sabato 25 marzo 2017

Il piatto piu' povero del mondo / The poorest dish in the world

Ogni paese ha delle sue proprie tradizioni e delle proprie ricette. Ma un denominatore comune in tutti i paesi è il fare del pane: si faceva il pane una volta alla settimana. A chiunque si parla, si racconta che mamma/nonna/bisnonna facesse il pane una volta alla settimana. E alla fine della settimana, con il pane raffermo che rimaneva (e mica lo si buttava – mica qualsiasi cosa commestibile si buttava!!!), si facevano tutte le zuppe di pane, le insalate di pane, tutte le ricette per il “pane cotto.”

Una volta scrissi in queste pagine: “Il mio sogno è avere abbastanza soldi per permettermi di mangiare quel che mangiavano i miei poverissimi antenati che non avevano soldi!” Adesso vi presento la ricetta PIÙ povera che conosco, una ricetta conosciuta e amata da molti meridionali, e da molti italoamericani.

(Capite che sotto si parli esclusivamente dell’immortale pane cafone croccante, NON del panaccio bianco americano di m*rda!)

1. Prendete un pezzo del pane raffermo.
2. Inumiditelo in acqua per pochi secondi.
3. Sollevatelo, per far prosciugare bene l’acqua.
4. Nel frattempo, in una piccola padella, fate scaldare lo strutto e/o l’olio d’oliva. Aggiungete aglio tritato, peperoncino secco, sale e pepe, e spegnete subito la fiamma.
5. Mettete il pane sul piatto.
6. Versate il condimento sopra.
7. Buon appetito! Recte: buonissimo appetito!!!
   Every Italian town has its own traditions and its own recipes. But a common denominator throughout all these towns is the breadmaking: the bread was baked once a week. No matter whom you speak to, he or she reports that Mamma/Grandma/Great-grandma made bread once a week. And at the end of the week, with the hard bread that remained (and it's not as if they threw it away – it's not as if they threw any edible thing away!!!), they made all of the bread soups, bread salads, all of the recipes for "cooked bread."

I once wrote in these pages:  “My dream is to have enough money to afford to eat the food eaten by my dirt-poor ancestors who had no money!” Now I present to you the POOREST recipe that I know, a recipe known and loved by many Southern Italians, and by many Italian-Americans.

(Understand that I'm talking exclusively about that immortal "peasant bread" with the hard, crispy crust. I'm NOT talking about Sunbeam or Wonder!)

1. Take a hunk of hard bread.
2. Soak it for a few seconds in water.
3. Lift it, in order to let the water drain out.
4. In the meantime, in a small skillet, heat lard and/or olive oil. Add chopped garlic, crushed red pepper, salt, and pepper, and immediately turn off the heat.
5. Put the bread on the plate.
6. Pour the condiment on top.
7. Buon appetito! Correction: buonissimo appetito!
EPILOGO
Alcuni miei amici italoamericani mi hanno raccontato della ricetta sopra. Echeggia comunque un’esperienza che io stesso provai durante la mia primissima visita in Italia.

Nell’estate del 1995, passai un’indimenticabile paio di mesi con un’indimenticabile famiglia napoletana.  La famiglia si chiamava Schettino, della quale la matriarca si chiamava Amalia Sorrentino.

Ogni mattina, per colazione, Signora Amalia aprì un gran contenitore di stagno e tirò fuori grossi pezzi di pane integrale raffermo, che erano stati strappati a mano, non a coltello. Mi sedetti alla tavola, e davanti a me trovai una ciotola d’acqua. Inzuppai il pezzo di pane. Quel pane, più un latte macchiato – ecco la mia colazione quotidiana.

Ma ci fu un contrappunto a questo. Ai vecchi tempi prima della refrigerazione, i contadini furono esperti nella conservazione degli alimenti, sia nell’olio sia nell’aceto sia nell’alcool sia nel sale sia nello zucchero. Ancora oggi, specialmente nel Meridione, sotto il lavandino in cucina, si trovano preziosi barattoli di vetro – carciofini sott’olio, melanzane sott’aceto, funghi sott’olio, ecc. & così via. Una mattina – non lo dimenticherò per il resto della vita! – i carciofini il giorno prima erano finiti, e quella mattina – senza commento, senza manco una parola – Signora Amalia spruzzò l’olio dai carciofini sopra il mio pezzo di pane inumidito. Fu un’atto d’amore, e fu uno dei più GRANDI momenti gastronomici della mia vita intera.

Pertanto, dedico questo post a questa meravigliosa donna, e a questa meravigliosa famiglia che mi diede la mia primissima esperienza italiana.
   EPILOGUE
Several Italian-American friends of mine have told me about the above recipe.  However it echoes an experience that I myself had during my very first visit in Italy.

In the summer of 1995, I spent an unforgettable couple of months with an unforgettable Neapolitan family.  The family was named Schettino, and the matriarch was named Amalia Sorrentino.

Every morning, for breakfast, Signora Amalia opened a large tin container and took out hunks of stale whole-wheat bread, broken by hand, not by knife.  I sat at the table, and before me was a bowl of water.  I dunked the bread.  That bread, plus a latte macchiato – that was my daily breakfast.

But there was a counterpoint to this. Back in the olden days before refrigeration, the peasants were experts in food preservation, be it in oil, vinegar, alcohol, salt, or sugar.  Even today, especially in Southern Italy, under the kitchen sink, one finds precious glass jars – artichoke hearts in oil, pickled eggplant, mushrooms in oil, etc. and so forth.  One morning – I will never forget it for the rest of my life! – the artichoke hearts had run out the previous day, and that morning – without comment, without even a word – Signora Amalia drizzled the artichoke oil over my moist bread.  It was an act of love, and it was one of the GREATEST gastronomic moments of my entire life.

Therefore, I dedicate this post to this marvelous woman, and to this marvelous family which gave me my very first Italian experience.

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