lunedì 22 settembre 2014

Napoli ...

Cartolina dalla collezione di Leonardo Ciampa.
Postcard from the collection of Leonardo Ciampa.
Napoli... Adottando le parole di un personaggio pucciniano, quella parola profumata si vaga nello spirto e ascose fibre va a carezzare.

Napoli ha una grandiosità che uno straniero che conosce solo le città settentrionali non può concepire.

La prima volta che io misi piede sul suolo partenopeo fu nel settembre del 1995. Non c’è un’altra città italiana con tanta grandezza concentrata in un’area così piccola. Camminai attraverso la Galleria Umberto. Appena uscii l’ingresso principale, subito vidi il Teatro San Carlo. Si trova in Piazza Trieste e Trento, ove si trova anche il Palazzo Reale. La facciata principale del palazzo si affaccia su Piazza Plebiscito. Di fronte al palazzo, sul lato opposto di Piazza Plebiscito, vidi l’enorme colonnato che fiancheggia la Basilica di San Francesco di Paola (una delle più grandi strutture neoclassiche del mondo, modellato ispirandosi al Partenone). Tutti questi edifici stupendi sono concentrati in un’area con raggio inferiore a 100 metri – una camminata di 5 minuti! (Devo menzionare anche l’imponente Castel Nuovo, a 2 minuti a piedi dal San Carlo.) Questa passeggiata fu il mio primo impatto con Napoli. Figuratevi che impressione mi fece questa città.

Ai tempi dei Greci, furono costruite tre strade importanti che attraversavano Neapolis da ovest a est. All’epoca romana queste strade furono chiamate con nomi latini: decumano superiore, decumano maggiore (oggi Via dei Tribunali) e decumano inferiore (oggi Spaccanapoli). È sorprendente che queste tre vie siano rimaste identiche sin dai tempi dei Greci. È ancora più sorprendente che, ad oggi, rimangano le vie principali per attraversare la città antica.

La mia seconda passeggiata napoletana avvenne nel gennaio del 2001. La camminata iniziò alla Basilica di Santa Chiara e alla Chiesa del Gesù Nuovo – due grandissime chiese, una accanto all’altra. Di Santa Chiara mi ricordo l’interno vasto ma spoglio, cosparso di piccoli resti di affreschi trecenteschi, in contrasto con l’interno riccamente ornato del Gesù Nuovo. Poi arrivai alla Piazza San Domenico Maggiore, di cui ricordo bene l’Obelisco (ma non mi ricordo il più grande Obelisco dell’Immacolata davanti al Gesù Nuovo). Della magnifica Chiesa di San Domenico Maggiore m’impressionò il soffitto a cassettoni. (In America ero abituato a vedere i soffitti a volta.) Dopo San Domenico visitai il Conservatorio di San Pietro a Majella, poi continuai su Via dei Tribunali. (Allora non sapevo che fosse stato decumano maggiore).

Dopo Santa Chiara, Gesù Nuovo e San Domenico, credetti di aver già visto tutto, Ma in Via dei Tribunali, le chiese erano sempre più numerose. Dopo una mezza dozzina di chiese e due basiliche, arrivammo in Via Duomo dove trovammo il Duomo, una costruzione mastodontica. Ogni cappella laterale mi sembrava in sé una grande chiesa. Mi ricordo la più vecchia di queste cappelle laterali, che è una basilica (!), la Basilica di Santa Restituita, costruita nell’epoca paleocristiana. Mi ricordo anche la cripta, completamente ricoperta di marmo (impressionante però non all’altezza della stupenda cripta del duomo salernitano).

Non credo ci sia un altro duomo che possa reggere il paragonare con quello di Napoli. Con la chiesa principale, la basilica del VI secolo, la cappella gotica, la cripta rinascimentale, e la ricchezza di decorazioni barocche, questo massiccio edificio eclissa quasi tutte le altre cattedrali al mondo.

Quello che sto per dire può sembrare un’esagerazione poetica, ma è una dichiarazione veritiera: a Napoli c’è una musicalità nell’aria. La sentii il primo giorno che arrivai e mi sedetti al pianoforte. È inspiegabile, ma è reale. Non può essere coincidenza che i più grandi maestri di composizione del settecento (incluso Porpora, maestro di Haydn) fossero napoletani. La superiorità musicale di Napoli non si limita solo ai tenori lirici e i compositori di canti popolari.

È possibile che la magia di Napoli sia legata al Vesuvio? Uno sguardo alla mappa geografica ne rivela la sua spaventosa vicinanza. Più di un milione di abitanti di questa città vive proprio lì, ai piedi del vulcano, un vulcano vivo e fumante. Ancora una volta, mi potete accusare di esagerazioni poetiche, però bisogna dare credito a questo suolo vulcanico per la particolarità della sua uva (e di conseguenza del suo vino), dei suoi pomodori, e dei suoi ortaggi. Grazie al sapore particolare di questi inimitabili prodotti della terra, la cucina napoletana ha influenzato e ispirato il resto del mondo.

Spirto partenopeo, sussurro gentil, deh! non cessar!
  Napoli... Borrowing the words of a Puccini character, that fragrant word wanders into my soul and caresses its hidden fibers.

Naples has a magnificence that a foreigner who knows only the northern cities cannot conceive.

The first time that I lay foot on Parthenopean soil was in September 1995.  There is no other Italian city with so much grandeur concentrated in such a small area. I walked through the Galleria Umberto. As soon as I exited the main entrance, I immediately saw the Teatro San Carlo. It's located in Piazza Trieste e Trento, where the Royal Palace is also found.  The main façade of the palace faces Piazza Plebiscito. In front of the palace, on the opposite side of Piazza Plebiscito, I saw the enormous colonnade which flanks the Basilica di San Francesco di Paola (one of the great Neoclassic structures of the world, modeled somewhat after the Parthenon). Imagine that all of these stupendous edifices are concentrated within a radius of less than 100 meters – a five-minute walk! (I must mention also the imposing Castel Nuovo, a two-minute walk from the San Carlo). This excursion was my very first impression of Naples. You can just imagine what kind of impact this city made on me.

In Greek times, there were three main streets that ran the length of Neapolis west to east.  In the Roman era, they were given Latin names: decumano superiore, decumano maggiore (today the Via dei Tribunali) e decumano inferiore (today Spaccanapoli). It is amazing that these three roads have not been moved since Greek times.  But it's even more amazing that, to this day, they remain the main thoroughfares of the historic part of the city.

I made my second Neapolitan excursion in January 2001.  The walk began at the Basilica di Santa Chiara and the Chiesa di Gesù Nuovo – two huge churches, one next to the other.  I remember Santa Chiara's vast but stark interior, dotted with small remnants of 14th-century frescoes, in contrast to the ornate interior of Gesù Nuovo. Then I reached Piazza San Domenico Maggiore, whose Obelisk I remember well  (but I don't remember the larger Obelisk of the Immaculate, in front of Gesù Nuovo). Inside the magnificent Church of San Domenico Maggiore, I remember the impression that the coffered ceiling made upon me. (In America I was more used to seeing vaulted ceilings.)  From San Domenico I visited the Conservatorio San Pietro a Majella, and I continued on Via dei Tribunali (which at the time I didn't know had been the decumano maggiore).

After Santa Chiara, Gesù Nuovo and St. Domenic's, I thought I had seen everything.  But on Via dei Tribunali, the churches become larger and larger.  After half a dozen churches and two basilicas, we arrived at Via Duomo, a mastodonic edifice.  Every side chapel seemed like a large church in itself.  I remember the oldest of these side chapels, which is in itself a basilica (!), the Basilica di Santa Restituita, built in the Paleochristian era. I also remember the crypt, completely covered with marble (impressive, but not on the level of the stupendous crypt of the duomo in Salerno).

I don't think you can compare any other cathedral to that of Naples. With the main church, the sixth-century basilica, the Gothic chapel, the Renaissance crypt, and an abundance of Baroque decoration, this massive edifice eclipses most any other cathedral in the world.

The following sentence might seem like a poetic exaggeration, but it is a truthful statement: in Naples there is a musicality in the air.  I felt it the first day that I arrived in Naples and sat down at the piano.  It is unexplainable, but it is real.  It cannot be a coincidence that the greatest composition teachers of the 18th century (including Porpora, Haydn's teacher) were Neapolitan.  Naples's musical superiority is not confined to operatic tenors and composers of popular songs in dialect.

Could the magic of Naples be related to Vesuvius? A glance at the map reveals its frightening proximity: Naples's million-plus inhabitants live right there, at the foot of the volcano – a live, smoking volcano. Once again, you might accuse me of poetic exaggerations. But at very least, you can give some credit the volcanic soil for the inimitable grapes (and, consequently, wine), tomatoes, and other vegetables which aroused Naples to create a cuisine that has influenced and inspired the rest of the world.

Parthenopean spirit, may your kind whisperings never cease!
Castel Nuovo (a.k.a., Maschio Angioino)
Wikipedia
Galleria Umberto
vesuviusvspompeii.com
Galleria Umberto
bestourism.com
“Appena uscii l’ingresso principale, subito vidi il Teatro San Carlo.”
“As soon as I exited the main entrance, I immediately saw the Teatro San Carlo.”
Wikipedia
L’ingresso principale.
The main entrance.
Wikipedia
Piazza Trieste e Trento: Galleria Umberto & Teatro San Carlo.
Wikipedia
Palazzo Reale (facciata principale)
Royal Palace (main façade)
Wikipedia
Basilica di San Francesco di Paola
Wikipedia
Questa vista a volo d’uccello dimostra la concentrazione di queste magnifiche strutture. Si vedono la Basilica di San Francesco di Paola sulla sinistra, il Palazzo Reale sulla destra, e dietro il palazzo (con la grande cupola scura) la Galleria Umberto.

This bird's eye view shows the concentration of these magnificent structures.  You see the Basilica di San Francesco di Paola on the left, the Royal Palace on the right, and behind the palace (with the large, dark cupola) the Galleria Umberto.
Campaniatour.it
“Vesuvio in Eruzione,” cartolina storica (timbro postale 1905), dalla collezione di Leonardo Ciampa.
"Vesuvius Erupting," historic postcard (postmarked 1905), from the collection of Leonardo Ciampa.

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