lunedì 8 ottobre 2012

Pastasciutta Nostalgica

(To read the English version, see the previous post.)

Non voglio sembrare troppo drammatico e dipingermi come un vagabondo, ramingo e solo. Comunque, è corretto dire che non esiste un luogo particolare, né in America né in Italia, che io senta come mia “patria.”
 
Ma il miglior candidato è East Boston, in particolare il quartiere che si chiama Orient Heights.


Ad Orient Heights c’è un centro religioso, la sede statunitense dell’ordine di Don Orione, i Figli della Divina Provvidenza (F.D.P.). Comprende un santuario sotterraneo dedicato alla Madonna, una casa di riposo e una famosa statua della Madonna, alta 10,7 metri, copia della statua che si trova al Centro Don Orione a Monte Mario, Roma.
 
Venticinque anni fa, all’età di 16 anni, cenai coi sacerdoti F.D.P. e consumai per la primissima volta un autentico pasto italiano (e non italoamericano). Primo-secondo-contorno-insalata-formaggi-frutta-caffè – questo sistema culinario mi era assolutamente ignoto.
 
Una sera, la cuoca dei sacerdoti pose davanti a me un piatto di spaghetti diverso da qualsiasi altro della mia esperienza precedente. Nel mio italiano straordinariamente limitato chiesi: “Come si chiama questo?” La cuoca rispose: “Pastasciutta.”
 
Cosʼera questa “pastasciutta”?

Non avevo mai visto un altro piatto del genere. Era un piatto del Settentrione o un piatto del Meridione? Sebbene i preti orionini fossero tutti settentrionali, i cuochi certamente non lo erano.

Questo richiede qualche spiegazione. Durante gli “anni di Ellis Island” (1892-1924), milioni di meridionali arrivarono a Boston. Siciliani, calabresi, napoletani, irpini, abruzzesi, ecc. Non avevo mai conosciuto una persona, manco una, di Venezia o Firenze. Invece conobbi innumerevoli persone i cui genitori provenivano dai paesini del profondo Sud. Non dimenticherò mai il giorno in cui dissi a mio padre che il paesino dei suoi genitori, Montefalcione (AV), aveva solo 3.500 abitanti. Assolutamente non mi credette. Disse: “Io conosco 3.500 montefalcionesi ad East Boston!”
 
Passarono gli anni. La memoria di quella pastasciutta mi rimase incisa in mente. Ma non la vidi mai in nessun ristorante. Non apparve mai sulla tavola di nessuna casa in cui mangiai.
 
Passarono altri anni. Un dì decisi di cercare “pastasciutta” su Internet. Feci la scoraggiante scoperta che il termine è completamente generico. Si riferisce a qualsiasi pasta che non sia in brodo. Non c’è una sola ricetta per la pastasciutta; ce ne sono un miliardo! In quel momento persi la speranza di ritrovare questo piatto.
 
Passarono ancora altri anni. Poi un dì, su un foodblog che mi era sconosciuto, vidi una ricetta: rigatoni con mandorle macinate e pomodorini datterini. Il blog si chiamava “I Pi@ttini di Drilli.”


Mi chiesi allora se quella pastasciutta di 25 anni prima fosse, in effetti, una specie di pesto rosso.

Poi, su un altro foodblog sconosciuto, vidi una ricetta per le pipe al pesto di mandorle e pomodori secchi. Questo blog si chiamava “Un Soffio di Polvere di Cannella.”


Rincuorato da queste due foodblogger, ho deciso di tentare di ricreare questa memoria culinaria, anche se a distanza di un quarto di secolo.


500 gr. spaghetti
pomodori seccati al sole
mandorle
c. 6 foglie basilico fresco
prezzemolo fresco
pecorino romano
parmigiano reggiano
olio d’oliva extravergine
(niente cipolla, niente aglio, niente pepe, e assolutamente niente sale)

Mentre cuocevano gli spaghetti, ho messo gli altri ingredienti nel robot da cucina. (La consistenza dev’essere un po’ grezza.) Con una spatola di gomma, ho trasferito il pesto in una ciotola. Ho lavato il contenitore del robot con pochissime gocce di acqua di cottura, che poi ho versato nella ciotola.

La somiglianza di questa ricetta con il sapore che conservavo nella memoria è stata per me un’esperienza emozionante.

Ho accompagnato gli spaghetti con un monovitigno salentino che si chiama Negroamaro.


Addendum: Venticinque anni fa, il condimento fu mescolato più uniformemente con gli spaghetti. E credo — sapendo quel che so oggi — che gli spaghetti fossero cotti nella padella col condimento per uno o due minuti. Ma secondo me è meglio non cuocere i pomodori. In anticipo, si possono tostare le mandorle — oppure gli spaghetti stessi (cioè, tostare gli spaghetti in una padella secca — senza olio, senza sale, senza niente, proprio secca — per qualche minuto, finché un poco dorati, prima di bollirli).

Pastasciutta Nostalgica, Rivisitata
29 gennaio 2014

Questa è stata la prima ricetta che ho mai postata in questo blog. Quindi, provo una doppia nostalgia: nostalgia per questo post, e nostalgia per il piatto descritto in esso, da 25 anni prima.

Naturalmente ci sono molte varianti a tale piatto. Con la pasta integrale è ancora più deliziosa. È possibile aggiungere un mezzo spicchio dʼaglio. È inoltre possibile aggiungere un poʼ di peperoncino secco. (Ho preparato questo piatto oggi, e ci ho aggiunto questi due ingredienti.) In particolare, si può sperimentare con diversi tipi di frutta secca. Sorprendentemente, anche le arachidi (che raramente aggiungo ai piatti salati) ci vanno molto bene. La miglior frutta secca da usare, tuttavia, sono i pistacchi. Non cʼè modo di descrivere quanto sono deliziosi. Naturalmente, sono costretto ad usare i pistacchi californiani, che sono molto buoni. Ma i pistacchi brontesi, della Sicilia ...

Sperimentate anche con la grossolanità della macinazione. Ovviamente potete macinarla finché liscia. Ma oltre al sapore e alla consistenza, una macinazione più grossolana è più sano per il corpo. Meno il cibo è raffinato, più energia il corpo deve impiegare per scomporlo e digerirlo; di conseguenza, più lentamente aumenta scotta.)

Pastasciutta della nostalgia, terza puntata
18 giugno 2026

Ieri, per qualche motivo, mi sono ritrovato a pensare ancora una volta a questa vecchia ricetta. L’idea di questi sacerdoti piemontesi che mangiavano un piatto all’apparenza così meridionale era ancora un bel rompicapo per me! Certamente un pesto, senza l’aggiunta di acqua o panna, avrebbe la stessa consistenza asciutta che ricordo. Tuttavia, il pesto alla trapanese prevede l’uso di pomodori freschi. Anche se vengono sccolati della loro acqua, il risultato resta comunque più “umido”. Esiste un altro tipo di pesto, magari a base di pomodori secchi quando quelli freschi sono fuori stagione?

L’ho chiesto a una persona che sapevo avrebbe avuto la risposta, la mia cara amica di Salemi, Rosanna Sanfilippo. Questa mattina mi ha risposto con una parola che non avevo mai sentito prima: capuliatu. Mistero risolto! Ho trovato immediatamente numerose ricette su Internet. La ricetta che segue, presa dal sito di Nadia Mangia Bedda (https://www.mangiabedda.com/), spiega perfettamente il concetto e indica gli altri ingredienti che possono essere aggiunti, come le mandorle (che sono quasi certo ci fossero in quel pesto a East Boston) e il formaggio (che forse, invece, non c’era).

  1. Mettete i pomodori secchi in una ciotola e copriteli con acqua bollente. Lasciateli riposare per 10 minuti.
  2. Scolate i pomodori e disporli su un canovaccio pulito. Asciugateli per bene.
  3. Mettete tutti gli ingredienti nel contenitore del robot da cucina o del frullatore.
  4. Frullate a impulsi fino a ottenere un pesto grossolano, oppure continuate a frullare se preferite una consistenza più cremosa. A questo punto, assaggiate il pesto e regolate il sapore a piacimento, aggiungendo altro olio, aglio, basilico o peperoncino a seconda dei gusti.
  5. Trasferite il tutto in un barattolo sterilizzato, coprite la superficie con un filo d’olio d’oliva e conservate in frigorifero fino a una settimana.
Nadia spiega che tra le possibili varianti si possono aggiungere origano secco, capperi, acciughe, frutta secca (mandorle, pinoli o noci) e formaggio grattugiato.

Rosanna aggiunge che, oltre a usarlo per condire la pasta, il capuliatu può essere spalmato sul pani cunzatu, il famoso panino siciliano. I lettori americani potrebbero provarlo sulla bruschetta (che li prego vivamente di non pronunciare BRUSCETA).

5 commenti:

  1. Saridda! Il primissimo commento sul blog. Un momento storico! Grazie, Sunshine. Viva Palermo!

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  2. mi stupisce come riesci a ricordare il sapore di un piatto mangiato da ragazzo, ti deve proprio aver colpito!
    Anche per me il termine pastasciutta è generico, nei miei ricordi è sempre riferito ad un piatto di pasta al sugo ed era il primo dei giorni pari della settimana, martedì e giovedì, e naturalmente della domenica arricchito da un sugo di carne.
    Laura

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  3. Sono davvero felice quando qualcuno ripropone con successo ciò che io sperimento :D
    Buona giornata !!

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    1. Altrettanto! Grazie a te per le tue gentili parole e per l'eloquenza dei tuoi post. Auguri!

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