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Diario dell’Esperienza Italoamericana
A Journal of the Italian-American Experience
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giovedì 10 agosto 2023
domenica 26 marzo 2023
Foto della settimana / Photo of the week
| Napoli, vista dal drone (Naples, drone view) Foto di / photo by Pasquale (@pacopixel94) |
domenica 12 marzo 2023
domenica 19 settembre 2021
San Gennaro / St. Januarius
| Sopra: la facciata enorme del Duomo di Napoli. Sotto: Cartolina storica dalla mia collezione personale. Notate i due campanili, che non furono mai costruiti. Anche senza di loro, la facciata è piuttosto imponente! |
Above: the enormous façade of Naples Cathedral. Below: Historic postcard from my personal collection. Note the two bell towers, which were never built. Even without them, the façade is pretty imposing! |
| Oggi è la festa di San Gennaro, patrono di Napoli. Lui è così amato a Napoli che la cattedrale è popolarmente conosciuta come il Duomo di San Gennaro – anche se non è questo il suo nome! (In realtà si chiama la Cattedrale dell’Assunta.) Non è esagerato dire che questa è una delle cattedrali più grandiose e artistiche del mondo. Molte delle cappelle laterali sono, di per sé, magnifici santuari. Vidi il Duomo per la prima volta nel gennaio 2001. Fu memorabile come la passeggiata che portò ad essa. Ricordate che questo “turista” di Boston era abituato a chiese molto più piccole, molto più nuove e (ovviamente) molto meno ornate. La camminata iniziò alla Basilica di Santa Chiara e alla Chiesa del Gesù Nuovo – due grandissime chiese, una accanto all’altra. Di Santa Chiara mi ricordo l’interno vasto ma spoglio, cosparso di piccoli resti di affreschi trecenteschi, in contrasto con l’interno riccamente ornato del Gesù Nuovo. Poi arrivai alla Piazza San Domenico Maggiore, di cui ricordo bene l’obelisco (ma non mi ricordo il più grande obelisco dell’Immacolata davanti al Gesù Nuovo). Della magnifica Chiesa di San Domenico Maggiore m’impressionò il soffitto a cassettoni. Che chiesa magnifica! Ognuna di queste tre chiese supererebbe la maggior parte delle cattedrali del Nord America. Da San Domenico mi diressi ad est su Spaccanapoli, la strada dove fu inventata la pizza... e una pizza mangiai! Da lì proseguì per Spaccanapoli e svoltai a sinistra in Via Duomo. Le chiese sembravano diventare sempre più grandi ... fino a quando ... arrivai al Duomo. Mi cadde la mascella. Una struttura mastodontica. Ogni cappella laterale mi sembrava in sé una grande chiesa. Ricordo la più grande di queste cappelle, la Cappella Reale del Tesoro di San Gennaro – così grande che ha la sua cupola! Ricordo anche un’altra cappella laterale, che di per sé è considerata una basilica: la Basilica di Santa Restituita, edificata nel quarto (!) secolo. Mi ricordo anche la cripta, completamente ricoperta di marmo (impressionante però non all’altezza della stupenda cripta del duomo salernitano). Non credo ci sia un altro duomo che possa reggere il paragonare con quello di Napoli. Con la chiesa principale, la basilica del IV secolo, la cappella gotica, la cripta rinascimentale, e la ricchezza di decorazioni barocche, questo massiccio edificio eclissa quasi tutte le altre cattedrali del mondo. A noi americani oggi può sembrare strano portare il nome del mese di gennaio (come agli italiani sembra strano chiamare una femmina Giugno!). Ma Gennaro è uno dei nomi più popolari in Campania. Mio padre si chiamava Gennaro. Prese il nome dallo zio paterno Gennaro, molto amato da mio nonno e che oggi ha molti discendenti sia in Europa che in America. |
Today is the feast day of St. Januarius, the patron saint of Naples.
He is so beloved in Naples that the Cathedral is popularly known as St. Januarius Cathedral – even though that is not its name! (It is actually called the Cathedral of the Assumption.)
It is no exaggeration to say that this is one of the grandest and most artistic cathedrals in the world. Several of the side chapels are, in themselves, magnificent sanctuaries. I first saw the Cathedral in January 2001. It was as memorable as the walk that led up to it. Remember that this “tourist” from Boston was accustomed to churches that were much smaller, much newer, and (obviously) much less ornate. The walk began at the Basilica di Santa Chiara and the Chiesa di Gesù Nuovo – two huge churches, one next to the other. I remember Santa Chiara’s vast but stark interior, dotted with small remnants of 14th-century frescoes, in contrast to the ornate interior of Gesù Nuovo. Then I reached Piazza San Domenico Maggiore, whose obelisk I remember well (but I don’t remember the larger obelisk of the Immaculate, in front of Gesù Nuovo). Inside the magnificent Church of San Domenico Maggiore, I remember the impression that the coffered ceiling made upon me. What a magnificent church! Any of these three churches would surpass most of the cathedrals in North America. From San Domenico I headed east on Spaccanapoli, the street where pizza was invented ... and I ate a pizza! From there, I continued on Spaccanapoli and took a left on Via Duomo. The churches seemed to get bigger and bigger ... until ... I arrived at the Duomo. My jaw dropped. A colossal structure. Every side chapel seemed like a large church in itself. I remember the largest of these chapels, the Royal Chapel of the Treasure of St. Januarius – so large that it has its own cupola! I also remember another side chapel, which in itself is considered a basilica: the Basilica of St. Restituita, built in the fourth (!) century. I also remember the crypt, completely covered with marble (impressive, but not on the level of the stupendous crypt of the Duomo in Salerno). I don’t think you can compare any other cathedral to that of Naples. With the main church, the fourth-century basilica, the Gothic chapel, the Renaissance crypt, and an abundance of Baroque decoration, this massive edifice eclipses most any other cathedral in the world. To us Americans today it may seem strange to name a boy after the month of January (as Italians think it’s strange to name a girl June!). But Gennaro is one of the most popular names in Campania. My father was named Gennaro. He was named after his paternal uncle Gennaro, who was very beloved by my grandfather and who has many descendants today in Europe and in America. |
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| Cupola della Cappella Reale di S. Gennaro The dome of the Royal Chapel of St. Januarius |
venerdì 17 settembre 2021
Timpano d' 'o Vesuvio
| Alcune ricette classiche, come l’Amatriciana, hanno un procedimento ben definito; se non viene seguito, il piatto semplicemente non è autentico. Altri piatti, come gli Spaghetti Caruso, possono fare riferimento a diverse ricette differenti e non correlate, e per nessuna di esse esiste una versione autentica (una con i fegatini, una con le zucchine, una con la besciamella...).
Timpano d’ ’o Vesuvio rientra nella seconda categoria. Ho cercato tra molte ricette. Ciascuna di loro era differente. Alcune usavano l’impasto della pizza. Altre usavano la pasta frolla. Alcune avevano un “cratere” in alto. Altre non avevano un’apertura. Alcune erano solide come un frittata di pasta e venivano servite a fette pulite. Altre non includevano uova o altri ingredienti leganti e il contenuto sfuso veniva scavato con un cucchiaio da portata. Alcune contenevano verdure. Altre no. Alcune contenevano gli spaghetti o i bucatini. Altri contenevano pasta corta. Tutte queste ricette diversissime erano tutte chiamate “Timpano d’ ’o Vesuvio.” Avevano qualcosa in comune? Be’, tutte erano coperte da una crosta superiore (o l’impasto per pizza o la pasta frolla). E tutte contenevano i ripieni che vi aspettereste di vedere in una pasta al forno nel Sud Italia. Onestamente, questi erano gli unici due denominatori comuni. Pertanto non ho esitato a creare il mio proprio tributo a questo amato vulcano. Volevo che fosse tre cose: terroso, focoso e fumoso. Per la terra, i portobellini (cremini). Per il fuoco, la carne delle salsicce piccanti. Per il fumo, la pancetta affumicata. INGREDIENTI PER DUE “VULCANI” PER IL SUGO 2 scatole (1600 g) di pomodori pelati italiani, passati EVO (non troppo) 2 strisce di pancetta affumicata, tagliate a quadretti con le forbici 450 g della carne di salsiccia piccante (senza budello) 1/2 cipolla piccola, tritata 2 spicchi d’aglio, affettati sale & pepe basilico fresco (aggiunto solo alla fine) 6 portobellini (cremini), affettati (saltati separatamente nel burro, sale e pepe, aggiunti al sugo solo alla fine) PER IL RIPIENO 1 kg di bucatini o perciatelli 1 kg di ricotta 4 grandi uova pecorino, grattugiato fresco un po’ di scamorza grattugiata noce moscata, grattugiata fresca prezzemolo, tritato fresco sale & pepe PER LA CROSTA Per ciascun timpano, un gran disco di pasta frolla per il fondo, un disco più grande di pasta frolla per la superficie (quindi 4 dischi). PROCEDURA Per il sugo: soffriggete l’olio, la pancetta, l’aglio e la cipolla. Aggiungete la carne della salsiccia, mescolando continuamente. Quando la maggior parte del colore rosa è sparita, aggiungete i pomodori, lavando le scatole con acqua o con vino rosso. Fate cuocere per diverse ore. Aggiungete il basilico e i funghi solo alla fine. Per il ripieno: unite tutti gli ingredienti del ripieno tranne i bucatini. Per la pasta frolla: utilizzate la tua ricetta preferita. (Per una maggiore autenticità, usate lo strutto di maiale casereccio invece del burro.) Usate le tortiere rotonde al diametro di 23 cm. Posizionate il disco più piccolo d’impasto sul fondo. Fate un buco al centro del disco più grande. Cercate di avere tutto quanto sopra pronto per il montaggio quando i bucatini sono pronti. Per i bucatini: In una pentola capiente fate bollire abbondante acqua salata. Quando raggiunge il bollore, aggiungete i bucatini, mescolate bene e, quando riprende il bollore, fate cuocere per solo cinque minuti. Scolate e sciacquate immediatamente con acqua fredda per un paio di minuti. (N.B.: normalmente non sciacquerei MAI la pasta. Lo faccio solo per la pasta al forno o per le lasagne.) Scolate, mettete in una grande ciotola o pentola, e subitissimo mescolate con uno o due mestoli di sugo (cosicché i bucatini non si attacchino). Ai bucatini, mettete il composto di ricotta e abbastanza sugo per creare un bel colore rosa. Mescolate bene. Riempite le tortiere, facendo una cupola o “montagna.” Completate con una mestolata di sugo al centro. Coprite con il disco più grande. Sigillate bene il perimetro! Infornate a 190° per c.60 minuti o fino a quando la crosta sarà dorata e il ripieno inizierà a bollire leggermente. Sfornate, lasciate riposare per 15 minuti, versate un po’ di sugo caldo sul cratere per una presentazione drammatica, poi affettate e servite! (Dovrebbe essere rimasto molto sugo, da servire sopra le fette.) |
Some classic recipes, such as Amatriciana, have a very clearly defined procedure; if it is not followed, the dish is simply not authentic. Other dishes, such as Spaghetti Caruso, can refer to several different and unrelated recipes, and there is no authentic version for any of them (one with chicken livers, one with zucchini, one with béchamel...). Timpano d’ ’o Vesuvio falls into the latter category. I searched through many recipes. Every one of them was different. Some used pizza dough. Others used pie crust. Some had a “crater” at the top. Others didn’t have a hole. Some were solid like a pasta pie, and were served in clean slices. Others did not include eggs or any other binding ingredient, and the loose contents were scooped out with a serving spoon. Some contained vegetables. Others did not. Some contained spaghetti or bucatini. Others contained short pasta. All of these very different recipes were all called “Timpano d’ ’o Vesuvio.” Did they have anything in common? Well, all of them were covered by a top crust (either pizza dough or pie crust). And all of them contained fillings that you would expect to see in a baked pasta in Southern Italy. Honestly, these were the only two common denominators. Therefore I felt no hesitation to create my own tribute to this beloved volcano. I wanted it to be three things: earthy, fiery, and smoky. For the earth, baby bella mushrooms. For the fire, hot sausage meat. For the smoke, bacon. INGREDIENTS FOR TWO “VOLCANOES” FOR THE SUGO 2 cans (1600 g) Italian peeled tomatoes, puréed EVOO (not too much) 2 strips bacon, cut in squares with scissors 1 lb (450 g) hot sausage meat (without casings) 1/2 small onion, chopped 2 garlic cloves, sliced salt & pepper fresh basil (added only at the end) 6 baby bellas, sliced (sautéed separately in butter, salt, and pepper, added to the sugo only at the end) FOR THE FILLING 2 lbs bucatini or perciatelli 2 lbs ricotta 4 eggs pecorino, freshly grated a little shredded scamorza nutmeg, freshly grated parsley, freshly chopped salt & pepper FOR THE PIE CRUST For each timpano, one large disk of dough for the bottom, one larger disk of dough for the top (therefore 4 disks). PROCEDURE For the sugo: sauté the oil, bacon, garlic, and onion. Add the sausage meat, stirring constantly. When most of the pink color has gone away, add the tomatoes, washing the cans either with water or red wine. Cook for several hours. Add the basil and mushrooms only at the end. For the filling: combine all of the filling ingredients except the pasta. For the pie crust: use your favorite recipe. (For more authenticity, use homemade pork lard instead of butter.) Use round pie pans 9” in diameter. Place the smaller disk of dough on the bottom. Cut a hole in the middle of the larger disk. Try to have all of the above ready for assembly when the pasta is ready. For the pasta: In a large pot, boil abundant salted water. When it reaches a boil, add the pasta, stir well, and when it returns to a boil, cook for ONLY five minutes (NOT the cooking time suggested on the box). Strain, and immediately rinse with cold water for a couple of minutes. (Note: normally I would NEVER rinse pasta. I do it only for baked pasta or lasagne.) Strain, put in a large bowl or pot, and immediately mix with one or two ladles of sauce (so that the bucatini do not stick together). Into the bucatini, put the ricotta mixture, and enough sauce to create a nice pink color. Stir well. Fill the pie pans, making a dome or “mountain.” Top with one ladle full of sauce in the middle. Cover with the larger disk. Seal the perimeter well! Bake at 375° for c.60 minutes or until the crust is golden brown and the filling starts to bubble somewhat. Remove from oven, let set for 15 minutes, poor a little hot sugo over the crater for a dramatic presentation, then slice, and serve! (There should be plenty of sauce left over, to serve on top of the slices.) |
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| Cartolina dalla mia collezione personale. Postcard from my personal collection. |
domenica 22 settembre 2019
’O rraù
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| Cucchiaio.it |
![]() ’O rraù ca me piace a me m’ ‘o ffaceva sulo mammà. A che m’aggio spusato a te, ne parlammo pe’ ne parlà. Io nun songo difficultuso; ma luvàmmel’ ‘a miezo st’uso. Sì, va buono: cumme vuò tu. Mò ce avèssem’ appiccecà? Tu che dice? chest’è rraù? E io m’ ‘o magno pè m’ ‘o mangià… M’ ‘a faje dicere na parola?… Chesta è carne c’ ‘a pummarola. Edoardo De Filippo |
![]() Il ragù che piace a me me lo cucinava solo Mamma. Da quando ti ho sposato, ne parliamo tanto per parlare. Io non sono difficile; ma perdiamo quest'abitudine. Si, va bene: come vuoi tu. Ora vorremmo pure litigare? Tu che dici? Questa è ragù? E io lo mangio tanto per mangiare qualcosa... Ma me la fai dire una cosa? Questa è carne con il pomodoro. Traduzione italiana: Leonardo Ciampa |
![]() The only ragù that I like is the one that Mamma cooked. Since you and I got married, we talk about it, for something to talk about. I’m not difficult; but let’s get rid of this habit. Yes, OK, whatever you say. Now you want to argue about it? What are you trying to say? That this is ragù? Can I tell you something? All this is is meat with tomatoes. English translation: Leonardo Ciampa |
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sabato 27 luglio 2019
25 immagini di Napoli / 25 images of Naples
| Non c’è dubbio che Napoli, culturalmente parlando, sia la città più ricca, più magnifica, più colorata e più influente del mondo.
Proprio adesso, i fan di Parigi stanno deridendo, imprecando, e facendo smorfie. Ma non è questo il punto: il pregiudizio che gli altri europei nutrono verso Napoli? In nessun luogo quel pregiudizio è più forte che nel Nord Italia. Tuttavia, contate la quantità di canzoni classiche napoletane che sono diventate famose in tutto il mondo. Se ne riesce a pensare di 50 velocemente; anche 100 non è difficile. Quante canzoni di Firenze o di Venezia conoscete? Se stiamo parlando di canzoni conosciute, Parigi ne ha dato al mondo due: Plaisir d’amour nel Settecento, e La vie en rose nel Novecento. Ogni 200 anni inventano qualcosa. Resta il fatto che, prima di Garibaldi, Napoli era un centro culturale del mondo. Durante il periodo di Haydn, il sogno di un giovane compositore era di studiare non a Berlino, non a Vienna, ma a Napoli – che a quei tempi aveva QUATTRO importanti conservatori. Parigi e Berlino non hanno mai avuto quattro importanti conservatori in nessun momento della loro storia. Si potrebbe parlare anche della pizza ... La pizza è il cibo più conosciuto e più amato in questo pianeta. Perché la bagna cauda non è così conosciuta o amata? Perché tutto il mondo non sta divorando la vichyssoise in questo momento? Ma non serve discutere della superiorità culturale di Napoli – perché è un fatto indiscutibile. Ecco 25 foto che danno solo il più piccolo assaggio dello splendore mozzafiato di Napoli il suo famoso golfo. |
There can be no doubt that Naples is, culturally speaking, the richest, most magnificent, most colorful, and most influential city in the world.
Right about now, fans of Paris are grimacing and scoffing and cursing. But isn't that the point: the prejudice that other Europeans harbor towards Naples? Nowhere is that prejudice stronger than in Northern Italy. However, count the amount of classic Neapolitan songs which became famous throughout the world. One can think of 50 quickly; even 100 is not hard. How many songs from Florence or Venice do you know? If we're talking about known songs, Paris has given the world two: Plaisir d'amour in the 18th century, and La vie en rose in the 20th century. Every 200 years they come up with something. The fact remains that, before Garibaldi, Naples was a cultural center of the world. During the time of Haydn, the dream of a young composer was to study not in Berlin or Vienna but Naples – which, in those days, had FOUR important conservatories. Paris and Berlin never had four important conservatories at any point in their history. One could speak also of pizza ... Pizza is the most widely known, and widely loved, food on this planet. Why isn't bagna cauda so known or loved? Why isn't the whole world devouring vichyssoise at this moment? But there is no point arguing about the cultural superiority of Naples – because it is an unarguable fact. Here are 25 photos which give only the tiniest taste of the breathtaking splendor of Naples and its famous bay. |
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| Cattedrale di Napoli |
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| Basilica di Santa Restituta |
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| Piazza del Plebiscito & la Basilica reale di San Francesco di Paola |
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| Carlo Brogni, Maccheronaio napoletano / Neapolitan macaroni-maker |
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| Cuccumella / Neapolitan flip coffee maker |
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| Casatiello |
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| Chiesa di Gesù Nuovo |
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| Giuseppe Sanmartino, Cristo Velato / Veiled Christ |
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| Faraglione |
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| Capri, Grotto azzurro |
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| Galleria Umberto |
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| Rovigliano |
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| Vesuvio |
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| Castello Nuovo |
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| Piazza di San Lorenzo |
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| Spaccanapoli |
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| Pizza margherita autentica |
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| Palazzo Donn’Anna |
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| Gaiola |
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| Piazza Trieste e Trento |
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| Pulcinella |
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| La tarantella |
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| William Marlow, Vesuvius erupting at night |
giovedì 18 luglio 2019
Luciano De Crescenzo RIP
| Solo un giorno dopo la morte del grandissimo Andrea Camilleri, abbiamo perso un altro grandissimo scrittore meridionali. Luciano De Crescenzo ci ha lasciato, a un mese dal suo 91° compleanno. L’ha detto meglio la persona sui social che ha scritto, "Se ne va un pezzo di Napoli." Nato nel quartiere Santa Lucia di Napoli il 20 agosto 1928, De Crescenzo è diventato famoso nel 1977 con il suo best seller Così parlò Bellavista, una raccolta di aneddoti sulla sua amata Napoli, che vendette oltre 600 mila copie. Nel corso degli anni, De Crescenzo è diventato un autore di successo internazionale. I suoi 44 libri (tutti pubblicati da Mondadori) hanno venduti 30 milioni di copie, tradotte in 25 paesi in 21 lingue. De Crescenzo ha avuto particolare successo nel consegnare la filosofia al grande pubblico con i suoi libri. Negli anni ’80 ha debuttato come attore in Il pap’occhio, una commedia diretta da Renzo Arbore e interpretato dall'attore premio Oscar Roberto Benigni. De Crescenzo, che aveva abbandonato la professione di ingegnere per la cultura, è morto al Policlinico Gemelli dove era stato ricoverato. Renzo Arbore e Marisa Laurito, amici stretti dello scrittore, erano con lui in ospedale – secondo quanto si apprende – accompagnandolo fino alla fine. De Crescenzo è morto oggi intorno alle ore 16.00. Domani, venerdì 19 luglio, sarà allestita nella Sala della Protomoteca in Campidoglio la camera ardente di De Crescenzo. L'apertura al pubblico è dalle 10 alle 20. (Le fonti per le informazioni di cui sopra includono l'Associated Press e Il Messaggero.) «Ora, una cosa è certa: una vita dove fila tutto liscio sarebbe di sicuro noiosa. Qualche contrarietà deve esserci, e io, grazie a Dio, le ho avute. Proprio per questo mi sento di dire che sono stato fortunato.» – Luciano De Crescenzo |
Only one day after the death of the great Andrea Camilleri, we lost another great Southern Italian writer. Luciano De Crescenzo has left us, one month shy of his 91st birthday. No one said it better than the person on social media who wrote, "A piece of Naples is gone." Born in the Santa Lucia district of Naples on August 20, 1928, De Crescenzo became famous in 1977 with his best seller Così parlò Bellavista ("Thus spoke Bellavista"), a collection of anecdotes about his beloved Naples, which sold over 600,000 copies. Over the years, De Crescenzo became an internationally successful author. His 44 books (all published by Mondadori) have sold 30 million copies, translated in 25 countries in 21 languages. De Crescenzo was particularly successful in delivering philosophy to the general public with his books. In the 1980s he made his acting debut in Il pap’occhio ("In the Pope's eye"), a comedy directed by Renzo Arbore starring Oscar-winning actor Roberto Benigni. De Crescenzo, who had abandoned the engineering profession for the arts, died at the Policlinico Gemelli where he had been hospitalized. Renzo Arbore and Marisa Laurito, close friends of the writer, were with him in the hospital. (According to reports, they were with him to the end.) De Crescenzo died today at around 4.00 pm. Tomorrow, Friday July 19th, the wake will be set up in the Protomoteca Hall in the Campidoglio. It will be open to the public from 10 am to 8 pm. (Sources for the above information include the Associated Press and Il Messaggero.) "Now, one thing is certain: a life where everything runs smoothly would certainly be boring. There must be some setbacks, and, thank God, I have had them. Precisely for this reason, I can say that I was lucky." – Luciano De Crescenzo |
giovedì 27 giugno 2019
'O spaghetto d' 'o puveriello / Pauper's spaghetti
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| Foto: YouTube |
| Miei cari lettori e lettrici sanno un paio di cose su di me. Sanno che Mimmo Corcione è il mio eroe culinario numero uno al mondo. Sanno anche che, ogni tanto, incontro una ricetta che mi porta in un luogo di distrazione totale - una trance che posso rompere solo bloggandone!
Mimmo ci racconta che ’o spaghetto d’ ’o puveriello “[e]ra un piatto che nelle case si faceva spesso: del resto il nome la dice lunga.” Anche la mamma di Mimmo ce li preparava molto spesso la sera. Nonostante la globalizzazione e la modernizzazione che stanno lentamente distruggendo la cultura italiana, che miracolo straordinario è che, in questo scritto (2019), ci sono trattorie a Napoli che servono gli autentici piatti contadini come ’o spaghetto d’ ’o puveriello. Mimmo consiglia uno di questi locali, La Casa di Ninetta (lacasadininetta.it), situato in Via Niccolò Tommaseo, a pochi passi dal Golfo di Napoli. Ingredienti per una persona 100 g spaghetti un uovo un cucchiaio di sugna (strutto di maiale) formaggio pecorino grattugiato pepe nero macinato al momento sale Preparazione Cuocete la pasta molto al dente. Intanto preparate l’uovo fritto sul tegamino (aggiungendo un pizzico di sale). L’uovo deve cuocere pochissimo, soltanto la parte bianca deve indurirsi. Il tuorlo deve essere lasciato abbastanza morbido. Versate la pasta nel piatto, sopra del quale trasferite delicatamente l’uovo fritto. Una spruzzata di pepe a piacere. Guarnite con il pecorino. |
My dear readers know a couple of things about me. They know that Mimmo Corcione is my number one culinary hero in the world. They also know that, every so often, I encounter a recipe that brings me to a place of total distraction -- a trance that I can break only through blogging about it!
Mimmo tells us that ’ o spaghetto d’ ’o puveriello “was a dish that was often made in people’s homes: after all, the name says a lot.” Mimmo’s mother also used to make it very often for dinner. Despite the globalization and modernization which are slowly destroying Italian culture, what an extraordinary miracle that, at this writing (2019), there are trattorias in Naples which serve authentic peasant dishes such as ’ o spaghetto d’ ’o puveriello. Mimmo recommends one such place, La Casa di Ninetta (lacasadininetta.it), located on Via Niccolò Tommaseo, only a few steps from the Bay of Naples. Ingredients for one person 100 g spaghetti 1 egg 1 TB pork lard grated pecorino cheese freshly ground black pepper salt Preparation Cook the pasta al dente. Meanwhile, in a skillet fry the egg (adding a pinch of salt). The egg must cook very little, only the white part should harden. The yolk should remain quite soft. Pour the pasta into the dish, on top of which gently transfer the fried egg. Add fresh ground black pepper to taste. Top with the pecorino. |
| Boscotrecase. La chiesa di SantʼAnna è circondata dalla lava della famosa eruzione del Vesuvio del 1906. Mimmo nacque in quella stradina, allora sepolta dalla lava, a sinistra della chiesa, Via Gian Battista Monaco. Tanti spaghetti d’ ’o puveriello consumati in quella stradina! St. Anne’s Church is surrounded by lava from the famous 1906 eruption of Mt. Vesuvius. Mimmo was born on that little street, buried under lava in the photo, to the left of the church, Via Gian Battista Monaco. So much Pauper’s spaghetti consumed on that little street! Foto: Wikipedia |
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| Foto: YouTube |
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| La Casa di Ninetta, Napoli Foto: The Fork |
Ecco ’o maist’!
domenica 28 febbraio 2016
Un sondaggio / A poll
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| “Vesuvio in Eruzione,” cartolina storica (timbro postale 1905), dalla collezione di Leonardo Ciampa. "Vesuvius Erupting," historic postcard (postmarked 1905), from the collection of Leonardo Ciampa. |
Qual è la più grande romanza napoletana della storia?
What is the most beautiful Neapolitan song of all time?
Cliccate sotto per la Playlist, per ascoltare tutte le 15 romanze:
Click below for the Playlist, to hear all 15 of the songs:
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lunedì 22 settembre 2014
Napoli ...
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| Cartolina dalla collezione di Leonardo Ciampa. Postcard from the collection of Leonardo Ciampa. |
| Napoli... Adottando le parole di un personaggio pucciniano, quella parola profumata si vaga nello spirto e ascose fibre va a carezzare. Napoli ha una grandiosità che uno straniero che conosce solo le città settentrionali non può concepire. La prima volta che io misi piede sul suolo partenopeo fu nel settembre del 1995. Non c’è un’altra città italiana con tanta grandezza concentrata in un’area così piccola. Camminai attraverso la Galleria Umberto. Appena uscii l’ingresso principale, subito vidi il Teatro San Carlo. Si trova in Piazza Trieste e Trento, ove si trova anche il Palazzo Reale. La facciata principale del palazzo si affaccia su Piazza Plebiscito. Di fronte al palazzo, sul lato opposto di Piazza Plebiscito, vidi l’enorme colonnato che fiancheggia la Basilica di San Francesco di Paola (una delle più grandi strutture neoclassiche del mondo, modellato ispirandosi al Partenone). Tutti questi edifici stupendi sono concentrati in un’area con raggio inferiore a 100 metri – una camminata di 5 minuti! (Devo menzionare anche l’imponente Castel Nuovo, a 2 minuti a piedi dal San Carlo.) Questa passeggiata fu il mio primo impatto con Napoli. Figuratevi che impressione mi fece questa città. Ai tempi dei Greci, furono costruite tre strade importanti che attraversavano Neapolis da ovest a est. All’epoca romana queste strade furono chiamate con nomi latini: decumano superiore (oggi dalla Via della Sapienza alla Via Santi Apostoli), decumano maggiore (oggi Via dei Tribunali) e decumano inferiore (oggi Spaccanapoli). È sorprendente che queste tre vie siano rimaste identiche sin dai tempi dei Greci. È ancora più sorprendente che, ad oggi, rimangano le vie principali per attraversare la città antica. La mia seconda passeggiata napoletana avvenne nel gennaio del 2001. Dopo di visitare il Conservatorio di San Pietro a Majella (uno dei conservatori più storicamente importante del mondo) e di passare la Cappella Sansevero (un museo che caricava l’ammissione – nella mia tirchieria andai avanti, non sapendo che dentro c’era “Cristo Velato” di Sammartino!), la camminata iniziò alla Basilica di Santa Chiara e alla Chiesa del Gesù Nuovo – due grandissime chiese, una accanto all’altra. Di Santa Chiara mi ricordo l’interno vasto ma spoglio, cosparso di piccoli resti di affreschi trecenteschi, in contrasto con l’interno riccamente ornato del Gesù Nuovo. Poi arrivai alla Piazza San Domenico Maggiore, di cui ricordo bene l’Obelisco (ma non mi ricordo il più grande Obelisco dell’Immacolata davanti al Gesù Nuovo). Della magnifica Chiesa di San Domenico Maggiore m’impressionò il soffitto a cassettoni. Che chiesa magnifica! Ognuna di queste tre chiese supererebbe la maggior parte delle cattedrali del Nord America. Da San Domenico mi diressi ad est su Spaccanapoli, la strada dove fu inventata la pizza... e una pizza mangiai! Da lì proseguì per Spaccanapoli e svoltai a sinistra in Via Duomo. Le chiese sembravano diventare sempre più grandi ... fino a quando ... arrivai al Duomo. Mi cadde la mascella. Una struttura mastodontica. Ogni cappella laterale mi sembrava in sé una grande chiesa. Ricordo la più grande di queste cappelle, la Cappella Reale del Tesoro di San Gennaro, così grande che ha la sua cupola! Ricordo anche un’altra cappella laterale, che di per sé è considerata una basilica: la Basilica di Santa Restituita, edificata nel IV (!) secolo. Mi ricordo anche la cripta, completamente ricoperta di marmo (impressionante però non all’altezza della stupenda cripta del duomo salernitano). Non credo ci sia un altro duomo che possa reggere il paragonare con quello di Napoli. Con la chiesa principale, la basilica del IV secolo, la cappella gotica, la cripta rinascimentale, e la ricchezza di decorazioni barocche, questo massiccio edificio eclissa quasi tutte le altre cattedrali del mondo. Quello che sto per dire può sembrare un’esagerazione poetica, ma è una dichiarazione veritiera: a Napoli c’è una musicalità nell’aria. La sentii il primo giorno che arrivai e mi sedetti al pianoforte. È inspiegabile, ma è reale. Non può essere coincidenza che i più grandi maestri di composizione del settecento (incluso Porpora, maestro di Haydn) fossero napoletani. In quel periodo, per studiare la composizione la mecca non era Berlino, non era Parigi, non era Londra, ma era Napoli. Nel settecento la città aveva QUATTRO conservatori! Si vede, dunque, che la superiorità musicale di Napoli non si limiti solo ai tenori lirici e ai compositori di canti popolari. È possibile che la magia di Napoli sia legata al Vesuvio? Uno sguardo alla mappa geografica ne rivela la sua spaventosa vicinanza. Più di un milione di abitanti di questa città vive proprio lì, ai piedi del vulcano, un vulcano vivo e fumante. Ancora una volta, mi potete accusare di esagerazioni poetiche. Però, bisogna dare credito a questo suolo vulcanico per la particolarità della sua uva (e di conseguenza del suo vino), dei suoi pomodori, dei suoi ortaggi. Grazie al sapore particolare di questi inimitabili prodotti della terra, la cucina napoletana ha influenzato e ispirato il resto del mondo. Spirto partenopeo, sussurro gentil, deh! non cessar! | Napoli... Borrowing the words of a Puccini character, that fragrant word wanders into my soul and caresses its hidden fibers. Naples has a magnificence that a foreigner who knows only the northern cities cannot conceive. The first time that I lay foot on Parthenopean soil was in September 1995. There is no other Italian city with so much grandeur concentrated in such a small area. I walked through the Galleria Umberto. As soon as I exited the main entrance, I immediately saw the Teatro San Carlo. It's located in Piazza Trieste e Trento, where the Royal Palace is also found. The main façade of the palace faces Piazza Plebiscito. In front of the palace, on the opposite side of Piazza Plebiscito, I saw the enormous colonnade which flanks the Basilica di San Francesco di Paola (one of the great Neoclassic structures of the world, modeled somewhat after the Parthenon). Imagine that all of these stupendous edifices are concentrated within a radius of less than 100 meters – a five-minute walk! (I must mention also the imposing Castel Nuovo, a two-minute walk from the San Carlo). This excursion was my very first impression of Naples. You can just imagine what kind of impact this city made on me. In Greek times, there were three main streets that ran the length of Neapolis west to east. In the Roman era, they were given Latin names: decumano superiore (today from Via della Sapienza to Via Santi Apostoli), decumano maggiore (today the Via dei Tribunali) e decumano inferiore (today Spaccanapoli). It is amazing that these three roads have not been moved since Greek times. But it's even more amazing that, to this day, they remain the main thoroughfares of the historic part of the city. I made my second Neapolitan excursion in January 2001. After visiting the Conservatorio di San Pietro a Majella (one of the most historically important conservatories in the world), and passing by the Cappella Sansevero (a museum that charged admission – in my cheapness I continued on, not knowing that inside was Sammartino's "Veiled Christ"!), the walk began at the Basilica di Santa Chiara and the Chiesa di Gesù Nuovo – two huge churches, one next to the other. I remember Santa Chiara's vast but stark interior, dotted with small remnants of 14th-century frescoes, in contrast to the ornate interior of Gesù Nuovo. Then I reached Piazza San Domenico Maggiore, whose Obelisk I remember well (but I don't remember the larger Obelisk of the Immaculate, in front of Gesù Nuovo). Inside the magnificent Church of San Domenico Maggiore, I remember the impression that the coffered ceiling made upon me. What a magnificent church! Any of these three churches would surpass most of the cathedrals in North America. From San Domenico I headed east on Spaccanapoli, the street where pizza was invented ... and I ate a pizza! From there, I continued on Spaccanapoli and took a left on Via Duomo. The churches seemed to get bigger and bigger ... until ... I arrived at the Duomo. The jaw dropped. A colossal structure. Every side chapel seemed like a large church in itself. I remember the largest of these chapels, the Royal Chapel of the Treasure of St. Januarius – so large that it has its own cupola! I also remember another side chapel, which in itself is considered a basilica: the Basilica of St. Restituita, built in the fourth (!) century. I also remember the crypt, completely covered with marble (impressive, but not on the level of the stupendous crypt of the Duomo in Salerno). I don't think you can compare any other cathedral to that of Naples. With the main church, the fourth-century basilica, the Gothic chapel, the Renaissance crypt, and an abundance of Baroque decoration, this massive edifice eclipses most any other cathedral in the world. The following sentence might seem like a poetic exaggeration, but it is a truthful statement: in Naples there is a musicality in the air. I felt it the first day that I arrived in Naples and sat down at the piano. It is unexplainable, but it is real. It cannot be a coincidence that the greatest composition teachers of the 18th century (including Porpora, Haydn's teacher) were Neapolitan. At that time, to study composition, the mecca was not Berlin, not Paris, not London, but Napoli. In the 1700s the city had FOUR conservatories! You see, then, that Naples's musical superiority is not confined to operatic tenors and composers of popular songs in dialect. Could the magic of Naples be related to Vesuvius? A glance at the map reveals its frightening proximity: Naples's million-plus inhabitants live right there, at the foot of the volcano – a live, smoking volcano. Once again, you might accuse me of poetic exaggerations. But at very least, you can give some credit the volcanic soil for the inimitable grapes (and, consequently, wine), tomatoes, and other vegetables which aroused Naples to create a cuisine that has influenced and inspired the rest of the world. Parthenopean spirit, may your kind whisperings never cease! |
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| Castel Nuovo (a.k.a., Maschio Angioino) Wikipedia |
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| Galleria Umberto vesuviusvspompeii.com |
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| Galleria Umberto bestourism.com |
| “Appena uscii l’ingresso principale, subito vidi il Teatro San Carlo.” “As soon as I exited the main entrance, I immediately saw the Teatro San Carlo.” Wikipedia |
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| L’ingresso principale. The main entrance. Wikipedia |
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| Piazza Trieste e Trento: Galleria Umberto & Teatro San Carlo. Wikipedia |
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| Palazzo Reale (facciata principale) Royal Palace (main façade) Wikipedia |
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| Basilica di San Francesco di Paola Wikipedia |
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| Questa vista a volo d’uccello dimostra la concentrazione di queste magnifiche strutture. Si vedono la Basilica di San Francesco di Paola sulla sinistra, il Palazzo Reale sulla destra, e dietro il palazzo (con la grande cupola scura) la Galleria Umberto. This bird's eye view shows the concentration of these magnificent structures. You see the Basilica di San Francesco di Paola on the left, the Royal Palace on the right, and behind the palace (with the large, dark cupola) the Galleria Umberto. Campaniatour.it |
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| “Vesuvio in Eruzione,” cartolina storica (timbro postale 1905), dalla collezione di Leonardo Ciampa. "Vesuvius Erupting," historic postcard (postmarked 1905), from the collection of Leonardo Ciampa. |
Questarticolo è stato scritto nel settembre 2014. L’ultima revisione: settembre 2021.
This article was written in September 2014. Latest revision: September 2021.
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