domenica 31 gennaio 2016

Foto della Settimana / Photo of the Week

“Lo stupendo fiordo di Furore (costa amalfitana)”
“The stupendous fjord of Furore (Amalfi Coast)”

foto: Antonio della Corte (panoramio.com)

mercoledì 27 gennaio 2016

Giuseppe Verdi, 115o anniversario della morte / 115th anniversary of his death

Filmato del corteo funebre di Verdi (Milano, gennaio 1901)
Video footage of Verdi's funeral cortège (Milan, January 1901)

domenica 24 gennaio 2016

Foto della Settimana / Photo of the Week


“Sila Grande (Calabria)”
foto: Barbara Froio

Barbara Froio è l’autrice dell’eccellente blog, Il Mondo di Rina (ilmondodirina.blogspot.com).
Barbara Froio is the author of the excellent blog, Il Mondo di Rina (ilmondodirina.blogspot.com).

domenica 17 gennaio 2016

Foto della Settimana / Photo of the Week


“Pizza Vesuvio (Pizzeria Pomigliano, Pomigliano D’Arco)”
“Pizza Vesuvio, from the Pizzeria Pomigliano in Pomigliano D’Arco (Naples)”
Foto: www.pizzeriapomigliano.altervista.org

giovedì 14 gennaio 2016

Un'intervista con Ilaria Petitto / An interview with Ilaria Petitto

Ilaria Petitto
Facendo la spesa vinicola per l’Anno Nuovo, alla mia completa sorpresa ho visto queste bottiglie da un’azienda che si chiama Donnachiara (che non avevo mai sentito nominare). Sotto il nome "Donnachiara" è apparsa la parola MONTEFALCIONE. Montefalcione! Il paesino irpino da donde vennero i Ciampa. Sapevo che si facesse molto vino in questi paesi. Ma non immaginavo che ci fosse una cantina commerciale a livello internazionale. Figuratevi la mia reazione quando ho consultato la mappa, e mi sono reso conto che, dalla cantina, si potesse raggiungere A PIEDI la vecchia chiesa ove i miei nonni, bisnonni, trisnonni, ecc. sono stati battezzati, cresimati, sposati, ecc. Che nel Massachusetts io potessi andare a un’enoteca 3.500 metri da casa mia e comprare vini da un’azienda 1.500 metri dalla chiesa ancestrale dei Ciampa – mi sembra proprio incredibile!  As I was wine-shopping for the New Year, to my complete surprise I saw these bottles by a company named Donnachiara (which I had never heard of). Underneath the name "Donnachiara" appeared the word MONTEFALCIONEMontefalcione! The little Avellinese town from where the Ciampa’s came. I knew that they made lots of wine in those towns. But I never imagined that there was a commercial winery on an international scale. Imagine my reaction when I consulted the map, and I realized that, from the winery, one could WALK to the old church where my grandparents, great-grandparents, great-great-grandparents, etc. were baptized, confirmed, married, etc. That in Massachusetts I can go to a wine store 2.1 miles from my house and buy wines from a company LESS THAN A MILE from the Ciampas’ ancestral church – it seems just incredible!


La cinquecentesca Chiesa di Santa Maria di Loreto si trova in Via Cardinale dell’Olio, non lontano dalla frazione Verzare-Lolli, ove abitavano i Ciampa. Abitavano a stradine così piccole che GoogleMaps non le riconosce: Contrada Verzare-Lolli, Contrada Percianti – strade che nel corso dei secoli sono cambiate ben poco.  The 16th-century Chiesa di Santa Maria di Loreto is located on Via Cardinale dell’Olio, not far from the neighborhood of Montefalcione called Verzare-Lolli, where the Ciampa’s lived. They lived on roads so small that GoogleMaps doesn’t recognize them: Contrada Verzare-Lolli, Contrada Percianti – roads which have changed very little over the centuries.
E in Contrada Percianti esiste ancora il mulino ad acqua posseduto e gestito da mio bisnonno, Federigo Ciampa (1856-1926).  And on Contrada Percianti still exists the watermill owned and operated by my great-grandfather, Federigo Ciampa (1856-1926).
Il mulino Ciampa, Verzare-Lolli (Montefalcione).
foto: Adriana Ciampa
I vigneti di Donnachiara offrono delle più belle viste di Montefalcione. Qui di seguito è solo un esempio:    The vineyards of Donnachiara offer some of the most beautiful vistas in Montefalcione. Below is but one example:
foto: donnachiara.it
Senza ulteriori indugi:

Un’intervista con 
ILARIA PETITTO
Direttore Generale, 
Donnachiara Concept Winery
di Leonardo Ciampa

LC: Lei è irpina, vero? Dov’è nata, in Avellino città o in un paesino?

IP: Io sono irpina al 100%. I miei genitori sono originari della Provincia di Avellino: mio padre di Dentecane e mia madre di Venticano. Io sono di Avellino. Anche il nonno di mio padre aveva il mulino, invece la famiglia di mia madre era una famiglia nobile con molte proprietà terriere in Provincia di Avellino.

LC: Viene da una famiglia di vigneron?

IP: Sì, la famiglia essendo proprietaria di vigneti dall’800, ha sempre vinificato. All’epoca però il vino veniva prodotto in campagna, insieme a tanti altri prodotti. Si faceva il grano, l’orto, la frutta, c’erano gli animali, si coltivava anche il tabacco. Solo in un periodo molto successivo la tenuta venne convertita tutta alla produzione vitivinicola, intorno agli anni 80. Da quel momento oltre che produrre vino per il consumo familiare si cominciarono a vendere le uve che si producevano a quei pochi produttori che c’erano all’epoca in Irpinia.

LC: Cos’era la Sua formazione – più al lato enologico, o più al lato business?

IP: Io sono laureata in giurisprudenza a Roma alla LUISS, che è un’università internazionale. Sono avvocato, e sono stata lungo lontana da Avellino, poiché ero proiettata verso una carriera diversa. Poi quando la mia famiglia nel 2005 decise di smettere di vendere le uve ad altri produttori e di cominciare a produrre e commercializzare i nostri vini sotto il marchio Donnachiara, la mia vita ha cominciato ad avere una svolta. Tornavo spesso ad Avellino, e devo dire che il contatto con la terra e con la natura ha un appeal molto forte. Sono rimasta affascinata dal mondo magico del vino, pieno di poesia e di stimoli sempre interessanti e nuovi. Il vino è un prodotto davvero complesso ma anche così inscindibilmente legato ai cicli della natura, da essere fortemente dipendente da ciò che accade in natura, sia climaticamente che dal punto di vista del terroir.

LC: L’azienda Donnachiara in un senso deve l’origine a Sua madre.

IP: Sì. Infatti, è stata proprio lei a richiamarmi a farmi innamorare di vino e trasmettermi questa passione. Lei ha ereditato l’amore per il vino dalla sua famiglia, specialmente dalla nonna che si chiamava Donna Chiara Mazzarelli Petitto, nata nel 1883.

LC: Da cui è venuto il nome dell’azienda.

IP: Sì. È nata da una famiglia nobile originaria di Maiori in Costiera Amalfitana.
 
LC: La sua famiglia aveva molti vigneti in proprietà.
 
IP: Sì, i possedimenti della famiglia spaziavano tra Montefusco, Montemiletto, Venticano e Torre le Nocelle, tutti paesi della provincia di Avellino.
 
LC: Io ho antenati da Montemiletto e da Torre le Nocelle, non solo da Montefalcione!

IP: Magari i tuoi avi gustarono i vini della mia famiglia!

LC: Cosa distingue questi vini avellinesi dagli altri vini campani? Ci descriva il clima e il suolo dell’Irpinia. Ovviamente il terroir vulcanico è un fattore importante.

IP: Per poter comprendere la specialità dei vini Campani bisogna innanzitutto conoscere il perché la Regione Campania abbia una marcia in più per quanto riguarda il suo terroir. Inoltre la Campania è la regione italiana con il maggior numero di vitigni autoctoni d’Italia, con oltre 100 vitigni molti dei quali antichissimi risalenti ai tempi dell’Impero Romano.

LC: Ci dica di più dello speciale terroir campano.

IP: La Regione Campania ha un terroir unico che si differenzia dalle altre regioni italiane. Le altre regioni sono caratterizzate di componenti sedimentarie che si diversificano di zona in zona; quindi, ci sono terreni solo calcarei, oppure suoli solo vulcanici, oppure zone solo tufacee. Pertanto, ogni zona dà vini con caratteristiche diverse che riflettono i terroir diversi. La Campania, in particolare l’Irpinia, è l’unica regione italiana dove il territorio è mescolato con componenti di rocce sedimentarie e rocce ignee. Presenta quindi un terreno misto, molto ricco in termini di minerali chimici quali potassio e fosforo. Inoltre, la consistenza e la compattezza del terreno hanno differente permeabilità con la presenza di riserve idriche nei diversi strati e a diverse profondità del sottosuolo.

Quest’unicità del terroir irpino è dovuta alla presenza del Vesuvio. Il Vesuvio non è un vulcano come tanti altri. Il Vesuvio è un vulcano che durante le sue eruzioni ha generato esplosioni di lava fino ad altezze di 15 km. I venti marini hanno poi spinto le sue ceneri per le aree interne della Campania. È questo terroir unico misto (bianco e nero) che rende questa regione diversa da tutte le altre regioni italiane.

Un’altra caratteristica che rende l’Irpinia una zona adatta alla produzione di vino è la gamma delle temperature atmosferiche estreme. In realtà, pur essendo più a sud rispetto ad altre regioni come il Piemonte ed il Veneto, e poi godendo di un sole caldo che manca a nord, la temperatura varia notevolmente tra giorno e notte. L’Irpinia è una zona interna, collinare, circondata da montagne molto alte. È l’ideale per la coltivazione dei grandi vini irpini, perché tutto questo dà un buon e lento punto di maturazione, senza alterare il livello di zucchero.

LC: Adesso ci dica un po’ dei vini che sono specificamente irpini – Fiano, Greco di Tufo.

IP: Il nostro vigneto di Fiano di Avellino si trova qui a Montefalcione, che come già sa è un paesino 523 m sopra il livello del mare, nel cuore dell’Irpinia. Insieme a Lapio, Montefalcione offre la migliore espressione di questo grande vino bianco. Il terreno è calcareo, argilloso, ricco di scheletro. Le radici delle viti sono costrette a cercare il loro nutrimento in profondità. Questo ci permette di ottenere un Fiano di Avellino di una grande complessità, ricco di sostanze minerali, adatto ad un lungo invecchiamento. Per il Fiano è importante anche attendere la maturazione fenolica completa. Di solito è l’ultimo bianco ad essere raccolto (fine ottobre), ed è adatto anche alla produzione biologica, in quanto è un vitigno molto resistente. Molto importante è l’esposizione dei vigneti, "sud-ovest", permettendo bagni di sole tutto il giorno, ma con importanti variazioni di temperatura e umidità elevata durante la notte.

Il nostro vigneto di Greco di Tufo si trova proprio a Tufo. Il tufo è la pietra che caratterizza il terroir della zona; ha un odore caratteristico che dà la nota di forte mineralità tipica di questo bianco. Tufo quindi è il luogo che ha sicuramente le migliori caratteristiche per la produzione di questo vino. È un vino caratterizzato da una buona acidità e quindi da notevole struttura. La zona di Tufo è stata coperta dal mare millenni fa. Le conchiglie accumulate lasciarono la loro impronta nel terreno. Formarono piccoli depositi di gesso sparsi per tutto il territorio. La parte organica di questi organismi marini generò lo zolfo presente nel terreno. Il terreno oggi è costituito essenzialmente di una miscela media di argilla e calcare, con depositi di zolfo naturale e piccoli depositi di gesso. Queste sono le caratteristiche che danno al Greco di Tufo la sua mineralità distintiva.

LC: A Lei personalmente, quale vino piace bere di più?

IP: Io sono una grande amante del Fiano di Avellino, uno dei bianchi più importanti d’Italia ed ormai entrato di diritto nella rosa dei grandi bianchi internazionali, come il Riesling, il Sauvignon e lo Chablis. Trovo che bere Fiano molto vecchi sia un’esperienza unica ed interessante.

LC: In quale direzione Lei vuole portare lazienda Donnachiara? Quali cose – quali tradizioni – vuole lasciare invariate?

IP: Donnachiara è un’azienda familiare, artigianale se paragonata a grandi cantine come i Feudi [di San Gregorio] ad esempio. Ma molto ben organizzata, che coniuga la tradizione con la modernità. É un’azienda che ha grande rispetto per la natura; siamo infatti un’azienda ecosostenibile.

LC: Dove in America si possono comprare i vini di Donnachiara? So da Total Wine, ovviamente. Dove altro?

IP: I nostri vini sono molto apprezzati in USA grazie ad un lungo lavoro che mi ha vista molto presente sul territorio americano, per promuoverli e sostenere i nostri Partner. Lavoriamo con il Gruppo Charmer Sunbelt con base a New York, che ha una sezione per i vini italiani che si chiama Michelangelo Import, e con Total Wine & More, che ci importa direttamente. (Siamo la loro prima azienda campana; prima di noi non avevano vini campani in portafoglio.) Moltissimi critici e magazine americani importanti recensiscono i nostri vini con punteggi molto alti. Ad esempio il nostro Irpinia Aglianico 2008 era tra i Top 100 vini per WineSpectator. Il New York Times ci ha citato ben due volte, negli articoli di Eric Asimov. James Suckling e Robert Parker ci danno punteggi da 90 score in sù.

LC: Oltre a Sua madre, chi era la più grande ispirazione nella Sua vita?

IP: Beh, ho la fortuna di avere mio padre che è un industriale importante che mi ha trasmesso la mentalità imprenditoriale che ho messo in pratica nell’organizzazione della Cantina, e del mercato soprattutto. Ho viaggiato tantissimo perché lui mi ha sempre fatto capire che restare ad aspettare che le occasioni arrivassero dal cielo era una sciocchezza e bisognava invece aggredire il mercato e trovare il proprio spazio. Grazie alla mia tenacia ed alla propensione ai viaggi ho conquistato importanti quote di mercato per i nostri vini e continuiamo a farlo con soddisfazione.

LC: L’ultima domanda – domanda importante, credo. Per abbinarsi con il Piatto Nazionale d’Irpinia, il piatto che tutti gli avellinesi si levano il cappello e mettono ’a mano ncoppa ’o core quanno ne parlano – parlo ovviamente d’ ’a menesta maretata co’ ’a pizza jonna (cioè ’a pizz’ ’e pulent’) – qual è il vino che si deve bere?

IP: Allora io suggerirei sulla minestra maritata un vino rosso di media struttura, esempio Irpinia Aglianico D.O.C., cioè un Aglianico che fa solo 6 mesi di barrique, quindi ha una certa struttura e corpo; non prevarica come farebbe un Taurasi molto più imponente, ma ha un equilibrio tale tra morbidezze e durezze da asciugare bene i grassi dei vari componenti della minestra.
  
Without any further ado:

An interview with 
ILARIA PETITTO
Managing Director, 
Donnachiara Concept Winery
by Leonardo Ciampa

LC: You are Avellinese, isn’t that right? Where were you born, in the city of Avellino or in a small town?

IP: I am 100% Avellinese. My parents came from towns in the Province of Avellino, my father from Dentecane and my mother from Venticano. I’m from the city of Avellino. My father’s grandfather also had a mill, while my mother’s family was a noble family with many landholdings in the Province of Avellino.

LC: Do you come from a family of vignerons?

IP: Yes, my family has owned vineyards since the 1800s; they always made wine. At the time, however, wine was produced in the countryside, along with many other products. They grew wheat, vegetables, fruit, they raised animals, they even grew tobacco. Only much later was the estate converted into a winery, around the 1980s. From that point on, besides producing wine for family consumption, they began to sell grapes to those few wine producers that existed in Avellino in those days.

LC: What was your background – more on the viticulture side, or more on the business side?

IP: I got a law degree at the LUISS [Libera Università Internazionale degli Studi Sociali] in Rome, which is an international university. I am a lawyer, and for a long time I was far away from Avellino, because I was traveling on a different career path. Then when my family decided in 2005 to stop selling grapes to other producers and to begin producing and marketing our wines under the brandname Donnachiara, my life began to change course. I returned often to Avellino, and I must say that the contact with the soil and with nature had a very strong appeal. I was fascinated by the magical world of wine, full of poetry and of continuously new and interesting stimuli. Wine is a very complex product but is also so inextricably linked to the cycles of nature; it’s totally dependent on what’s happening in nature, be it the climate or the terroir.

LC: The Donnachiara company in a sense owes its origins to your mother.

IP: Yes. In fact, it was she who beckoned me and made me fall in love with wine, transmitting her passion to me.  She inherited her love of wine from her family, especially from her grandmother whose name was Donna Chiara Mazzarelli Petitto, born in 1883.

LC: After whom the company was named.

IP: Yes. She was born to a noble family originally from Maiori, a town on the Amalfi Coast.

LC: Her family owned many vineyards.

IP: Yes, the family’s landholdings encompassed Montefusco, Montemiletto, Venticano and Torre Le Nocelle, all towns in the province of Avellino.

LC: I have ancestors from Montemiletto and Torre Le Nocelle, not only from Montefalcione! 

IP: Maybe your ancestors tasted my family’s wines!

LC: What distinguishes Avellinese wines from other wines in Campania? Describe the climate and soil of Irpinia. [Irpinia is the historic region whose borders are roughly equivalent to those of modern-day Avellino.] Obviously the volcanic soil is an important factor.

IP: In order to understand the special quality of the wines of Campania, one must first know why the Campania Region has an edge over other regions, in terms of its terroir. Campania is also the Italian region with the largest number of native grapes, more than any other region in Italy. Campania has over 100 varietals, many of which date back to the ancient Roman Empire.

LC: Tell us more about the special Campanian terroir.

IP: Campania has a unique terroir that is different from other Italian regions. The other regions are characterized by sedimentary components that occur in different ways depending on the area – for instance, one area will have only limestone soil, or only volcanic soil, or only tuffaceous soil. Each area gives wines different characteristics that reflect the different terroir. Campania is the only Italian region where, especially in Irpinia (Avellino), the soil is mixed with components of both sedimentary and igneous rocks. Therefore it is a mixed terrain, very rich in terms of minerals such as potassium and phosphorus. In addition, the consistency and compactness of the soil have different permeability, with the presence of water reserves in the different layers and at different depths of the subsoil.

This unique Avellinese terroir is due to the presence of Vesuvius. Vesuvius is not like other volcanoes. Vesuvius is a volcano which during its eruptions has generated bursts of lava up to a height of 15 km [9⅓ mi]. The sea winds then pushed the ashes to the inland areas of Campania. Here, this unique mixed soil (black and white) makes this region different from all the other Italian regions.

Another feature that makes Avellino a suitable area for the production of wine is the range of atmospheric temperature extremes. In fact, despite being further south than other regions such as Piedmont and Veneto, and having the hot sun that is missing in Northern Italy, the temperature varies greatly between day and night. Avellino is an inland area, hilly, surrounded by very high mountains. It is ideal for the cultivation of great wines, because it gives a good, slow maturation point, without affecting the sugar level.

LC: Now tell us a bit about the varietals that are specifically Avellinese - Fiano, Greco di Tufo. 

IP: Our Fiano vineyard is here in Montefalcione, which as you know is a small village 523 m [1716 ft] above sea level, in the heart of Irpinia. Along with Lapio, Montefalcione offers the best manifestation of this great white wine. The soil is chalky [literally "limestone-ish"], clay-rich, and rocky. The roots of the vines are forced to seek nourishment down deep in the soil. This allows us to obtain a Fiano di Avellino that is very complex, rich in minerals, suitable for long aging. For Fiano it is also important to wait for the full phenolic ripeness. It is usually the last white to be harvested (end of October), and is also suitable for organic production, as it is a very resilient grape. Very important for the vineyard is the exposure to the southwest-facing sun. This allows the grapes to bathe in the sun all day, but with significant variations in temperature and high humidity overnight.

Our Greco di Tufo vineyard is located in the town of Tufo. [The town is named for tufo, the Italian word for "tuff," a type of rock formed by volcanic ash.]  Tuff is the stone that characterizes the terroir of this area. It has a characteristic odor that gives the note a strong minerality typical of this white. The town of Tufo, therefore, is the place that definitely has the best characteristics for the production of this wine. This wine is characterized by a nice acidity which gives a remarkable structure. The area of ​​Tufo was covered by a sea thousands of years ago. The shells which accumulated left their mark in the soil. They formed small gypsum deposits scattered throughout the terrain. The organic part of these marine organisms generated sulfur in the soil. Today the terroir consists essentially of a mixture of clay and limestone, with some natural sulfur deposits and small deposits of natural gypsum. These are the characteristics that give Greco di Tufo its distinctive minerality.

LC: Which wine do you personally like to drink the most?

 IP: I am a great lover of Fiano di Avellino, one of the most important white wines in Italy, which now has found its place on the short list of great international whites, along with Riesling, Sauvignon and Chablis. I find that drinking very old Fianos is a unique and interesting experience.

LC: In which direction do you want to lead the Donnachiara company?  Which things – which traditions – do you want to leave unchanged?

IP: Donnachiara is a family business, "craft wine" if you compare us to large wineries like Feudi di San Gregorio [another winery in Avellino]. But we are very well organized, combining tradition with modernity. We are a company that has a great respect for nature; in fact, we are a sustainable company.

LC: Where in America you can buy Donnachiara wine? I know about Total Wine, of course. Where else? 

IP: Our wines are very popular in the U.S., thanks to a very long effort, which involved my making many trips to America, working hard to promote and support our partners. We work with the Charmer Sunbelt Group based in New York, which has a section for Italian wines called Michelangelo Import, and with Total Wine & More, which imports us directly. (We are their first company from Campania; before us, they didn’t have any Campanian wines in their portfolio.) Many important American critics and magazines review our wines with very high scores. For example, our Irpinia Aglianico 2008 was among WineSpectator’s Top 100 Wines. The New York Times has written about us twice, in articles by Eric Asimov. James Suckling and Robert Parker have both given us scores over 90 points.

LC: Besides your mother, who was the biggest inspiration in your life? 

IP: Well, I’m lucky to have my father, a very successful industrialist who gave me the entrepreneurial mindset that I put into practice in the organization of the winery, and especially in the market. I traveled a lot because he always made me understand that to sit around waiting for deals to arrive from heaven was nonsense; instead, I had to attack the market and find my own place in it. Thanks to my perseverance and my willingness to travel, I have gained significant market share for our wines, and we continue to do so with satisfaction.

LC: Last question – an important question, I think. To pair with the National Dish of Avellino, the dish that all of the Avellinesi take off their hat and put their hand on their heart when they talk about it – obviously I’m talking about ’a menesta maretata co’ ’a pizza jonna, menesta with polenta pizza  which is the right wine that one must drink with this?

IP: Well, I would suggest a medium-bodied red wine, such as Irpinia Aglianico DOC, i.e., an Aglianico which was in the barrel for only 6 months, so that it has a certain structure and body. It wouldn’t prevaricate [overpower], as would a much more imposing Taurasi; but it has such a good balance between softness and hardness that it can "dry" the various fats in the menesta.

To purchase Donnachiara wines in America, click here.

Panorama, Cantina Donnachiara
foto: donnachiara.it
ADDENDUM (gennaio, 2017)

Un anno dopo aver scritto questo post, ho avuto l’immenso piacere di visitare Donnachiara e d’incontrare di persona la rimarchevole Ilaria. Giornata che non dimenticherò molto presto!
  
ADDENDUM (January, 2017)

A year after writing this post, I had the immense pleasure of visiting Donnachiara and meeting in person the remarkable Ilaria.  A day that I will not soon forget!

venerdì 1 gennaio 2016

Arrosto pancettato di maiale / Pork roast wrapped in pancetta

FELICE ANNO NUOVO!

Ecco una ricetta speciale per festeggiare l’anno.

Ingredienti
800 gr arrosto di maiale (arrosto disossato dalle costole)
c. 10 fette pancetta
3 rametti di santoreggia montana (dal mio orticello)
10 spichi d’aglio
vino rosso (io cabernet sauvignon argentino)
s & p

Preparazione
Avvolgete l’arrosto della pancetta. Giaccete i rametti di santoreggia in cima. Legate con spago da cucina. Circondate l’arrosto con gli spicchi d’aglio. Maccinate il sale e pepe sopra. Versate il vino sopra. Fate cuocere nel forno a 175° fino a quando la temperatura interna della carne raggiungerà i 63°. Capovolgete l’arrosto un paio di volte durante la cottura.

A cinque minuti dalla fine, mettere l’arrosto sotto il grill, a fuoco vivo, per rendere la pancetta bella croccante. (Non ho fatto questo passo oggi, che ho rimpianto.)
  HAPPY NEW YEAR!

Here is a special recipe to ring in the new year.

Ingredients
1.75 lb pork rib roast, without the bone
c. 10 slices of pancetta
3 branches of winter savory (from my garden)
10 garlic cloves
red wine (I used a cabernet sauvignon from Argentina)
s & p

Preparation
Cover the roast with pancetta. Lie the savory branches on top.  Tie with kitchen twine.  Encircle the roast with the garlic cloves. Pour the wine on top. Grind the salt and pepper on top. Cook in a 350° oven until the internal temperature of the meat reaches 145°. Turn over the roast a couple of times during cooking.

Five minutes before the end, put the roast until the broiler, on high, to make the pancetta nice and crispy. (I didn't do this step today, which I regret.)