a lievitazione naturale, con i grandi buchi dentro è la crosta croccante fuori. (Il fornaio Iggy chiama questo pane “Francese.” Evidentemente, i cafoni francesi pensavano nello stesso modo di quegli italiani!)

Il pane si bagna nel brodo o per un secondo, o per un minuto – dipende sulla durezza del pane.  Cospargete il pecorino sopra, e Buon Appetito!

Mia nonna era una persona molto seria, a cui non piacevano le commedie. Menziono questo fatto perché la sua canzone preferita era la Serenata di Schubert. Non esattamente una canzone allegra. Infatti, non sapevo mai perché mi ha chiesto di suonarla così spesso. Non sapevo neppure perché mai la conosceva. Solo anni dopo, dopo la sua morte, ho imparato che ne esistesse una versione italiana, che i cantanti di una volta cantavano. Ma chi era il cantante che Nonna sentì? Non sapremo mai.

Oggi, per la prima volta, ascolto la versione italiana della Serenata (incisione di Manfredi Ponz de Leon dagli anni ’50). Un accompagnamento agrodolce a questa zuppa di pane. Ma una promemoria della mia grande fortuna avendo una tale nonna.
Today, July 19th, is the 100th anniversary of the birth of my grandmother, Grazia (“Grace”) Siracusa Maggio. I think of her every day. She was the most influential person in my life.  I remember of course her work ethic, her devotion to the family – in particular to me and to my music – and her intelligence.  And I remember her cooking, obviously.  But at this moment, more that all of those other things, I remember her honesty.  We had so many talks, and she confided in me so many things – never with the intention of spreading gossip, only with the intention of teaching me something about life.  She was of a generation that never talked about things from their childhood. Not her.  She told me everything.

In almost every conversation, she spoke of her mother, a widow who alone raised seven children in abject poverty.  However that poverty didn't stop her from instilling in her children the importance of being a good person, and an "honorable" person. ("Honorable" was an adjective that, according to my grandmother, her mother used often.)

I was deciding what dish to make today in honor of my grandmother. But while I was deciding what ingredients to buy at the supermarket, my thoughts turned to my great-grandmother.  And I decided, "If my great-grandmother could make dinner from an empty icebox for seven children every day, I should be able to make just one dinner with what I already have in the kitchen."

From the freezer I exhumed: red Swiss chard stalks, collard green stalks, dandelion stalks, the heart of a head of chicory, the heart of a yellow bell pepper, a hard end of parmigiano, and half of a rotisserie chicken.  I added carrot, celery, salt, pepper, a bay leaf, and – in place of olive oil (which my ancestors had very little of) – a knob of butter.  The only ingredient that perhaps my ancestors didn't have: French tarragon, which I picked from my garden.

Now, what do I do with this stock? I knew the answer immediately.

One of the basic ingredients in the diet of my ancestors, especially for breakfast, was hard bread.  In the cupboard I had half a loaf, very hard, of pane cafone —a sourdough bread, truly peasanty, with big holes inside and a crispy crust outside. (Iggy’s Bakery calls this bread “Francese.” Evidently, the French peasants though in the same way as the Italian ones!)

You dip the bread in the stock for a second, a minute — it depends on the hardness of the bread.  Sprinkle pecorino on top, and Buon Appetito!

My grandmother was a very serious person; she didn't like comedies.  I mention this fact because her favorite song was Schubert's Serenade.  Not exactly a cheery song.  In fact, I never knew why she asked me to play it so often.  I didn't even know why she knew it in the first place.  Only years later, after her death, I learned that there existed an Italian version, which singers once upon a time used to sing.  But who was the singer that Grandma heard?  We'll never know.

Today, for the first time, I'm listening to the Italian version of the Serenade (a recording by Manfredi Ponz de Leon from the '50s). A bittersweet accompaniment to this bread soup. But a reminder of my great fortune in having such a grandmother.





Notte di luna, notte d’incanto
come giammai vi fu.
Come giammai vi fu.

Della mia voce l’immenso canto,
Bella, udire vuoi tu.
Oh Bella, udire vuoi tu.

Non la senti la canzone,
che vince il mio soffrir?
Che vince il mio soffrir?

Del mio core la passione
è tutto il mio desir.
È tutto il mio desir.

Apri, Bella, il tuo balcone,
come puoi dormir?
Come puoi dormir?

Ah, la notte che è seduzione,
seduzione che non si può ridir.
Che non si può ridir.

Ridir!

sabato 12 luglio 2014

Fegatini di pollo con patate e vino / Chicken livers with potatoes and wine

Fegatini di pollo! Quanto mi piacciono! Il vino rosso dà a loro un sapore carnoso, come se fossero bistecca.

Si dice, "La pentola guardata non bolle mai." Dico io, "Le patate guardate non cuociono mai!" Qualunque piatto io prepari con le patate, si cuociono più lentamente che vorrei. Il metodo che segue mi piace tanto; fa le patate un po' rosolate e un po' disintegrate allo stesso tempo. La qualità amidacea dà una bellissima ricchezza al sugo, come se ci fosse farina.
  Chicken livers!  How I love them!  The red wine gives them a meaty flavor, as if they were steak.

They say, "A watched pot never boils." I say, "Watched potatoes never cook!" Whatever dish that I make with potatoes, they cook more slowly than I would like.  The method that follows I like a lot; it makes the potatoes a little browned and a little disintegrated at the same time.  The starchy quality gives a wonderful richness to the sauce, as if there were flour.

Ingredienti
550-600 gr fegati di pollo, interi
3 patate, pelate e tagliate a dadi
1 cipolla, tritata
1 bicchier di vino rosso
strutto casereccio (oppure EVO)

Preparazione
Prendete una padella che ha un coperchio. Aggiungete le patate, lo strutto, e l'acqua (ad appross. una metà l'altezza delle patate). Accendete la fiamma ad alta. Quando l'acqua sarà evaporata, lo strutto rimarrà, e le patate si cominceranno a rosolare! Aggiungete più strutto come necessario.

A questo punto aggiungete le cipolle. Quando saranno piuttosto traslucenti, aggiungete il vino. Dopo un minuto, aggiungete i fegatini e falli cuocere per 10 minuti circa (coperta, scoperta, o una combinazione). Tecnicamente, i fegatini deve arrivare a 75° C (165° F). In pratica, quando non siano più sanguinosi e la carne non sia più rossa, sarebbero pronti.

Allora, si può aggiungere qualche erba. Comunque, il mio strutto casereccio già era condito con aglio, sale, pepe, foglie d'alloro, bacche di ginepro, e noce moscata!

  Ingredients
20 oz. chicken livers, whole
3 potatoes, peeled and cubed
1 onion, chopped
1 glass of red wine
homemade lard (or extravirgin olive oil)

Preparation
Take a skillet that has a cover. Add the potatoes, lard, and water (to approx. half the height of the potatoes). Turn on the flame to high.  When the water is evaporated, the lard will remain, and the potatoes will begin to brown!  Add more lard as necessary.

At this point add the onions.  When they are somewhat translucent, add the wine.  After a minute, add the livers and cook them for about 10 minutes (covered, uncovered, or a combination). Technically, chicken livers must reach 75° C (165° F). Basically, when they are no longer bloody and the meat is no longer red, they are done.

Now, one may add a few herbs. However, my homemade lard was already seasoned with garlic, salt, pepper, bay leaves, juniper berries, and nutmeg!

Aggiungete alla padella le patate, lo strutto, e l'acqua.
Add to the pan the potatoes, lard, and water.
L'acqua evapora; le patate cominciano di rosolare.
The water evaporates; the potatoes begin to brown.
Aggiungete le cipolle.
Add the onions.
Aggiungete il vino rosso.
Add the red wine.
Aggiungete i fegatini.
Add the livers.
Ecco!
Voilà

sabato 5 luglio 2014

Tosti V

LA SERENATA
Musica di Francesco Paolo Tosti (1846-1916)
Parole di Giovanni Alfredo Cesareo (1860–1937)
Cantata da Beniamino Gigli (1890-1957)

Vola, o serenata:
La mia diletta è sola,
E, con la bella testa abbandonata,
Posa tra le lenzuola:
O serenata, vola. O serenata, vola.
Splende pura la luna,
L’ale il silenzio stende,
E dietro i veli dell’alcova
Bruna la lampada s’accende.
Pura la luna splende.
Pura la luna splende.
Vola, o serenata,
Vola, o serenata, vola.
Ah! là. Ah! là.

Vola, o serenata:
La mia diletta è sola,
Ma sorridendo ancor mezzo assonnata;
Torna fra le lenzuola:
O serenata, vola. O serenata, vola.
L’onda sogna su ’l lido,
E ’l vento su la fronda;
E a’ baci miei ricusa ancora un nido
La mia signora bionda.
Sogna su ’l lido l’onda.
Sogna su ’l lido l’onda.
Vola, o serenata,
Vola, o serenata, vola.
Ah! là. Ah! là.
Fly, o serenade:
my beloved is alone,
and with her beautiful, abandoned head,
lie between her covers:
O serenade, fly.  O serenade, fly.
The moon shines brightly,
silence extends its wings,
and behind the veils of the alcove
the brown lamp is lit.
The moon shines brightly.
The moon shines brightly.
Fly, o serenade,
Fly, o serenade, fly.
Ah! là. Ah! là.

Fly, my serenade:
my beloved is alone,
but still smiling, half asleep;
return to her covers:
O serenade, fly.  O serenade, fly.
The waves are dreaming on the shore,
and the wind on the branches;
and my blond lady still refuses
a nest for my kisses.
The waves are dreaming on the shore,
The waves are dreaming on the shore,
Fly, o serenade,
Fly, o serenade, fly.
Ah! là. Ah! là.
(English translation: Leonardo Ciampa)

"Panini" di melanzane / Eggplant "sandwiches"


Nel Tirolo, dopo il Goulasch, il mio secondo piatto preferito è sempre il Cordon Bleu. Visualmente sembra di essere niente più di una cotoletta spessa di pollo, impanata e fritta; ma quando la si taglia, il formaggio fuoriesce ... e si vede il prosciutto ...

Figuratevi la mia reazione quando ho visto una foto di un piatto siciliano, molto simile a questo ma, in luogo della carne, la melanzana! Non vedevo l’ora di provarlo!

Ingredienti
1 grande melanzana nera
farina
uova sbattute
pangrattato casereccio (pane raffermo, aglio, pecorino, sale, pepe, erbe dall'orticello)
formaggio (io Emmenthal)
prosciutto (io Prosciutto della Foresta Nera)
strutto oppure olio d’oliva extravergine

Preparazione
Sbucciate e affettate la melanzana. In una padella unta soffriggete solo un lato delle fette di melanzana. Fatele raffreddare sulla carta marrone.

Attenzione al passo prossimo; è un po’ contrasenso.  Prendete una fetta di melanzana, con la parte cruda giù.  Sopra la parte cotta ponete il formaggio e il prosciutto.  Poi ponete l’altra fetta di melanzana con la parte cruda su.  Dunque i lati esterni saranno crudi, e quegli interni cotti.

Mettete i “panini” nella farina, poi le uova, poi il pangrattato. Soffriggeteli in una padella unta, e Buon Appetito!


 
  In the Tyrol, after Goulasch, my second favorite dish is always Cordon Bleu. Visually it seems to be nothing more than a thick chicken cutlet, breaded and fried; but when you cut into it, the cheese oozes out ... and you see the ham ...

Imagine my reaction when I saw a photo of a Sicilian dish, very similar to this but, in place of meat, eggplant! I couldn't wait to try it!

Ingredients
1 large black eggplant
flour
beaten eggs
homemade breadcrumbs (hard bread, garlic, pecorino, salt, pepper, garden herbs)
cheese (I used Swiss)
ham (I used Black Forest Ham)
lard or extravirgin olive oil

Preparation
Peel and slice the eggplant.  In a greased skillet fry only one side of the eggplant slices.  Let them cool on brown paper.

Be careful of the next step; it's a little counterintuitive. Take a slice of eggplant, with the raw side down. On top of the cooked side place the cheese and ham.  Then place the other slice of eggplant with the raw side up. Therefore the outer sides are raw, and the inner sides are cooked.

Put the “sandwiches” in the flour, then egg, then breadcrumbs.  Fry them in a greased skillet, and Buon Appetito!