venerdì 25 agosto 2017

Spaghettoni alla Campolattaro

Tordo bottaccio (foto: ilcacciatore.com)
Song thrush (photo: ilcacciatore.com)
Vi è mai capito che avete fatto una grande zuppa di pollo o di manzo, e rimanevano così tanti avanzi di carne e di brodo che non sapevate cosa farne?

La seguente è una ricetta “nobile”, ma potete facilmente adattarla per approffitare di questi avanzi nel vostro frigo!

Ci sono due fonti per questa ricetta. La prima è Jeanne Caròla Francesconi, che ricevette tre ricette dal conte Paolo Gaetani (1901-1986), ciascuna delle quali si dice che sia venuta da Don Emilio Capomazza Marchese di Campolattaro. (La seguente è la seconda delle tre ricette con il nome Campolattaro.) La seconda fonte per la ricetta è il marchese Franco Santasilia di Torpino, che era in realtà il nipote del conte. Non solo, ma Santasilia si ricorda di mangiare questo piatto nella villa di Gaetani a Torre del Greco, preparato dal chef di Gaetani, Monzù Francesco ’e Gaetani! E se non bastasse, uno degli ospiti quella sera fu Totò!

Ingredienti

500 gr spaghettoni (oppure bucatini o perciatelli) (Stasera io ho usato gli spaghetti normali.)
1 kg gamboncello (oppure un altro tipo di carne di manzo)
1 pollo
1 coscia di tordo (facoltativa) (Io non l’ho usato!)
1 mazzetto guarnito (sedano, cipolla, carota e prezzemolo, legati con filo)
120 gr burro
150 gr parmigiano, frescamente grattugiato
prezzemolo, tritato frescamente
pepe nero, macinato al momento

Preparazione

Immergete in abbondante acqua leggermente salata, e in ebollizione, il manzo, il pollo, l’eventuale coscia di tordo, il mazzetto guarnito ed una macinatina di pepe. Quando tutte le carni risultano ben cotte, estraetele dal brodo di cottura. Filtrate il brodo e tenetelo da parte. Disossate completamente il pollo ed eliminate le parti grasse del manzo. Tagliate quindi pollo e manzo a dadolini. In un casseruolino, liquefate a fuoco moderato il burro con un bicchiere di brodo di cottura delle carni e tenetelo in caldo. Cuocete al dente gli spaghettoni nel brodo di cottura delle carni allungato, se necessario, con acqua, scolateli e conditeli con il burro liquefatto, due terzi del parmigiano grattugiato ed una manciata di prezzemolo tritato. Versate gli spaghettoni nel piatto fondo di portata, cospargete tutta la superficie di una buona parte dei pezzetti di carne lessa e terminate con il resto del parmigiano grattugiato. Servite caldo.
   Has it ever happened to you that you made a big chicken or beef soup, and you had so much leftover meat and broth and you didn't know what to do with it?

The following is a "nobile" recipe, but you can easily adapt it to use up those leftovers in your fridge!

There are two sources for this recipe. One is Jeanne Caròla Francesconi, who was given three recipes by Count Paolo Gaetani (1901-1986), each of them said to have come from Don Emilio Capomazza Marquis of Campolattaro. (The following is the second of the three recipes named for Campolattaro.) The second source for the recipe is the marquis Franco Santasilia di Torpino, who was actually the Count’s nephew. Not only that, but Santasilia remembers eating the dish at Gaetani’s villa in Torre del Greco, prepared by Gaetani’s own chef, Monzù Francesco ’e Gaetani! And if that’s not enough, one of the dinner guests that evening was Totò!

Ingredients

500 gr spaghettoni (thick spaghetti, nearly impossible to find in America. You can substitute bucatini or perciatelli.) (Tonight I used normal spaghetti.)
1 kg (2.2 lb) beef shank (or other type of beef)
1 chicken
1 thrush thigh (optional) (I didn't use it!)
1 bouquet garni (celery, onion, carrot, and parsley, bound with string)
1 stick (½ C) butter
150 gr parmigiano, freshly grated
parsley, freshly chopped
black pepper, freshly ground


Preparation

In a large pan of salted boiling water, place the meats, bouquet garni, and fresh-ground black pepper.  When all the meat is cooked, remove it from the broth. Strain the broth and keep it aside. Bone the chicken completely and eliminate the fatty parts of the beef. Then cut the chicken and beef into little cubes. In a saucepan, on medium heat, melt the butter with a cup of the broth, and keep it warm. In the rest of the broth (adding some water if necessary), cook the pasta al dente. Strain the pasta, and add the melted butter, two-thirds of the grated parmigiano, and a handful of parsley. Pour the pasta into a serving bowl, sprinkle the whole surface with a good part of the chopped meats, and finish with the rest of the parmigiano.  Serve hot.
AGGIORNAMENTO

Lo Snobismo. Non ho mai immaginato che la ricetta qui sopra avrebbe incitato una discussione focosa (ora cancellata) su Facebook! I miei lettori sanno che io non sono un fan di snobismo. Gli italiani sono molto difensivi della cucina della loro propria provincia. Insistono sul fatto che una ricetta di un’altra provincia “non è italiana.” E quando la ricetta veramente li disturba, dicono che sia “americana.”

Gli snob più grandi sono gli italoamericani che ci credono di essere italiani nativi. Dicono con aria erudita, “Non esiste un’unica cucina italiana; ogni regione ha la propria cucina.” Una dichiarazione veritiera. Ma nella prossima frase dicono, “Ho domandato a molti italiani, e tutti hanno risposto che la ricetta sia inautentica.”

Notate benissimo che gli “italiani” a cui hanno parlato non hanno incluso né i napoletani né i siciliani.

Lo Snobbismo.

Basti dire che, in Italia (non America, Italia), esistano ricette tradizionali che – Dio non voglia! – includono sia pasta che pollo.  
  
UPDATE

Snobbery. I never imagined that the above recipe would incite a fiery discussion (now deleted) on Facebook! My readers know that I am not a fan of snobbery. Italians are very defensive of the cuisine of their own province. They insist that a recipe from another province is "not Italian." And when the recipe really bothers them, they say it is "American."

The biggest snobs are the Italian-Americans who believe themselves to be native Italians. They say with an air of erudition, "There is no such thing as 'Italian cuisine'; every region has its own cuisine." Which is true. But in the very next sentence they say, "I asked several Italians, and they all said that the recipe is inauthentic."

Note well that the "Italians" to whom they spoke did not include Neapolitans and Sicilians.

Snobbery.

Suffice it to say that, in Italy (not America, Italy), there exist traditional recipes that – perish the thought! – include both pasta and chicken.

sabato 12 agosto 2017

Salsicce & friarielli / Sausages & broccoli-rabe


Sasicc’ e friariell’!!! Mamma r’ ’o Càrmene!!! Il re dei piatti napoletani non è la pizza. Non è gli spaghetti con le polpette. Non è la pizza di scarola. È le salsicce con i friarielli. Un piatto più grandioso, chi lo potrebbe mai inventare?!

Non posso immaginare una cucina senza una pentola di ghisa smaltata, tipo Le Creuset che di Staub. Il modo in cui questa pentola fonde i sapori e ritiene l’umidità ... è oltre ogni descrizione. Metti una sol cucchiaiata in bocca e dici: “Dio mio...” (Se non mi credete, provatelo. Fate qualsiasi ricetta che di solito fate in inox, e fatela dentro Le Creuset. Un unico assaggio, e capirete.)

E allora, come si fa questa ricetta regale?

Ingredienti
6 salsicce piccanti, incise con un coltello
2 mazzi di friarielli (broccoli di rapa), senza i gambi (che salvo in freezer per un brodo futuro)
4-6 spicchi d’aglio, interi
un po’ di evo (di alta qualità)
un po’ di vino bianco (di alta qualità)
sale marino
pepe nero, macinato al momento

Preparazione
Fate saltare l’EVO, le salsicce, l’aglio, sale e pepe. Appena le salsicce e l’aglio saranno rosolati alquanto (non bruciati), diglassate con il vino. Aggiungete i friarielli, aggiungete più sale, coprite e fate cuocere a fuoco medio-basso fino a quando sarà pronto. Coronatelo con pecorino, grattugiato al momento.
  Sasicc’ e friariell’!!! Mamma r’ ’o Càrmene!!! The king of Neapolitan dishes is not pizza. It is not spaghetti and meatballs. It is not escarole pie. It is sausages with broccoli-rabe. A more grandiose dish, who could ever invent?!

I cannot imagine a kitchen without an enameled cast-iron pan, such as Le Creuset. The manner in which this pan blends the flavors and retains the moisture ... it is beyond description. You put one spoonful in your mouth and you say, "Oh, my God ..." (If you don't believe me, try it.  Make any recipe that usually you make in stainless steel, and make it in Le Creuset.  Just one taste, and you'll understand.)

And so, how do you prepare this kingly recipe?

Ingredients
6 hot sausages, scored with a knife
2 bunches of broccoli-rabe, without the stems (which I save in the freezer for a future stock)
4-6 cloves of garlic, whole
a little extra-virgin olive oil (top-quality)
a little white wine (top-quality)
sea salt
freshly ground pepper

Preparation
Sauté the EVOO, sausages, garlic, salt and pepper. As soon as the sausages and garlic are somewhat brown (not burnt), deglaze with the wine. Add the broccoli-rabe, add more salt, cover, and cook on medium-low heat until it is ready. Crown with freshly grated pecorino romano.
Foto: SurLaTable.com

sabato 5 agosto 2017

Due belle ricette / Two beautiful recipes

Mondello
Foto: Andrea Calcagno (Wikipedia)
LE MERAVIGLIE DELLA TECNOLOGIA!

Due delle prime foodblogger che ho mai cominciato a seguire sono state Sara Drilli Barone e Serena Comacchio. Nel corso degli anni, ho presentato in queste pagine traduzioni in inglese delle loro ricette. Amicizie sono nate con ciascuna di queste donne, che durante gli anni mi hanno offerto una quantità straordinaria di consigli e di assistenza. Continua a rattristarmi il fatto che, ad oggi, non ho avuto l’opportunità d’incontrare di persona né Sara né Serena.

Nel frattempo, Sara e Serena sono diventate amiche virtuali con se stesse!  Provengono da lati opposti d’Italia. (Una è siciliana e abita a Milano; l’altra abita in Veneto.) Finalmente, hanno deciso d’incontrarsi.

Giovedì mattina, Sara e Serena stavano prendendo il sole a Mondello, la spiaggia più famosa della Sicilia, e una delle più belle spiagge del Mediterraneo. A poco prima delle 6, avevo problema a dormire. Degenerato che sono, piuttosto che prendere un libro, sono andato su Facebook.  Ma in questo caso sono così felice di averlo fatto!  Poiché Sara e Serena sono andate su Facebook Live e mi hanno salutato da Mondello!  Ed io ero in linea, in tempo reale, per ricevere il saluto!

Che emozione! E che piacevole modo d’incominciare la mia giornata!

All’istante, ho deciso che per cena, preparerei due ricette – l’una di Serena, l’altra di Sara.

Durante la giornata ho esplorato i due bei blog. Ho scelto due ricette che non avevo mai fatto prima: la Pasta 4P di Serena, e gli Sandwich di Zucchine di Sara.

Le mie creature le hanno felicemente divorate, dichiarando che fossero “epiche.”

   THE WONDERS OF TECHNOLOGY!

Two of the first foodbloggers that I ever began to follow were Sara Drilli Barone and Serena Comacchio. Nel corso degli anni, ho presentato in queste pagine  Over the years, I have featured English translations of their recipes in this blog. Friendships formed with each of these ladies, who over the years have offered me tremendous advice and assistance. It continues to sadden me that, to this day, I have not had the opportunity to meet either Sara or Serena in person.

In the meantime, Sara and Serena formed internet friendships with each other! They are from opposite ends of Italy. (One is from Sicily and lives in Milan; the other lives in the Veneto.) Finally, they decided to meet in person.

On Thursday morning, Sara and Serena were soaking up the rays at Mondello, the most famous beach in Sicily, and one of the most beautiful beaches in the Mediterranean. At shortly before 6 a.m., I was having trouble sleeping. Degenerate that I am, rather than pick up a book, I went onto Facebook. But in this instance I am so happy that I did. Sara and Serena went onto Facebook Live and greeted me from Mondello! And I was online, to receive their greeting in real time!

What a thrill!  And what an incredibly pleasant way to start my day!

On the spot, I decided that for dinner, I would make two recipes – one by Serena, the other by Sara.

During the day I browsed the two beautiful blogs. I chose two recipes that I had never made before: Serena's Pasta 4P, and Sara's Zucchini sandwiches.

My children happily devoured them, declaring that they were "epic."

Recipe #1
Pasta 4P
Recipe by Sara Comacchio (Lo Sfizio Goloso)
Ingredients for 4 people:
320 gr penne
120 gr pancetta affumicata (otherwise known as ... bacon! 120 grams is approx. 1/4 lb, approx. 4 slices. Chop the slices into little squares.)
2 TB pesto genovese (of course you should make it homemade.  Instead of pine nuts, I used California pistachios!)
250 ml panna da cucina (heavy cream)

Preparation
In a large skillet, brown the bacon.  Don't discard the grease.  Add the pesto, stir well and shut off the heat right away.  Meanwhile, in a large pot of boiling salted water, cook the penne.  A minute before draining it, add the cream to the skillet and heat on high.  Drain the pasta, add to the skillet, shut the heat, and serve right away.

Recipe #2
Zucchini sandwiches
Recipe by Sara Barone Drilli (I Piattini di Drilli)
Ingredients 
1 large, round zucchino
sliced brie (see note below)
sliced speck (Speck is smoked prosciutto.  It is hard to find in America.  I used regular prosciutto, and smoked Gouda for the cheese. You can also use smoked mozzarella or smoked scamorza – something that will melt easily.  Naturally, if you can find speck, use brie & speck as per the original recipe!)
1 scallion
1 egg, beaten (a little salt added)
flour, sifted
fresh basil, chopped
extra-virgin olive oil

Preparation
Clean and slice the zucchino in fairly thin disks, tamp dry with a paper towel, dip in flour, then in the egg. Heat a skillet, add the olive oil, and fry the zucchini with the scallion. When fried, arrange on a pan.  While they're still hot, add the slices of cheese and speck, making "sandwiches."  Sprinkle with the fresh, chopped basil (DON'T use dry!), and serve.

(When I made it, the zucchini weren't quite soft enough. So I simply placed the pan in the oven and continued making the pasta on the stove.  They were perfect!  And, my kids and I both felt that they were even better the next morning, cold out of the refrigerator!)

giovedì 27 luglio 2017

In memoriam CARMINE TRUBIANO

Dear friends, 

A year ago today, I lost one of my dearest friends of my entire life, CARMINE TRUBIANO.  His profile could have been on an Ancient Roman coin – and his life-style bore some similarities, as well!  A man such as him you don't replace – you remember, and you mourn.

The following is the eulogy that I had the great honor of giving at his funeral.


I'm not going to stand here and tell you what a wonderful person Carmine was. If you didn't already know him and think that, you wouldn't be here right now. And I'm so happy that you did know him, because if you didn't, if you had never met him, how can I possibly begin to describe him? In my whole life, I can't think of anyone who was like him. And that is what makes this so hard. There's no one to replace him with.
There's no way to express who he was in a five-minute eulogy. So I'm going to share only a couple of personal memories.
I first met Carmine almost 25 years ago, when he was the manager at Filippo's Restaurant, which I used to visit frequently. We became fast friends. I called him “fratellino”, which means little brother, and he called me “fratellone”, which means big brother. This was very comical, both in terms of our ages and our sizes – although regarding the latter, as you can see I am catching up fast.
I have to tell you what an event it was, in those days, to visit him and his dear, unforgettable mother. At the time I was living in Revere, and I didn't drive. Even if I did drive, this was before the days of the Ted Williams Tunnel. So to visit 50 Washington Ave., either by train or by car, was something of a journey. Once, I showed up uninvited. Absolutely uninvited – he had no idea I was coming. With no surprise in his voice at all, he said, “Uhé, fratellone.” Within 60 seconds, I was seated at the table and there was food in front of me. From the fridge he pulls out a dish of hamburgers, made not from beef but from the meat of a deer that he himself had shot with Luigi Andreassi. While I'm eating that, he starts boiling some water for the pasta. Then he goes to the cupboard and pulls out a can of tomatoes. And as the sauce is cooking he goes to his freezer and pulls out a whole truffle, from which he shaves one tiny sliver into the sauce. And when the sauce is almost done, he goes to his freezer and pulls out a bag of homemade triangular maltagliati. And so the meal went. Later, when I moved in Natick, suddenly the long journey was only a five-minute car ride. And when he would call me and invite me over for quote-unquote “leftovers,” can you imagine how fast I drove over there?
One thing that struck me about Carmine was that he was utterly unjudgmental. He let people be whoever they were going to be. With one notable exception. He could not abide any sort of snobbery or pretension. He hated snobs so much that sometimes I think he downplayed his own education and culture and played the part of the peasant. This way, the snobs would be repelled, and then he could hang out with the people that he actually liked. With me, there was no pretension, and we had many long conversations about literature and art and every aspect of Italian culture. And by the way, he really could read and write Latin.
But there was a reason why he hated snobbery, and it's very important that I tell you. When I used to work at the mall, I used to see these rich, bored housewives come in and giddily buy a cast-iron pan that was recommended by their cooking instructor. Well, the Italians were using those pans 150 years ago. And stop to think for a moment that the peasants of those times, who couldn't even read or write, would once a year kill a pig, and with that pig would make the pancetta and the guanciale and the sausages, and they knew how to preserve everything perfectly, without any of the meat going bad, and the family would eat this meat for a whole year. You could go to Harvard Medical School for 25 years and not learn how to do all of that. Carmine did have a great intellectual curiosity. If he didn’t he wouldn’t have studied in Rome and France and gotten his Bachelors and Masters at BU and studied for his doctorate at Middlebury College. At the same time, he knew full well what real culture was.
This is why, without making a big deal of it, Carmine would teach us friends certain traditions that even in Italy are disappearing. This was another aspect of Carmine that not many people understood. If even in Italy people go to the store to buy sausages, why would he go through the trouble of inviting friends over for a sausage-making party? But this is exactly what occurred one unforgettable day about 15 years ago. There were five of us: Carmine, his cousin Cesidio from Italy, his cousin Carmine from Canada, Tony Onorato, and myself. There we were, in the basement of 50 Washington Ave., and on the table before us was 60 pounds of ground pork. “I usually make only 50 pounds,” Carmine explained. And he washed each casing by hand. And he measured the ground pepper carefully. And we made 60 pounds of sausages, our toil alleviated by gallons of Luigi’s homemade red wine. I won’t say that we imbibed too much that day. Then again, I won’t say that we didn’t imbibe too much that day. I’ll say only that if a mosquito bit any one of us that day, it would have needed a glass of water as a chaser.
At the end of the party, I was sitting on a chair, unaware of the fact that outside Carmine had lit the charcoal grill. Without saying a syllable, he handed me a dish with a grilled patty made from the leftover sausage meat, in a grilled bun. For whatever reason, remembering that moment reminds me of his incredible generosity and the lack of pretention with which he fed everyone around him. For him it was a normal thing to do to make a gluten-free lasagne and bring a piece of it to his physical therapist. Or the time that we were talking on the phone and I asked him about rabbit recipes. The very next day there’s a knock on my door. There he is, holding two plastic containers, one with rabbit “cif e ciaf” and the other with rabbit “in umido.” 
There just isn’t time to tell you all these stories. However, I would be remiss not to mention a birthday party of mine, about 20 years ago. Carmine drove to Revere and brought an entire lasagne and an entire porchetta. Enough to feed my entire family and friends. He did things like that. And come to think of it, in 25 years he never asked me a favor. He did a lot of favors, but he never asked for one.
Throughout his life Carmine loved to write poetry. During his final illness, while at the Eliot rehab here in Natick, he wrote several poems. They could have been written by someone born not in 1936 but 1886. One of them ended in Latin! Of these poems, there was one that struck me in particular. It begins “Here I am at the edge of the deep abyss that separates death from life.”

Eccomi all’orlo del profondo abisso
Che separa la morte dalla vita
Di vivere la spem quasi è finita
Solo mi sento come il crocifisso
Come lui di morir non ho paura
Perché male a nessuno ho fatto mai
Forse una volta o due anch’io sbagliai
ma l’alma mia rimase sempre pura
Del futuro non vedo alcun bagliore
Le tenebre mi dicon “Non sperare
fugge dai cimiteri anche la speme.”
Dentro di me qualcosa assai mi preme
Mi sento forte ancora da lottare
Pur se lottar vuol dire grande dolore

Less that two weeks before he died, I was on Facebook, and on Linda Onorato’s timeline there was a photo of a wonderful meal. Knowing how weak Carmine was, I figured it was from several years ago. She replied, “No, this is happening right now. Come over.” This was at 9:39 p.m. At 9:51 I was in Carmine’s driveway. Seated at the table were Linda Onorato, Kristin Brothers, and Linda Zaleski. There was the old lion, the charmer, reading his romantic poetry to these three blushing women, tears trickling down their cheeks.
The three ladies left. I remained for about 45 more minutes, until about 11:40. Just me and Carmine, talking. Our final conversation.
He was very tired, yet still he was the host of the Bacchanal. “Have some more wine. Have some more Centerba. Would you like some limoncello?”
I said to him, “Carmine, you’ve been such a wonderful friend to all of us, and in all these years you’ve never asked anything of us. Have we been good friends to you in return?”
He replied, “Of course. I don’t want anything in return. All that matters is the love.”

***

The following was his obituary (which I also wrote).


Carmine A. Trubiano, age 80, of Natick, died peacefully on July 27, 2016 at Brigham & Women’s Hospital. He had recently been diagnosed with acute myeloid leukemia.
Mr. Trubiano was born in Castiglione a Casauria, a town of 850 inhabitants in the Italian province of Pescara, the eldest child of Ivra (Ranella) Trubiano and Lucio Trubiano. He attended the Liceo Classico Ovidio in nearby Sulmona, where he studied Latin Language and Literature, as well as Classical Greek. After further studies in Rome, he lived in France for three years, where he learned both welding and French cuisine. He worked in Holland for seven months before emigrating to the United States in October, 1960. (He would become an American citizen in May, 1966.) From 1960 to 1963 he worked for Westinghouse Electric in Boston, while studying English at Wellesley High Night School. From 1964 to 1973 he co-owned a welding business in Framingham. He received a B. A. in French at Boston University (1973), an M. A. in Education and Italian at Boston University (1975), and completed coursework for a D.M.L. in Italian at Middlebury College (1978). After a brief tenure teaching Italian at Watertown High School (1975), he taught Italian Language and Literature at Newton North High School from 1975 to 1981. In Newton and Middlebury he directed several plays, including Pirandello’s “La giara,” Tozzi’s “L’uva,” Fratti’s “Il dentista e la dentista,” Pirandello’s “La favola del figlio cambiato,” and his own “L’apologia di Don Venanzio.”
In the 1980s and ‘90s, Mr. Trubiano was a well-known figure in the North End of Boston, where he worked as a manager for several important restaurants, most notably Ristorante Filippo. He was also a member of the Massachusetts Foreign Language Association, the Italian-American Educational Club (Wellesley), and the Dante Alighieri Society (Cambridge).
Mr. Trubiano was a prolific poet who continued to write poems right up to his death. His poetry includes two collections, “America amara” (115 poems) and “A Najwa” (38 poems).
Mr. Trubiano is survived by three sons, Luciano, Enzo, and Mario; and siblings, Pasquina Gaspari of Italy, Reno Trubiano of Framingham, Mario Trubiano of Rhode Island, Dino Trubiano of Natick, and Fausto Trubiano of Natick.
A memorial service will be held on Saturday, September 10th at 1 p.m. in the chapel of the John Everett & Sons Funeral Home, 4 Park Street at Natick Common. In lieu of flowers, donations may be made to the Natick Visiting Nurse Association (www.natickvna.org) or Bay Path Elder Services (www.baypath.org).

domenica 9 luglio 2017

Il mio pasto estivo preferito / My favorite summer meal

ZUCCHINE CON SALSICCE, “POMODORINI UVA” & MAGGIORANA DEL GIARDINO
ZUCCHINI WITH SAUSAGES, GRAPE TOMATOES, & GARDEN MARJORAM

Questa ricetta richiede la cocotte in ghisa porcellanata, tipo Le Creuset. Senza questa casseruola, onestamente, è difficile fare questo piatto speciale.

Le “pomodorini uva” sono fedeli al loro nome: sono a forma d’uva, più piccole dei “pomodorini ciliegini” che, fedeli al nome loro, sono a forma di ciliegia.

La zucchina e la maggiorana: uno dei migliori matrimoni della cucina. La maggiorana ho colto dal mio orticello minuti prima di metterla in casseruola.
   This recipe requires an enameled cast-iron Dutch oven, of the Le Creuset type.  Without this pot, honestly, it is difficult to make this special dish.

"Grape tomatoes" are true to their name: they are grape-shaped, smaller than "cherry tomatoes" which, true to their name, are cherry-shaped.

Zucchini and marjoram: one of the best marriages in cooking. The marjoram I picked from my garden minutes before putting it in the pot.
Ingredienti
evo
3 salsicce dolci (c. 275 gr), a medaglioni
½ cipolla rossa, a grandi fette
3 spicchi d’aglio, dimezzati
3 zucchine, a medaglioni
c. 500 gr pomodorini uva
sale & pepe, macinati al momento
maggiorana fresca
   Ingredients
extra-virgin olive oil
3 sweet Italian sausages (c. 3/5 lb), cut in medallions
½ red onion, cut in large slivers
3 cloves garlic, halved
3 zucchini, cut in medallions
1 pint grape tomatoes
salt & pepper, freshly ground
fresh marjoram
Preparazione
Fate riscaldare l’evo. Fate rosolare le salsicce insieme con la cipolla, l’aglio e il sale & pepe.  Aggiungete le altre ingredienti, abbassate la fiamma, mettete il coperchio, e fate cuocere lentamente finché le zucchine cambiano colore. (Difficile dire quanto tempo –
magari un’ora.)

N.B.! Ecco la gloria di questa ricetta: non aggiungete manco una goccia di liquido, né vino né brodo né acqua. Tutta l’acqua contenuta dentro le zucchine e nei pomodorini, tutta tenuta dentro la casseruola dal pesante coperchio di ferro, emerge e crea un brodo che non potete immaginare! (Per ancor più brodo, potete mettere un foglio di alluminio tra il coperchio e la casseruola.)
   Preparation
Heat the olive oil. Brown the sausages together with the onion, garlic, and salt & pepper.  Add the other ingredients, lower the heat, put the cover, and cook slowly until the zucchini changes color. (Hard to say how long – perhaps an hour.)

Note well! Here is the glory of this recipe: you don't add so much as a drop of liquid, neither wine nor stock nor water. All of the water contained inside the zucchini and tomatoes, all kept inside the pot by the heavy iron lid, emerges and creates a broth that you can't imagine! (For even more broth, you can put a sheet of aluminum foil between the lid and the pot.)


Vino raccomandato: Potere andare in entrambe le direzioni, sia bianco per le zucchine, sia rosso per le salsicce e i pomodori. Io suggerisco un pinot noir francese, cioè un rosso leggero. (Un rosso potente sarebbe un grade sbaglio.)    Recommended wine: You can go in either direction, be it white for the zucchini, or red for the sausages and tomatoes. I suggest a French pinot noir, in other words a light red. (A powerful red would be a big mistake.)


sabato 17 giugno 2017

Sauce or gravy???

Il ragù napoletano di Mimmo Corcione (screenshot from YouTube).
The Neapolitan ragù by Mimmo Corcione (screenshot from YouTube).
Da decenni, gli italoamericani portano avanti un’accesa discussione: il sugo domenicale, si chiama “sauce” o si chiama “gravy”?

Il dibattito è difficile spiegare agli italiani in Italia – perché la parola “sugo” può significare sia  “sauce” (salsa) sia “gravy” (sughetto denso), ma anche perché il sugo domenicale nella casa italoamericana è un rito religioso, tenendo un’importanza che in Italia non ha equivalente.

Quelli che ferocemente insistono che “gravy” sia la parola sbagliata non sanno la storia dietro il ragù napoletano, che nacque durante l’occupazione borbonica del Sud, il Regno delle Due Sicilie – i tempi dei “Monzù” (1734-1861).

In nuce:

* L’epoca vide l’impollinazione incrociata fra la cucina francese e quell’italiana.
* I francesi fecero gli stufati deliziosi con tante carni e tanto vino, cotti per molte ore in grandi calderoni di ferro.
* L’influenza italiana introdusse dentro queste stufate sempre più pomodori.
* Un dì, qualcuno scoprì che il sugo di queste stufate rosse facesse un bellissimo condimento per la pasta!

Quindi, il sauce fu davvero il gravy rimasto dalla stufata!

Allora, cos’è la ricetta dell’autentico “Sugo Domenicale ”, il Sacro Graal della cucina italoamericana?

La ricetta più autentica in lingua italiana è quella di Mimmo Corcione, il dio della cucina partenopea.

La ricetta più antentica in lingua inglese è quella di Frank Fariello, il dio della cucina italoamericana.

Certo non intendo tentare di superare le ricette di quei due dei.  Ma cos’è la mia ricetta personale del sugo?

Non è tanto una “ricetta” che una procedura, o più precisamente una filosofia. (Vedrete che assomiglia molto a una stufata!)

   For decades, Italian-Americans have carried on a fierce debate: is the Sunday sugo called "sauce" or "gravy"?

The debate is difficult to explain to Italians in Italy – because the word sugo can mean either "sauce" or "gravy", but also because the Sunday sugo in the Italian-American home is a religious rite, holding an importance that has no equivalent in Italy.

Those who ferociously insist that "gravy" is the wrong word do not know the history behind the Neapolitan ragù, which was born during the Bourbonic (i.e., French) occupation of Southern Italy, the Kingdom of the Two Sicilies – the days of the “Monzù” (1734-1861).

In a nutshell:

* The era saw the cross-pollination between French and Italian cuisines.
* The French made delicious stews with many meats and much wine, cooked for many hours in great iron cauldrons.
* The Italian influence introduced more and more tomatoes into these stews.
* One day, someone discovered that the sugo from these red stews made a wonderful condiment for pasta!

Therefore, the "sauce" was indeed the "gravy" remaining from the stew!

So, what is the recipe for the authentic "Sunday sugo", the Holy Grail of the Italian-American cuisine?

The most authentic recipe in the Italian language is that of Mimmo Corcione, god of the Neapolitan cuisine.

The most authentic recipe in the English language is that of Frank Fariello, god of the Italian-American cuisine.

Certainly I don't intend to surpass the recipes of those two gods.  But what is my personal recipe for sugo?

It is not so much a "recipe" as it is a procedure, or more precisely a philosophy. (You will see that it closely resembles a stew!)
Ecco il Sugo Ciampiano:

1.  Molte carni – le carni che ti piacciono. Fatele friggere nello strutto di maiale oppure l’evo, con cipolle tritate, degli spicchi d’aglio dimezzati, sale & pepe.

2. Appena saranno sigillate, aggiungete 375 ml vino o rosso (stile più meridionale) o bianco (stile più centrale).

3. Appena il vino raggiungerà il punto d’ebollizione, aggiungete:

   a. tre scatole (2,4 kg) pelati San Marzano, intere
   b. 375 ml acqua
   c. qualche carota
   d. qualche sedano
   e. un mezzo peperoncino (facoltativo)
   f. niente zucchero! (Il vino dà tutta la necessaria dolcezza. Se volete anche più dolcezza, aggiungete qualche pomodoro secco al sole.)

4. Fate cuocere lentamente per alcune ore.

5. Rimuovete le carni dalla pentola, e passate il sugo con un frullatore ad immersione. (Perciò avete aggiunto l’acqua invece del brodo – gli ortaggi aromatici sono frullati con i pomodori e tutti i liquidi, dunque il “brodo” c’è sta.)

6. Tornate le carni alla pentola. Continuate a far cuocere il sugo.

7. Se usiate le braciole, le aggiungereste (già fritte) un’ora prima della fine.

8. Se usiate le polpette, le aggiungereste (già fritte) 30/45 minuti prima della fine.

9. Le foglie fresche di basilico si aggiunge allultimo momento!
   Here is the Ciampa Sauce:

1. Lots of meats – the meats that you like.  Fry them in pork lard or EVOO, with chopped onions, halved garlic cloves, salt & pepper.

2. As soon as they are sealed, add 375 ml (half a bottle) wine, either red (more Southern Italian style) or white (more Central Italian style).

3. When the wine reaches the boiling point, add:

   a. 3 cans (2,400 gr) San Marzano whole peeled tomatoes
   b. 375 ml water
   c. a few carrots
   d. a few stalks of celery
   e. half of a chili pepper (optional)
   f. no sugar! (The wine gives all of the necessary sweetness.  If you want even more sweetness, add a few sundried tomates.)

4. Cook slowly for several hours.

5. Remove the meats from the pan, and purée the sugo with an immersion blender.  (That is why you added water instead of stock – the aromatic vegetables are puréed with the tomatoes and all of the liquids, therefore the "stock" is already there.)

6. Return the meats to the pan. Continue to cook the sugo.

7. If you're using braciole, add them (already fried) an hour before the end.

8. If you're using meatballs, add them (already fried) 30-45 minutes before the end.

9. Add the fresh basil leaves at the very end!
Quel gran momento!
That great moment!

giovedì 15 giugno 2017

Insalata di arance / Sicilian orange salad


L’insalata di arance è un piatto preferito in casa nostra. La chiamiamo Sicilian salad (“insalata siciliana”), anche se sia stata possibilmente di origine spagnuola.

Ci sono tante versioni di questo piatto, ma io fortemente preferisco quella semplice semplice: arance affettate, grumolo affettato di finocchio, sale marino, pepe nero (macinato al momento), olio d’oliva e aceto di vino rosso, punto e basta.

Si potrebbe aggiungere qualche oliva kalamata, o qualche foglia di menta. A volte aggiungo i frondi del finocchio come decorazione. Ma io assolutamente non aggiungerei nient’altra cosa.

Dalla nostra tavola alla vostra – Buon appetito!
   Sicilian orange salad is a favorite dish in our house. We call it "Sicilian salad," even though it might be of Spanish origin.

There are many versions of this dish, but I strongly prefer a very simple one: sliced oranges, sliced fennel bulb, sea salt, black pepper (freshly ground), olive oil, red wine vinegar, and that's it.

One could add a few kalamata olives, or a few mint leaves. Sometimes I add some fennel fronds for decoration. But I absolutely would not add anything else.

From our table to yours: Buon appetito!

mercoledì 7 giugno 2017

Tramonto a Montefalcione / Sunset in Montefalcione

Screenshot dalla video di Donnachiara / Screenshot from Donnachiara's video
Il seguente video, pubblicato dalla Cantina Donnachiara, mi ha fatto sentire molto orgoglioso di essere discendente di Montefalcione! E mi ha fatto domandare perché la mia famiglia abbia mai lasciato quel posto!

I panorami di Donnachiara sono i più belli di Montefalcione. (E naturalmente, i loro vini sono altrettanto belli – alcuni dei migliori che io abbia mai assaggiato nel mondo!) Questo video, preso al tramonto, vi toglierà il fiato.

Vi prego di notare che venerdì sera è la Grand Opening del "Temporary Restaurant" da Donnachiara. Secondo Donnachiara, "I Temporary Restaurant sono l'ultima novità nel settore della ristorazione. Come spesso accade, la tendenza arriva da NewYork, dove i primi Temporary Restaurant sono nati dall'esigenza di soddisfare la domanda di location sempre nuove e diverse. Donnachiara è sempre al passo con i tempi e sensibile alle nuove tendenze. Vi aspettiamo a partire da venerdì 9 Giugno con lo Chef Marco Merola del Ristorante PepeNero di Montella."
Per prenotazioni : 0825 97 71 35
Francesco : 3385682847
Marco: 3289633567
   The following video, published by the Donnachiara Winery, made me feel very proud to be a descendent of Montefalcione! And it made me wonder why my family ever left that place!

The panoramas from Donnachiara are the most beautiful in Montefalcione. (And, of course, their wines are equally beautiful – some of the best that I have ever tasted in the world!) This video, taken at sunset, will take your breath away.

Please note that Friday evening is the Grand Opening of Donnachiara's "Temporary Restaurant." According to Donnachiara, "The Temporary Restaurant is the latest trend in the restaurant industry. As often happens, the trend comes from NewYork, where the first Temporary Restaurants were born out of the need to meet the constant demand for new and diverse locations. Donnachiara always keeps up with the times and remains sensitive to new trends. We look forward to meeting you starting on Friday June 9th with Chef Marco Merola of PepeNero Restaurant in Montella."
For reservations: 0825 97 71 35
Francesco: 3385682847
Marco: 3289633567


venerdì 14 aprile 2017

Buon compleanno, Aprile Millo!

Auguri a uno dei più grandi musicisti italoamericani del mondo, e al soprano verdiano Numero Uno della sua generazione.  Per il suo immenso talento e la sua immensa gentilezza, tutti e due, Aprile Millo è unica.

Cliccate sotto per guardare una rappresentazione strepitosa di “O cieli azzurri (Aïda).
Happy birthday to one of the greatest Italian-American musicians in the world and to the Verdi soprano Numero Uno of her generation. For both her immense talent as well as her immense kindness, Aprile Millo is unique.

Click below to watch a sensational performance of "O cieli azzurri" (Aïda).

sabato 25 marzo 2017

Il piatto piu' povero del mondo / The poorest dish in the world

Ogni paese ha delle sue proprie tradizioni e delle proprie ricette. Ma un denominatore comune in tutti i paesi è il fare del pane: si faceva il pane una volta alla settimana. A chiunque si parla, si racconta che mamma/nonna/bisnonna facesse il pane una volta alla settimana. E alla fine della settimana, con il pane raffermo che rimaneva (e mica lo si buttava – mica qualsiasi cosa commestibile si buttava!!!), si facevano tutte le zuppe di pane, le insalate di pane, tutte le ricette per il “pane cotto.”

Una volta scrissi in queste pagine: “Il mio sogno è avere abbastanza soldi per permettermi di mangiare quel che mangiavano i miei poverissimi antenati che non avevano soldi!” Adesso vi presento la ricetta PIÙ povera che conosco, una ricetta conosciuta e amata da molti meridionali, e da molti italoamericani.

(Capite che sotto si parli esclusivamente dell’immortale pane cafone croccante, NON del panaccio bianco americano di m*rda!)

1. Prendete un pezzo del pane raffermo.
2. Inumiditelo in acqua per pochi secondi.
3. Sollevatelo, per far prosciugare bene l’acqua.
4. Nel frattempo, in una piccola padella, fate scaldare lo strutto e/o l’olio d’oliva. Aggiungete aglio tritato, peperoncino secco, sale e pepe, e spegnete subito la fiamma.
5. Mettete il pane sul piatto.
6. Versate il condimento sopra.
7. Buon appetito! Recte: buonissimo appetito!!!
   Every Italian town has its own traditions and its own recipes. But a common denominator throughout all these towns is the breadmaking: the bread was baked once a week. No matter whom you speak to, he or she reports that Mamma/Grandma/Great-grandma made bread once a week. And at the end of the week, with the hard bread that remained (and it's not as if they threw it away – it's not as if they threw any edible thing away!!!), they made all of the bread soups, bread salads, all of the recipes for "cooked bread."

I once wrote in these pages:  “My dream is to have enough money to afford to eat the food eaten by my dirt-poor ancestors who had no money!” Now I present to you the POOREST recipe that I know, a recipe known and loved by many Southern Italians, and by many Italian-Americans.

(Understand that I'm talking exclusively about that immortal "peasant bread" with the hard, crispy crust. I'm NOT talking about Sunbeam or Wonder!)

1. Take a hunk of hard bread.
2. Soak it for a few seconds in water.
3. Lift it, in order to let the water drain out.
4. In the meantime, in a small skillet, heat lard and/or olive oil. Add chopped garlic, crushed red pepper, salt, and pepper, and immediately turn off the heat.
5. Put the bread on the plate.
6. Pour the condiment on top.
7. Buon appetito! Correction: buonissimo appetito!
EPILOGO
Alcuni miei amici italoamericani mi hanno raccontato della ricetta sopra. Echeggia comunque un’esperienza che io stesso provai durante la mia primissima visita in Italia.

Nell’estate del 1995, passai un’indimenticabile paio di mesi con un’indimenticabile famiglia napoletana.  La famiglia si chiamava Schettino, della quale la matriarca si chiamava Amalia Sorrentino.

Ogni mattina, per colazione, Signora Amalia aprì un gran contenitore di stagno e tirò fuori grossi pezzi di pane integrale raffermo, che erano stati strappati a mano, non a coltello. Mi sedetti alla tavola, e davanti a me trovai una ciotola d’acqua. Inzuppai il pezzo di pane. Quel pane, più un latte macchiato – ecco la mia colazione quotidiana.

Ma ci fu un contrappunto a questo. Ai vecchi tempi prima della refrigerazione, i contadini furono esperti nella conservazione degli alimenti, sia nell’olio sia nell’aceto sia nell’alcool sia nel sale sia nello zucchero. Ancora oggi, specialmente nel Meridione, sotto il lavandino in cucina, si trovano preziosi barattoli di vetro – carciofini sott’olio, melanzane sott’aceto, funghi sott’olio, ecc. & così via. Una mattina – non lo dimenticherò per il resto della vita! – i carciofini il giorno prima erano finiti, e quella mattina – senza commento, senza manco una parola – Signora Amalia spruzzò l’olio dai carciofini sopra il mio pezzo di pane inumidito. Fu un’atto d’amore, e fu uno dei più GRANDI momenti gastronomici della mia vita intera.

Pertanto, dedico questo post a questa meravigliosa donna, e a questa meravigliosa famiglia che mi diede la mia primissima esperienza italiana.
   EPILOGUE
Several Italian-American friends of mine have told me about the above recipe.  However it echoes an experience that I myself had during my very first visit in Italy.

In the summer of 1995, I spent an unforgettable couple of months with an unforgettable Neapolitan family.  The family was named Schettino, and the matriarch was named Amalia Sorrentino.

Every morning, for breakfast, Signora Amalia opened a large tin container and took out hunks of stale whole-wheat bread, broken by hand, not by knife.  I sat at the table, and before me was a bowl of water.  I dunked the bread.  That bread, plus a latte macchiato – that was my daily breakfast.

But there was a counterpoint to this. Back in the olden days before refrigeration, the peasants were experts in food preservation, be it in oil, vinegar, alcohol, salt, or sugar.  Even today, especially in Southern Italy, under the kitchen sink, one finds precious glass jars – artichoke hearts in oil, pickled eggplant, mushrooms in oil, etc. and so forth.  One morning – I will never forget it for the rest of my life! – the artichoke hearts had run out the previous day, and that morning – without comment, without even a word – Signora Amalia drizzled the artichoke oil over my moist bread.  It was an act of love, and it was one of the GREATEST gastronomic moments of my entire life.

Therefore, I dedicate this post to this marvelous woman, and to this marvelous family which gave me my very first Italian experience.

martedì 14 marzo 2017

Pasta Cuomo

PASTA CUOMO:
6 RICETTE & 6 DOMANDE
Un’intervista con Alfonso Cuomo
Ricette & foto di Leonardo Ciampa

   PASTA CUOMO:
6 RECIPES & 6 QUESTIONS
An interview with Alfonso Cuomo
Recipes & photos by Leonardo Ciampa
Io nacqui il 17-I-71. Il mio compleanno del 17-I-17 è stato uno che non dimenticherò presto. Nei miei 46 anni, è stata la mia primissima visita a Montefalcione, città ancestrale dei Ciampa, in provincia di Avellino.

Non avrei mai potuto immaginare il calore e la generosità di Ilaria Petitto e Francesco De Rienzo, proprietari dell’azienda vitivinicola Donnachiara (www.donnachiara.com), che mi hanno offerto una celebrazione genetliaca a differenza di qualsiasi altra precedente esperienza nella mia vita.
  
I was born on 1/17/71.  My birthday on 1/17/17 was one that I will not soon forget.  In my 46 years, it was my very first visit to Montefalcione, the ancestral town of the Ciampa's, in the province of Avellino.

I could never have imagined the warmth and generosity of Ilaria Petitto and Francesco De Rienzo, proprietors of Donnachiara Winery (www.donnachiara.com) who offered me a birthday celebration unlike any other previous experience in my life.


C’erano diversi ospiti interessanti a questa festa. Uno di loro era Alfonso Cuomo, direttore vendite di Pasta Cuomo (pastacuomo.com), un pastificio fondato nel 1840 a Gragnano, il capitale mondiale della pastificazione. (Gragnano sta alla pasta come San Marzano sul Sarno sta ai pomodori.)

Sono rimasto incredulo che la Pasta Cuomo non si venda a Boston, che ha una delle più grandi populazioni italoamericane di tutti gli Stati Uniti. Nella Pennsylvania c’è una ditta che si chiama Seasons (seasonstaproom.com) che distribuisce la Pasta Cuomo negli Stati Uniti ma non a Boston (non ancora a Boston).

Direttamente da Seasons, ho ordinato 6 varietà diverse della Pasta Cuomo. È stata una gioia particolare quando il 7 marzo il pacco è arrivato – il debutto bostoniano della Pasta Cuomo! Me la spassavo creando le 6 ricette per le 6 forme della pasta. Spero che vi piacciano!

(Scrollate giù per la mia meravigliosa intervista con Alfonso Cuomo.)

There were several interesting guests at this party. One of them was Alfonso Cuomo, sales director of Pasta Cuomo (pastacuomo.com), a pasta-making company founded in 1840 in Gragnano, the worldwide capital of pasta-making. (Gragnano is to pasta as San Marzano sul Sarno is to tomatoes.)

I was incredulous that Pasta Cuomo isn't sold in Boston, which has one of the largest Italian-American populations in all of the United States. In Pennsylvania there is a company called Seasons (seasonstaproom.com) which distributes Pasta Cuomo in the U.S. but not in Boston (not yet in Boston).

Directly from Seasons, I ordered 6 different varieties of Pasta Cuomo.  It was a particular joy when on March 7th the package arrived – the Boston début of Pasta Cuomo! I had a blast creating the 6 recipes for the 6 shapes of pasta. I hope that you enjoy them!

(Scroll down for my wonderful interview with Alfonso Cuomo.)

1. VESUVIOTTI
 
500 g vesuviotti
140 g tonno italiano, in olio d’uliva non acqua
50 g capperi, ben sciacquati
100 g finocchio (solo il grumolo bianco, non i gambi), tritato
1 spicchio d’aglio, tritato (l’unico ingrediente che si deve cuocere)
1 limone
origano fresco (non secco)
pepe nero frescamente macinato
evo
(Non aggiungere né sale né formaggio.)

Non esiste un miglior nome per la pasta di “vesuviotti”  piccoli vesuvi!

In una piccola padella, fate riscaldare l’evo. Quando è caldo, aggiungete l’aglio e fatelo saltare finché biondo, 1 o 2 minuti. Trasferitelo in una grande ciotola e mescolatelo con gli altri ingredienti.
  
500 gr vesuviotti
140 gr Italian tuna, in olive oil not in water
50 gr capers, rinsed well
100 gr fennel (only the white bulb, not the stalks), chopped fine
1 clove of garlic, chopped fine (the only ingredient that needs to be cooked)
1 lemon
fresh oregano (not dry)
freshly ground black pepper
EVOO
NO salt
NO cheese

There is no greater name for a pasta than "vesuviotti" – little Vesuviuses!

In a small skillet, heat the EVOO.  When it's hot, add the garlic, and sauté it until golden, 1 or 2 minutes. Transfer it to a large bowl and mix with all the other ingredients.

2. FUSILLI SICILIANI
500 g fusilli siciliani
350 g sugo casereccio
1 polpetta, schiacciata
450 g ricotta
una bella manciata di pecorino frescamente grattugiato
prezzemolo fresco
noce moscata frescamente macinata (un ingrediente importante – non ometterlo)
pepe nero frescamente macinato
un pizzico di sale

In una grande ciotola, mescolate tutti gli ingredienti.  Quando la pasta è pronta, scolatela e aggiungetela alla ciotola. Amalgamate bene.

Di tutte le sei ricette, è stata questa che la mia famiglia ha divorato il più velocemente!
  
500 gr fusilli siciliani
350 gr homemade tomato sauce
1 crushed meatball
450 gr ricotta
a big handful of freshly grated pecorino
fresh parsley
freshly grated nutmeg (an important ingredient – don't omit)
freshly ground black pepper
a pinch of salt

In a large bowl, mix all the ingredients.
When the pasta is ready, strain and add to the bowl. Stir well.

Of the six recipes, this was the one that my family devoured the quickest!

3. TAGLIATELLE
 
500 g tagliatelle
prosciutto frescamente affettato
pistacchi frescamente sgusciati
1 spicchio d’aglio, dimezzato
evo siciliano
vino Inzolia
pecorino
parmigiano
prezzemolo fresco
pepe nero fresco

Una dei più grandi monovitigni siciliani, Inzolia è floreale e accattivante, a differenza di qualsiasi altro vino.

Il pesto di prosciutto e pistacchi è un condimento popolare per la pasta in provincia di Catania. Di solito la panna grassa si aggiunge. Comunque, volevo qualcosa più leggera, e più siciliana. Il sapore dell’Inzolia è spettacolare – non vi mancherà la panna.

Non vi potevo dare le quantità esatte, perché come il pesto genovese, dovete regolare gli ingredienti secondo la consistenza e il sapore.

In una padella fate riscaldare l’olio (non troppo caldo). Fate pianamente saltare il prosciutto e l’aglio – non bruciarli. Aggiungete i pistacchi. Ripeto, non stracuocere – probabilmente sono già arrostiti. Diglassate la padella con l’Inzolia. Quando abbastanza raffreddato, trasferite nel robot da cucina. Aggiungete i formaggi, il pepe, e il prezzemolo. Aggiungete un filo d’olio se necessario. Fate passare. Regolate le quantità se necessario, per ottenere una densità simile al pesto genovese. Riservate una tazza (250 ml) dell’acqua salata della pasta. Mettete il pesto e la tazza d’acqua in una grande ciotola. Mescolate bene. Quando la pasta è pronta, scolatela, aggiungetela alla ciotola, e amalgamate bene.
  
500 gr tagliatelle
freshly sliced prosciutto
freshly shelled pistachios
1 garlic clove, halved
Sicilian EVOO
Inzolia wine
pecorino
parmigiano
fresh parsley
fresh black pepper

One of Sicily's greatest varietals, Inzolia is floral and captivating, unlike any other wine.

Prosciutto-pistachio pesto is a popular pasta condiment in the province of Catania.
Usually heavy cream is added. However, I wanted something lighter, and more Sicilian.
The flavor of the Inzolia is spectacular – you won't miss the cream.

I could not give you exact quantities, because like Genovese pesto, you have to adjust the ingredients according to consistency and flavor.

In a skillet heat the oil (not too hot). Gently sauté the prosciutto and garlic – don't burn them.
Add the pistachios. Again, don't overcook – they are probably already roasted. Deglaze the skillet with the Inzolia. When cool enough, transfer to the food processor. Add the cheeses, pepper, and parsley. Drizzle a little more oil if necessary. Purée. Adjust the quantities as necessary, to obtain a thickness similar to Genovese pesto.
Reserve 1 C of the salted water that the pasta is cooking in. Put the pesto and the cup of water in a large bowl. Mix well. When the pasta is ready, strain, add to the bowl, and mix well.

4. BUCATINI 
500 g bucatini
300 g (3) salsicce dolci, squartate (Io uso i forbici invece di un coltello.)
200 g cannellini, sciacquati
2 spicchi d’aglio, dimezzati
1 testa di scarola, ben pulita
evo
sale
pepe nero, frescamente macinato
peperoncino secco
pecorino fresco

In una casseruola in ghisa (tipo Le Creuset), fate riscaldare l’olio. Aggiungete le salsice e l’aglio. Fate rosolare per soli 5 minuti – non stracuocere. Aggiungete la scarola pulita, sale e pepe. Mettete il coperchio pesante, e fate cuocere per 15 minuti. Ci dev’essere abbastanza liquido fra l’olio, lo strutto delle salsicce e l’acqua residua sulle foglie della scarola (e il pesante coperchio di ghisa trattiene bene l’umidità). Un paio di minuti prima della fine, aggiungete i cannellini. Se usiate salsicce piccanti invece di quelle dolci, omettereste il peperoncino. Servire con pecorino frescamente grattugiato.

  
500 gr bucatini
300 gr (3) sweet Italian sausages, quartered (I use scissors instead of a knife)
200 gr cannellini beans, rinsed
2 garlic cloves, halved
1 head escarole, cleaned well
EVOO
salt
freshly ground black pepper
crushed red pepper
fresh pecorino

In a Dutch oven (preferably Le Creuset), heat the oil. Add the sausage and garlic.
Brown for only 5 minutes – don't overcook.
Add the washed escarole, salt and pepper. Put the heavy cover on, and cook for 15 minutes.
There should be enough liquid from the oil, the sausage fat, and the residual water on the escarole leaves (and the heavy iron cover holds in the moisture very well). A few minutes before the end, add the cannellini beans. If using hot sausages instead of sweet, omit the crushed red pepper.
Serve with freshly grated pecorino.
5. PACCHERI LISCI
 
500 g paccheri lisci
800 g pomodori San Marzano, interi
400 g ceci
1 peperoncino rosso dolce (non piccante), oppure ½ peperone rosso dolce, tritato
50 g (2 fette) bacon, a quadratini
¼ di una piccola cipolla, tritata
evo
basilico fresco
prezzemolo fresco
un pizzico di origano fresco (non secco)
sale
pepe nero, frescamente macinato
pecorino, frescamente macinato

L’origano si concorderà bene con il peperoncino dolce. 

In una grande padella, fate riscaldare l’evo e fate saltare il bacon, cipolla e peperoncino dolce. Aggiungete i pomodori e fate cuocere a fiamma media per 30 minuti. (Non serve spezzarli – si disintegreranno naturalmente se siano pomodori San Marzano senza cloruro di calcio. Per esserne sicuri, leggete l’etiquetta.)

Alla fine, aggiungete l’origano, prezzemolo e basilico. Servite con una spolverata di pecorino.
  
500 gr paccheri lisci (lisci means "without the lines")
800 gr San Marzano tomatoes, whole
400 gr chickpeas
1 small red pepper, sweet (not hot), or ½ large red bell pepper, chopped
50 gr (2 slices) bacon, cut in squares
¼ small white onion, chopped
EVOO
fresh basil
fresh parsley
pinch of fresh oregano (not dry)
salt
freshly ground black pepper
freshly grated pecorino

The oregano will concord nicely with the red pepper.

In a large skillet, heat the oil and sauté the bacon, onion, and red pepper. Add the tomatoes and cook on medium heat for 30 minutes.
(No need to break them up – they will naturally disintegrate if they are imported San Marzano tomatoes without calcium chloride. Read the ingredients to be sure.)

At the end, add the oregano, parsley, and basil. Serve, and sprinkle with pecorino.

6. SPAGHETTI AL PEPERONCINO

500 g spaghetti al peperoncino
400 ml panna grassa
una bella manciata di parmigiano frescamente grattugiato
140 g piselli congelati
85 g salame affumicato di cinghiale, tritato (Io uso solo la marca Olli (olli.com), miglior produttore di salumi artigianali in America.)
1 cucchiaio burro salato
¼ piccola cipolla, tritata
pepe nero, frescamente macinato
1 foglia d’alloro

Nella più piccola padella, mettete il burro, cipolla e pepe nero. (Nessuno degli altri ingredienti si deve cuocere.) Stendete la foglia d’alloro sopra. Fate saltare. Con una spatola di gomma, trasferite i contenuti della padella in una grande ciotola. Mescolateli con tutti gli altri ingredienti. Guarnite con basilico.

La dolcezza dei piselli e il basilico contrasta con la fumosità della carne e con il peperoncino dentro gli spaghetti.

***

Sei domande con
Alfonso Cuomo

LC: Ci dica del paese di Gragnano, e della sua storia come centro mondiale pastificio.

AC: La produzione della pasta, che ha reso la città famosa in tutto il mondo, risale in forma embrionale, addirittura ai tempi dei Romani. Già allora, nel territorio gragnanese, si macinava il grano e le acque del torrente Vernotico che scendevano lungo la Valle dei Mulini, azionavano le pale che macinavano le messi in arrivo via mare dalle colonie romane. Con le farine così ottenute si produceva il pane necessario a nutrire le città limitrofe di Pompei, Ercolano e Stabia.

Col passare del tempo, la necessità di avere scorte alimentari, fece nascere la produzione della pasta secca, realizzata con la farina di semola di grano duro macinata in loco. Questa attività prese piede e si diffuse subito in modo così importante che divenne in poco tempo tradizione, tanto che a Napoli, nel ’500, venne costituita la corporazione dei Vermicellari.

In seguito alla carestia che colpì il Regno di Napoli nel XII secolo, la pasta divenne alimento fondamentale grazie all’alta qualità, ai valori nutrizionali e al basso costo di produzione.

L’eccellenza del prodotto era ed è garantita dal microclima fatto di vento, sole e giusta umidità e dalle caratteristiche delle acque provenienti dalle sorgenti dei Monti Lattari.

Il successo e la diffusione dell’oro bianco, avviene nel corso dell’800.

I pastifici artigianali vennero man mano affiancati da siti produttivi molto più ampi costruiti lungo via Roma, piazza Trivione, piazza San Marco. Lungo queste strade, organizzate secondo particolari diagonali in modo funzionale all’esposizione al sole, venivano messi ad essiccare i maccheroni.

I cambiamenti architettonici e strutturali di Gragnano, andavano quindi di pari passo con la produzione della pasta secca che avveniva ormai a livello familiare, artigianale e anche industriale.

La Rivoluzione Industriale, che stava cambiando per sempre il volto dell'Europa, la sua società e la sua economia, stava investendo anche Gragnano.

Tutto il XIX secolo è un susseguirsi di primati, dal numero di manifatture della pasta lunga che arriva e supera i cento, alle prime esportazioni verso tutti i mercati mondiali, rese possibili e favorite dall’apertura di una delle prime reti ferroviarie d’Italia voluta proprio da Umberto I.

È il periodo in cui molte famiglie della Costiera Amalfitana,tra cui i Liguori, i De Martino, gli Afeltra, i Cuomo, si trasferirono al di là dei Monti Lattari per poter svolgere in modo fecondo la loro attività.

La storia di Pasta Cuomo a Gragnano si colloca proprio in questo periodo.

Infatti è proprio intorno a questo periodo che Nicolino Cuomo insieme al fratello Crescenzo iniziò l’attività di commercializzazione prima e di produzione di paste alimentari poi.

LC: Ci dica di più delle origini della ditta Pasta Cuomo.

AC: All’epoca Nicolino, già possidente di terreni, al fine di incrementare la produzione e la vendita di maccheroni, insieme al fratello Crescenzo acquistò nuove superfici tra cui, sulle sponde del fiume Vernotico, il Molino “La Fusara” dalla Marchesa Quiroga.

Più tardi, Nicolino adibì l’antico palazzo di famiglia, situato in Via Roma, a pastificio a sviluppo verticale nel rispetto della tradizione di Gragnano: il Perfezionato Mulino e Stabilimento di Prim’Ordine Nicolino Cuomo.

La disposizione verticale del pastificio salvaguardava gli antichi e sperimentati procedimenti di lavorazione artigianale e la tipica suddivisione dei ruoli tra impastatore, tagliatore, asciugatore, impacchettatore a garanzia di un prodotto di qualità superiore.

Oggi l’attività è stata ripresa da mio padre Mariano Cuomo e dai due figli, mia sorella Amelia e me stesso.  Lavoriamo negli stessi luoghi di un tempo. Mio padre, custode della tradizione di famiglia nel rendere l’eccellenza cardine dei nostri prodotti, è ancora artefice della produzione di pasta dal prestigioso sapore.

LC: Ci racconti un po’ di Lei personalmente, e del Suo arrivo nella ditta. 

AC: Fin da bambino, mio padre mi ha trasmesso la passione per l’arte dell’oro bianco, la pasta.

Durante il periodo universitario ho avuto l’occasione di fare uno stage presso un’azienda in Ohio a Youngstown, Brilex Industries, che si occupa della produzione di macchine industriali. Un’esperienza, questa, molto formativa su cui non solo ho avuto modo di confrontarmi da un punto di vista culturale ma soprattutto professionale, ed è proprio qui che ho iniziato ad aprire la mia visione imprenditoriale verso orizzonti internazionali, accrescendo le mie competenze in campo di gestione delle strategie aziendali.

Laureatomi a pieni voti alla alla facoltà di Economia (Master Degree) dell’Università Parthenope di Napoli, ho avuto la possibilità di fare un’ulteriore esperienza all’estero, scegliendo come meta, Londra, ed è proprio qui che, lavorando nell’area commerciale di un importante azienda di trasporto passeggeri via fiume, quale, Thames Clipper, che ho  accresciuto sempre di più le mie conoscenze in ambito aziendale/internazionale.

Sono 9 i mesi vissuti a Londra, a fine dei quali ho deciso di tornare in Italia e continuare al fianco di mia sorella, Amelia, con l’impresa Pasta Cuomo. La volontà è tanta ed ogni giorno è fondamentale per creare e sperimentare nuove strategia di accesso a nuovi mercati, tanto da partecipare a fiere internazionali, quali il Sial di Parigi, l’Anuga in Germania, il Cibus di Parma, Il Gustus di Napoli, il Fancy Food di New York, lo Speciality Food di Dubai e il Tuttofood di Milano.  Per non parlare dei progetti che abbiamo intrapreso con i più importanti chef stellati, tra i quali Antonello Colonna, il famosissimo cuoco e personaggio televisivo italiano, con il quale stiamo creando una collaborazione.

Noi instancabilmente ci reinventiamo di giorno in giorno, sempre alla ricerca di nuove opportunità senza arrenderci mai, come se fosse una missione.

LC: Ci spieghi il metodo per trafilare al bronzo la pasta. Perché bronzo? Perché non acciaio, o ferro, o piombo, o ...?

AC: La trafila ovvero il disco di estrusione che permette di dare la forma alla pasta, è sempre stato in bronzo per la produzione di un prodotto artigianale di alta qualità ed ancora oggi i pastifici artigianali conservano questa metodologia. La caratteristica principale della trafilatura in bronzo è che nel passaggio dell’impasto dalla pressa alla trafila, il bronzo permette alla pasta di conservare la sua superfice ruvida e porosa. La trafila in bronzo è un elemento tradizionale di lavorazione della pasta, ma questo da solo non giustifica il suo uso. Il metallo infatti garantisce rispetto ad altri materiali (ad esempio, Teflon) una lavorazione migliore e richiede un tempo di elaborazione più lungo. Ma i benefici qualitativi che l’uso di stampi in bronzo danno alla pasta sono enormi. Nell’entrare in contatto con il bronzo, appariranno piccole abrasioni sulla superficie della pasta consistenti in una porosità particolare, che aiuta la pasta ad assorbire salse e condimenti in modo eccezionale. Cosa che è impossibile da raggiungere con il Teflon.

Inoltre, lavorando con stampi in bronzo viene rispettato l’ingrediente principale, il grano duro di alta qualità rispettandone le proprietà organolettiche e nutrizionali: minerali e vitamine, ma anche sapori e profumi saranno sulla vostra tavola come erano in origine, all'inizio del processo. Proprio per questo quando si parla di trafilatura in bronzo si fa riferimento ad una lenta lavorazione.

Esiste inoltre un altro metodo di trafilatura che è in oro, ma nella realtà dei fatti è puramente una moda degli ultimi anni e non è comunemente utilizzato.

Altra fase critica ed importante è l’essiccazione, lenta ed in celle statiche a bassa temperatura, quasi a temperatura ambiente, sempre per conservare le proprietà del grano.

Una volta pronta, la nostra pasta viene confezionata in pacchetti trasparenti e sigillati da cavallotti in cartoncino ecologico e riciclabile. Il tutto avviene a mano per evitare danneggiamenti che potrebbero provocare la rottura della pasta in fase di cottura.

LC: Ci sono parecchi pastifici gragnanesi. In quali rispetti è superiore la Cuomo?

AC: Il fatto che Gragnano sia stata riconosciuta città storica per la produzione di pasta rinomata in tutto il mondo ha portato al proliferare di tanti pastifici che producono un prodotto di buona qualità. Noi di Pasta Cuomo, siamo ormai gli ultimi che conservano da generazioni il segreto industriale per la realizzazione di un prodotto d’eccellenza.  Siamo gli unici che possono vantare un profondo legame tra passato, presente e (ci auguriamo) futuro connesso alla stessa famiglia da circa 200 anni, custode di un segreto di lavorazione di valore inestimabile.

Questo segreto è contenuto proprio nella ricetta per la realizzazione dell’impasto che i nostri antenati ci hanno tramandato. Un impasto fatto con l’acqua delle sorgenti locali mescolata per un certo periodo di tempo ad una precisa quantità di semola di grano duro.

La tradizione si mescola alla sapienza nel conoscere alla perfezione le varie fasi di lavorazione ed in particolare l’essiccazione attraverso il quale, come ha potuto anche notare la pasta in cottura non si rompe. Questo perché durante la fase di impasto cerchiamo di rendere la miscela (acqua e semola) quanto più elastica possibile rispettandone le proprietà attraverso una lenta essiccazione a bassa temperatura.

Questo ci permette di mantenere alta la qualità del prodotto per il quale di volta in volta osserviamo standard che ne garantiscono un’alta qualità nonche un naturale sapore di semola all’olfatto. Solo in questo modo chi degusta la nostra pasta è trasportato in un viaggio sensoriale unico.

Come dicevo prima, altro elemento chiave è il processo di produzione così come i nostri avi ci hanno insegnato, in particolare la fasi di impasto, estrusione ed essiccazione.

Infine ultimo ma non meno importante l’aspetto sostenibile e sociale. Sostenibile perché i nostri imballi sono realizzati per il riciclo. Infatti sono realizzati con plastiche riciclabili e carta ecologica.

LC: Cos’è il segreto del successo di Pasta Cuomo?

AC: Il segreto della riuscita di Pasta Cuomo sta nel lavoro di squadra di ciascuno di noi e nella forte passione dettata dal recupero delle prestigiose origini con lo scopo di ridare lustro all’azienda come una volta.

Il forte legame che unisce me, mia sorella ed i nostri dipendenti è inesauribile. È come se fossimo ognuno parte di una piramide, e non conta se stai in alto, in mezzo o in basso, per noi, tutti sono membri allo stesso modo di una squadra che non si scoraggia d’innanzi a nulla e si reinventa giorno dopo giorno. È una grande sfida dettata dal coraggio di due giovani che credono ancora che i sogni si possano realizzare. Perciò non perdete mai fiducia nei sogni  perché come diceva Walt Disney “se puoi sognarlo, puoi farlo.” Nulla è impossibile.
  
500 gr hot pepper spaghetti
400 mL heavy cream
a good handful of freshly grated parmigiano
140 gr frozen peas
85 gr smoked wild boar salami, chopped (I use only the brand Olli (olli.com), the best producer of artisanal cured meats in America.)
1 TB salted butter
¼ small onion, chopped
freshly ground black pepper
1 bayleaf

In a small skillet, put the butter, onion, and black pepper. (None of the other ingredients need to be cooked.) Lay the bayleaf on top.  Sauté.  With a rubber spatula, transfer the contents of the skillet into a large bowl. Mix with all of the other ingredients. Garnish with basil.

The sweetness of the peas and basil contrast with the smokiness of the meat and with the hot pepper inside the spaghetti.

***

Six questions with
Alfonso Cuomo

LC: Tell us about the town of Gragnano, and of its history as a worldwide pasta-making center.

AC: The origins of pasta-making, which has made Gragnano famous throughout the world, can be traced back really to Roman times. Back then, in the territory of Gragnano, they were already grinding wheat, and the waters from the Vernotico stream, which ran down the Valle dei Mulini, activated the blades which ground the wheat that arrived by sea from the Roman colonies. With the different types of flour obtained in this way, enough bread was produced to feed the neighboring towns of Pompeii, Herculaneum, and Stabia.

With the passage of time, and the increasing need for food supplies, the production of dry pasta was born, created from the semolina flour that was ground in that area. This activity took hold and immediately spread, on such a scale that it very quickly became an established tradition, so much so that in Naples, in the 1500s, a corporation of vermicellari (literally "vermicelli-makers") was formed.

Following the famine that struck the Kingdom of Naples in the 12th century, pasta became the fundamental source of nourishment, thanks to its high quality, its nutritional value, and its low production costs.

The excellence of the product was and is guaranteed by the microclimate created by the wind, the sun, the right humidity, and the distinctive water which comes from the Monti Lattari springs.

The success and the wide distribution of this "white gold" occurred throughout the course of the 1800s.

The artisan pasta makers were gradually joined by much larger production sites built along Via Roma, Piazza Trivione, and Piazza San Marco. Along these roads, they were organized in a particular diagonal pattern, so as to take best advantage of sun's exposure, in order to dry the macaroni.

The architectural and structural changes of Gragnano, therefore, went hand in hand with the production of dried pasta, which was now occurring at the family level, the artisan level, and even the industrial level.

The Industrial Revolution, which was forever changing the face of Europe, its society and its economy, was flourishing in Gragnano.

Throughout the nineteenth century a string of records were set, from the number of long pasta factories that were formed (more than 100), to the first exports in the world market, made possible by the fortuitous opening of one of the first railroad networks in Italy (a project that was important to Umberto I).

It was at this very time that many families on the Amalfi Coast, including the Liguori's, the De Martino's, the Afeltra's, and the Cuomo's moved beyond the Lattari Mountains in order to bring their activities to fruition.

The history of Pasta Cuomo in Gragnano lies precisely in this period.  In fact it was during this exact time that Nicolino Cuomo, along with his brother Crescenzo, became active first in marketing and then in pasta production.

LC: Tell us more about the origin of the Pasta Cuomo company.

AC: At the time Nicolino, already a landowner, wished to increase the production and sale of macaroni. With his brother Crescenzo he purchased additional lands, including the Fusara Mill, on the banks of the Vernotico River, which they bought from the Marchesa Quiroga.

Later, Nicolino converted his family's old mansion, located in Via Roma, into a pasta factory, the Perfezionato Mulino e Stabilimento di Prim’Ordine Nicolino Cuomo. It was a high-rise, compared to the other buildings in Gragnano at the time.

The vertical configuration of the pasta factory safeguarded the tried and true methods of craftsmanship by allowing for a typical division of roles between dough-maker, cutter, dryer, and packer, guaranteeing a superior quality product.

Today the business has been taken up by my father, Mariano Cuomo, and his two children, my sister Amelia and myself.  We work in the same historic building as did our ancestors. My father is guardian of the family tradition of maintaining the core excellence of our products. He is still the architect of the production of pasta with a prestigious flavor.

LC: Tell us a little about you personally, and about your arrival in the company.

AC: Since I was a child, my father transmitted to me the passion for the art of "white gold," la pasta.

While at university, I had the opportunity to do an internship at a company in Youngstown, Ohio, Brilex Industries, which is engaged in the production of industrial machinery. This was a great learning experience, which I was able to confront from a cultural as well as professional point of view.  It was here that I started to set my entrepreneurial sights on international horizons, increasing my skills in the field of corporate management strategies.

Graduating with honors from the economics department (Master's Degree) at Parthenope University in Naples, I had the chance to have another experience abroad, choosing London as my destination. It was here that I worked in the trading bloc of Thames Clipper, an important company which provided River Bus services and river cruises on the River Thames. There I continued to gain experience in the field of international business.

I lived in London for 9 months, at the end of which I decided to return to Italy and continue alongside my sister, Amelia, at Pasta Cuomo. The desire is so great and every day is essential to create and test new strategies to access new markets, so as to participate in international fairs, such as SIAL Paris, Anuga in Germany, Cibus in Parma, Gustus of Naples, Fancy Food in New York, Speciality Food in Dubai, and Tuttofood in Milan.  Not to mention the projects we have undertaken with leading star chefs, including Antonello Colonna, the very famous Italian chef and television personality with whom we are creating a partnership.

We tirelessly reinvent ourselves day in and day out, always looking for new opportunities and never giving up.  It is our mission.

LC: Can you explain to us the method of extracting pasta through bronze dies? Why bronze? Why not steel, or iron, or lead, or ...?

AC: The die, or extrusion disc, which gives the pasta its shape, has always been made of bronze for the production of an artisanal product of high quality. Even today, makers of artisan pasta still use this method.  The main feature of the bronze die is that, as the dough passes from the press through the die, the bronze allows the pasta to keep its surface rough and porous. The bronze die is a traditional element of pasta manufacturing. But this alone does not justify its use. In fact, the metal, as compared to other materials (for example, Teflon), guarantees a better extraction.  It requires a longer production time. But the qualitative benefits of the use of bronze on the dough are huge. In making contact with bronze mold, small abrasions will appear on the surface of the pasta, consisting of a particular porousness, which helps the pasta to absorb sauces and condiments in an exceptional way. Something that is impossible to achieve with Teflon.

In addition, working with bronze molds best serves the gustatory and nutritional properties of pasta's main ingredient: the high quality durum flour.  Not only the vitamins and minerals, but also the flavors and fragrances, will reach your plate as they were originally in the flour, at the beginning of the process. Precisely for this reason, when it comes to extracting in bronze, we're talking about a long production time.

There is also another method of extraction: with gold dies.  But in reality, this is merely a fad in recent years and is not commonly used.

Another critical and important step is the drying, slow and in low-temperature rooms, almost at room temperature, always to preserve the properties of the grain.

Once ready, the pasta is packaged in transparent packages and sealed by jumpers in environment- friendly, recyclable cardboard. All this is done by hand to avoid damage that might cause the breaking of the pasta during cooking.

LC: There are many pasta-makers in Gragnano. In what respects is Pasta Cuomo superior?

AC: The fact that Gragnano has been recognized as a historic city for the production of pasta renowned throughout the world has led to the proliferation of so many pasta-makers that produce a good quality product. We at Pasta Cuomo are now the last ones who are preserving generations-old trade secrets for the production of a product of excellence.  We are the only ones who can boast a deep connection between past, present and (we hope) future, connected to the same family for nearly 200 years, the guardians of a priceless trade secret.

This secret is contained in the dough recipe that our ancestors have handed down. A dough made with water from local springs, mixed for a certain period of time with a precise amount of durum wheat semolina.

Tradition is combined with the wisdom of knowing to perfection the various processing phases, in particular the drying process, through which, as has also been noted, the pasta does not break when being boiled. This is because while making the dough, we try to make the mixture (water and semolina) as elastic as possible while respecting its properties through a slow drying at low temperature.

This allows us to maintain the high quality of the product for which from time to time we observe standards that ensure a high quality, as well as a natural semolina aroma. Only in this way can those who taste our pasta be transported on a unique sensory journey.

As I said before, another key element is the production process which our ancestors taught us, in particular the mixing, extruding, and drying stages.

Finally, last but not least, the sustainability aspect. Our packaging is made for recycling. They are in fact made from recyclable plastics and environmentally friendly paper.

LC: What is the secret to Pasta Cuomo's success?

AC: The secret of the success of Pasta Cuomo lies in the teamwork and strong passion of each of us, who are all dedicated to recovering our prestigious history and restoring the company's luster of the olden days.

The strong bond between me, my sister and our employees is inexhaustible. It is as if we are each part of a pyramid, and it does not matter if you're at the top, middle or bottom.  To us, we are all members of a team that lets nothing discourage us and which reinvents itself day after day. It is a great challenge, dictated by the courage of two young people who still believe that dreams can be realized. So never lose confidence in your dreams, because as Walt Disney once said, "If you can dream it, you can do it." Nothing is impossible.
Amelia Cuomo & Alfonso Cuomo.
Tutte le altre foto di questo blogpost sono scattate da Leonardo Ciampa.
All other photos in this blogpost were taken by Leonardo Ciampa.