martedì 2 luglio 2013

Un'intervista con Michelangelo Verso, Jr.


Padre & figlio, alla spiaggia di Copacabana (Rio de Janeiro).
Foto: Michelangelo Verso, Jr.
Mi sembra naturalissimo che, ogni tanto, Leonardo & Michelangelo si debbano unire!

Una delle mie canzoni siciliane preferite, ma PREFERITE, è “Vitti ’na crozza.” La prima persona al mondo di registrarla su dischi fu il famoso cantante palermitano, Michelangelo Verso. Mi è un distintissimo onore che suo figlio, Michelangelo Verso, Jr., ha acconsentito a fare un’intervista con me per Pensieri Meridionali.

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Michelangelo Verso, Jr.
MV: Prima di tutto, grazie per quest’intervista e per l’onore e l’occasione che mi dà di raccontare una piccola parte della carriera di mio padre e di divulgare la verità dei fatti su “Vitti ’na crozza” che mio padre registrò per primo, nella sua versione originale, in disco CETRA nel 1951.

LC: Com’è che fu scelto lui per interpretarla per la prima volta? 
MV: Riporto qui sotto il testo che ho scritto io per il libro biografico di mio padre (che ancora devo pubblicare…) e che s’intitola: “Michelangelo Verso, un tenore, un Siciliano nel mondo, il primo interprete di ‘‘Vitti ’na crozza’’”.

Mio padre era solista del Coro Polifonico della Conca d’Oro del M° Carmelo Giacchino che in quegli anni si esibiva regolarmente al Tempio della Concordia di Agrigento e al Teatro Pirandello per la festa (sagra) del “Mandorlo in Fiore” e, in seno al gruppo, si esibiva interpretando dei brani folcloristici siciliani. In una sera di queste lo sentì il maestro Franco Li Causi che subito piacque la voce chiara, limpida, squillante e incisiva e il suo modo di interpretare. Precedentemente era anche venuto a conoscenza dei successi che mio padre aveva ottenuto fino a quel momento; le trasmissioni che aveva fatto per la radio EIAR, la partecipazione ai programmai radiofonici “Rosso e nero” e “Chicchirichì” della RAI, il concerto assieme a Beniamino Gigli al Teatro Massimo di Palermo (alla quale fu prescelto a partecipare da Gigli stesso), le varie opere liriche che aveva già cantato nei ruoli primari, la borsa di studio che aveva vinto all’accademia Chigiana di Siena per perfezionamento nel canto lirico, il grande concerto sinfonico-vocale alla quale partecipò per la commemorazione del Cinquantenario della morte di Giuseppe Verdi nella Basilica di San Francesco di Siena con coro e orchestra diretti dal M° Andrea Morosini assieme ad altri successi per la quale mio padre gli venne attribuito già una certa fama e notorietà.
Beniamino Gigli & Michelangelo Verso, Sr.
Foto: michelangeloverso.com

Franco Li Causi e suo fratello Salvatore (Totò) avevano già realizzato diverse incisioni (tarantelle e mazurche) per la casa discografica CETRA di Torino ed erano quindi abbastanza conosciuti e apprezzati, e non solo in Sicilia. Chiesero a mio padre se volesse incidere con loro alcuni brani che avevano composto. Tra le canzoni che gli presentarono c’era anche quella di “Vitti ’na crozza” che Franco Li Causi aveva composto di recente per la colonna sonora del film di Pietro Germi “Il cammino della Speranza”, con Raf Vallone e Elena Varzi. Mio padre dopo aver ascoltato le canzoni accettò e fissarono la data con gli studi CETRA di Torino per le registrazioni. Fu così che nell’ottobre del 1951 mio padre incise, per primo nella storia discografica, “Vitti ’na Crozza” su disco. Però, prima dell’incisione, mio padre suggerì una modifica al testo della canzone cambiando alcune parole e più precisamente cambiò: “Lu vivu chiama e la morti arrispunni” in “U vivu chiama e u morto ‘unn’ arrispunni” che secondo mio padre “suonava” meglio e che Franco Li Causi accettò ben volentieri. L’accompagnamento era composto di solo tre strumenti: Franco Li Causi al mandolino, Totò Li Causi alla chitarra, e al contrabbasso era stato ingaggiato un musicista dell’Orchestra Angelini. La canzone ebbe un grande successo. Il brano resta, ancora oggi, uno dei canti più storici, simbolici e significativi della tradizione musicale siciliana. Gli altri brani composti da Li Causi, cantati da mio padre, che vennero incisi nello stesso periodo su dischi CETRA erano: “Notte sul mare,” “Dolce sabato,” “Ci rivedremo in costiera,” “Sospirato tango,” e “Ardore.”

LC: Descriva e paragoni le due incisioni di “Vitti ’na crozza” che Suo padre fece (1951 & 1963).

MV: Le due incisioni di “Vitti ’na crozza” del 1951 e 1963 cantati da mio padre sono completamente diverse e registrate anche in un epoca tecnologica molto differente. Quella del 1951 fu incisa su disco a 78 giri nei studi della CETRA a Torino mentre quella del 1963 fu incisa su disco a 45 giri nei studi della PHONOTYPE di Napoli. L’unica cosa che li accomuna è che sono state ambedue registrate in una unica volta (one single take), cioè si potrebbe dire “dal vivo”. Nella versione classica l’arrangiamento fu fatto da Franco Li Causi mentre la seconda versione, più moderna, fu arrangiato dal M° Mario Festa. Anche l’accompagnamento è totalmente diverso; nella prima versione abbiamo come strumenti musicali la chitarra acustica, il mandolino e il contrabbasso mentre nella seconda abbiamo chitarra elettrica, batteria, tamburello, sassofono e flauto. Questa seconda versione di “Vitti ’na crozza” faceva parte di una serie di sei brani che furono registrati sempre con il medesimo complesso (Femar) e arrangiatore. Gli altri brani erano: “Ciuri, ciuri”, “A lu mercatu”, “Tutte si maritaru”, “Giorno di nozze” e “Canto la mia canzone”. Questi ultimi due brani sono stati composti (parole e musica) da mio padre. “Giorno di nozze” lo ha dedicato a me, suo figlio, e “Canto la mia canzone” era in qualche modo una canzone autobiografica che racconta parte della sua vita. Queste canzoni che furono incise sui dischi single a 45 giri per la PHONOTYPE erano destinati anche per i cosiddetti “Jukebox” che in quei anni erano molto diffusi nei bar e discoteche. Sul retro di ogni copertina di questi dischi si vede chiaramente il tagliando, con stampato sopra i due titoli del disco (lato A e B) assieme al nome del cantante, che i gestori dei Jukebox potevano ritagliare per inserirlo nei Jukebox. Ovviamente anche per questo motivo gli arrangiamenti di questi brani furono fatti in una maniera più commerciale e adatto per il “pubblico dei Jukebox”, cioè per quelli che dovevano mettere dei soldi negli Jukebox per scegliere i brani dei 45 giri che volevano ascoltare.

LC: Spieghi la genesi della coda “la-la-la-LE-lu-la-LA-la-la-LE-lu-la-LA,” ecc., che hanno aggiunto alla canzone dopo, negli anni ’60.

MV: Credo che sia stata Rosanna Fratello, alla fine degl’anni ’60, ad aver registrata per primo in un disco a 45 giri la “Vitti ’na crozza modificata”; cioè con questa coda aggiunta. Secondo me lo hanno aggiunto per scopi prettamente commerciali; cioè per rendere il brano più orecchiabile, ballabile e “allegro”, sperando, da parte della casa discografica, in una maggiore vendita e successo del disco. Tutto questo in assoluta contraddizione e opposizione al significato del testo! Molti hanno considerato questo un vero sacrilegio…

LC:  C’è molta confusione del vero significato della parola “cannuni.Significa un cannone, una torre, una cava ...?

MV:  Devo dire che il significato della parola “cannuni” nel brano ha fatto scervellare non pochi…
È stata un’amica di mio padre, la scrittrice e cantautrice Sara Favarò, che ha scritto anche vari articoli a riguardo, a voler ricercare in maniera approfondita e a voler sapere il vero significato di questa parola ambigua. Dopo vari ricerche e anche grazie ad un articolo di stampa apparso su L’ORA del 2 Febbraio 1978, scritto dal giornalista Gabriello Montemagno, che mio padre conservò riguardo la testimonianza di Franco Li Causi e di Giuseppe Cibardo Bisaccia, si è potuto ricostruire come è nato la canzone ed in seguito il vero significato della parola in questione.

Nel 1950 ad Agrigento, il regista Pietro Germi stava girando il film “Il cammino della speranza” e chiese a Franco Li Causi se nel suo repertorio di canzoni siciliane ci fosse un motivo allegro-tragico-sentimentale da inserire nel suo film. Franco Li Causi fece sentire le sue composizioni ma nessuna piacque al regista che comunque lo invitò a presentarsi l’indomani sul set del film che si girava a Favara. Qui casualmente, un anziano minatore, Giuseppe Cibardo Bisaccia, recitò al regista un brano poetico che conosceva a memoria: “Vitti ’na crozza”. Pietro Germi piacque subito il significato di quella poesia e chiese a Franco Li Causi di voler musicare questi versi per il film.
A questo punto sappiamo come sono nate le parole e la musica ma ancora rimane il mistero attorno al significato della parola “cannuni”.

La nostra amica Sara Favarò, dopo vari studi e ricerche approfondite, scoprì alcune cose molto interessanti a riguardo, che riporto solo in parte qui sotto e che lei scrisse in maniera molto estesa e dettagliata nel suo libro “Il Mito” (Roma: Edizione del Giana, 2011) nel capitolo “Vitti ’na crozza” (dalla pagina 10 a 28).
Pochi sanno, che nelle miniere siciliane con il termine cannuni, nella sua accezione di “grande bocca”, si indicava il boccaporto d’ingresso delle miniere. Una grande bocca che inghiottiva gli uomini nelle sue viscere e che, talvolta, non li restituiva alla vita... non c’è dubbio che il teschio oggetto della canzone è alla disperata ricerca della pace dell’anima, irraggiungibile finché una mano pietosa non ne avrà composto i resti mortali, non avrà fatto rintoccare le campane a morte e non sarà celebrata una messa in sua prece. Fino alla metà del secolo scorso in Italia si vietava rispettosa sepoltura a determinate categorie come i suicidi, gli omicidi e, incredibile ma vero, finanche agli attori, per i quali venivano proibite le onoranze funebri in Chiesa e la sepoltura in luoghi consacrati, tant’è che tali categorie di persone venivano sepolte in terra “sconsacrata”. E, in alcune regioni d’Italia, tra le quali la Sicilia, venivano vietati i conforti della fede anche ai minatori che perivano in seguito ad una disgrazia! A questi ultimi, rispetto a tutte le altre categorie alle quali erano vietate le onoranze funebri in Chiesa andava anche peggio poiché, sovente, i loro resti non potevano essere recuperati e rimanevano seppelliti nel ventre della terra e, in caso di scoppio della miniera, anche sbrindellati. Ci sono diversi fatti connessi agli zolfatari che ci fanno protendere per la tesi che questa canzone sia connessa alla loro triste sorte. Uomini e bambini a cui la vita aveva riservato solo le tenebre. Partivano per andare al lavoro quando il sole non era ancora spuntato e rientravano nelle loro case quando il sole è già scomparso. Una vita di buio! E non può certo parlarsi di rispetto della morte di questi “poveri cristi”, da parte dell’istituzione religiosa cattolica. Uomini che spesso rimanevano travolti e uccisi all’interno delle miniere, in quel fondo di mondo così bene illustrato nell’iconografia cristiana dove si indicava il centro della terra come luogo deputato ad accogliere l’inferno! Per i minatori che avevano la malasorte di morire, schiacciato come un topo, non venivano nemmeno suonate le campane a morto. Usanza che sarà poi modificata negli ultimi decenni di vita delle miniere. Ci sono dei fatti che portano ad escludere che la canzone si riferisce alla guerra. Anche nei casi in cui i militi siano rimasti ignoti e non seppelliti, per loro nessun prete ha mai vietato il suono delle campane o la celebrazione della messa.

Ovviamente dobbiamo ringraziare Sara Favarò per questa ricerca approfondita che ha fatto sul vero significato di questo brano poetico che era rimasto da sempre un enigma.

LC: Com’è che nella prima incisione del 1951, sul disco c’è scritto “Michele Verso” invece di “Michelangelo”?

MV: Qui involontariamente si è creato un po’ di confusione. Mio padre si chiamava ufficialmente Michelangelo Verso, ma quando incise quei brani nel 1951 per la CETRA di Torino, lo consigliarono di mettere un nome più breve sui suoi dischi per essere più facilmente riconosciuto e ricordato, e così mio padre accettò di usare il suo nome familiare, Michele Verso. Invece nel 1952 quando registrò i dischi per la FONIT di Milano, hanno preferito di usare il suo vero nome per esteso. Lo stesso è successo nel 1955 con tutti i suoi dischi che registrò per la COLUMBIA di Mexico e nel 1963 con la PHONOTYPE di Napoli, mentre quando era negli Stati Uniti d’America spesso nei manifesti abbreviavano il suo nome semplicemente in “Michael”, “Mike” o “Michael Angelo”. E a Napoli usarono ancora un altro variante; ho ancora un manifesto del 1952 dove mio padre appare in un concerto vocale con il nome “Angelo Verso” elencato assieme a Mario Abbate, Aurelio Fierro, Di Gilio, Nino Marletti, Franco Ricci e Ennio Romani.

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Ora ascoltiamo Vitti ’na crozza, cantata da Michelangelo Verso, Sr.

(1) Versione 1a (1951) (prima incisione mondiale)


(2) Versione 2a (1963)


Per contrasto, ascoltate una versione (cantante ignoto) con la coda “sacrilegiosa”

17 commenti:

  1. Ragazzi che post!!! Leonardo sei mitico un' intervista degna dei piu' grandi giornalisti si vede tutto l' amore che provi per la tua terra d' origine e queste incisioni!!! che meraviglia, che voce Il Signor Verso calda, solare, forte come la Sicilia. Grazie di avermi fatto conoscere questo grande cantante.

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    1. Grazie Veronica per i tuoi complimenti riguardante la voce di mio padre! Un cordiale saluto

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    2. Dimenticavo, sul mio canale YouTube (www.youtube.com/MichelangeloVersoJr) troverete tanti altri brani classici siciliani cantati da mio padre come la bellissima serenata "E vui durmiti ancora" che fu la prima registrazione su dischi FONIT.

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    3. Sì, infatti, io direi che questa stessa incisione di "E vui durmiti ancora" è la mia preferita personale, di tutte le registrazioni del m.o Verso che conosco. È veramente bellissima! Cattura tutte le migliori qualità della sua voce nel suo "prime." Ascoltalo subito! http://www.youtube.com/watch?v=k6yQM7WYjZs

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    4. Grazie tanto Maestro Ciampa! Sono contento che anche questa incisione di mio padre è una Sua preferita! Grzie per i complimenti!

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    5. Grazie ad entrambi corro sul canale you tube. Buona serata.

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    6. Che bella l' ho sentita...ho le lacrime agli occhi dall' intensita' e dalla passione della voce del maestro. Grazie mille.

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    7. Prego e grazie a te Veronica per questo tuo bellissimo commento e complimenti!

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    8. Complimenti per suo padre Michelangelo, la sua versione di Vitti 'Na Crozza è di gran lunga la migliore. Andrò ad ascoltare le altre incisioni di suo padre. Sono siciliana e ovviamente adoro la musica siciliana.

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    9. Grazie Francesca per i complimenti!
      Mi fa piacere che preferisci questa versione di Vitti 'na crozza cantata di mio padre; è stata la prima versione discografica e cioè l'originale!

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  2. E' molto interessante conoscere la "genesi" della sicuramente più nota canzone siciliana "Vitti 'na crozza", di Franco Li Causi, incisa per la prima volta su disco (a 78 giri della Cetra) nel 1951 da "Michele Verso" (ovvero, grande tenore Michelangelo Verso). In particolare, piace sapere il significato più plausibile della parola tanto controversa "cannuni", secondo la scrittrice e cantautrice, Sara Favarò.

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    1. Grazie Pietro per il tuo contributo qui su questo blog e grazie per i complimenti! Un cordiale saluto

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  3. Grazie della bella intervista. Non conoscevo l'origine della canzone e credo che il mondo della miniera sia proprio quello descritto dalla poesia. Non so se ti ho segnalato i corti di De Seta, sono brevi films che il regista girò dal vivo in Sicilia e Calabria negli anni 50. I temi sono: la pesca del pescespada nello stretto di Messina, le isole eolie, la "surfarara" la miniera e i carusi, i riti della pasqua, la pesca del tonno, e altri. Sono straordinari per il contenuto e per il linguaggio filmico asciutto ma ricco e commovente.
    Ciao Peppe

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    1. Non sapevo che esistessero! Che tesoro! Li cercherò subito! Grazie per dirmene.

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  4. Vitti 'Na Crozza è la mia canzone Siciliana preferita. Mio marito è giapponese e quando gli ho fatto sentire la canzone ne è rimasto incantato, e adesso questa canzone gli piace tantissimo. L'ha pure tradotta in giapponese in un libro sulla Sicilia. Comunque la versione di Michelangelo Verso è la migliore. L'ho appena trovata ieri su Youtube.

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  5. Michelangelo! Scusami!!! Ho appena visto il tuo messaggio su FB. Ti ho subito risposto. Il tuo messaggio era in un altro folder e me ne sono accorta solo adesso. Ciao! Francesca

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