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giovedì 23 febbraio 2023

Enrico Caruso: His Songs

Il 150° anniversario della nascita del più grande cantante che sia mai esistito, ENRICO CARUSO, si avvicina velocemente. In quanto italoamericano, i cui antenati arrivarono in America durante gli anni di Ellis Island, il nome “Caruso” era abbastanza vicino al nome “Dio.” Da musicista professionista che (senza falsa modestia) ha decenni di esperienza nel campo della musica vocale, posso confermare che il canto di Caruso non è mai stato superato (opinione condivisa da tutti i grandi cantanti e da tutti i grandi critici del canto) . Pertanto, per questi due motivi, provo una “doppia devozione” per questo grande artista, le cui antiche incisioni continuano ad essere studiate e godute.

In questo nostro mondo la ciarlataneria è sempre esistita e sempre esisterà. I social media consentono l’emergere anche dei “musicisti” e dei “ricercatori” più insignificanti che si proclamano con coraggio “carusiani.” In mezzo a loro, tuttavia, c’è un cantante di fama internazionale, che, anche se non avesse mai visitato una biblioteca, sarebbe già rispettato per le sue numerose grandi esibizioni sui grandi palcoscenici operistici del mondo, molte delle quali sono prontamente disponibili su YouTube. Comunque quest’uomo ha sicuramente visitato alcune biblioteche! Grazie all’incredibile dedizione e caparbietà di quest’uomo così onesto e laborioso, un intero repertorio di canzoni composte da Caruso e per Caruso è stato riesumato dagli archivi di varie biblioteche del mondo e raccolto, prima in un album di spartiti, poi in un notevole set di due CD.

C’era molta emozione, e molto nervosismo, all’idea che questo set di CD – registrato nella villa di Caruso – sarebbe uscito in tempo per il compleanno speciale. È davvero disponibile. Infatti ne ho ricevuto la mia copia nella posta di ieri.

Il nome di questo carusiano – e merita davvero il soprannome – è Mark Milhofer. Il nome dell’album è Enrico Caruso: His Songs (pubblicato da Urania Records). Non c’è dubbio che questa sia la pubblicazione legata a Caruso più significativa, musicalmente e musicologicamente, pubblicata durante questo anniversario.

Solo qualcuno che ama Caruso così profondamente e così onestamente avrebbe potuto realizzare qualcosa di così straordinario. Ogni canzone è stata studiata e interpretata in modo impeccabile. Milhofer è un vero tenore con una vera carriera internazionale. Ma è anche un tenore intelligente; sa che il suo strumento è molto diverso da quello di Caruso. Canta con la propria voce e non tenta mai di imitare Caruso, o chiunque altro.

L’accompagnamento del brillante partner pianistico di Milhofer, Marco Scolastra, è al di là di ogni rimprovero. La sua esecuzione sicura e sensibile è eccezionale sotto ogni aspetto.

Naturalmente, è impossibile dimenticare che questi dischi sono stati registrati nella casa di Caruso, l’imponente villa (ora museo) a Lastra a Signa, una delle città collinari più belle della provincia di Firenze.

Nessuna spesa è stata risparmiata nel libretto che accompagna il CD, ricco di foto e informazioni biografiche su tutti i compositori. In tutta sincerità, è difficile immaginare che un vero fan di Enrico Caruso non possieda questo volume. Cliccate qua per acquistare questo CD.
   The 150th anniversary of the birth of the greatest singer who ever lived, ENRICO CARUSO, fast approaches. As an Italian-American, whose ancestors came to America during the Ellis Island Years, the name "Caruso" was pretty close to the name "God." As a professional musician who (without false modesty) has decades of experience in the field of vocal music, I can corroborate that Caruso's singing has never been surpassed (an opinion held by all of the great singers and all of the great critics of singing). Therefore, for these two reasons, I feel a "double devotion" to this great artist, whose ancient recordings continue to be both studied and enjoyed.

In this world of ours, charlatanism has always existed and will always exist. Social media allows the emergence of even the most insignicant "musicians" and "researchers" who boldly proclaim themselves "Carusians." Amidst them, however, is a vocalist of international repute, who, even if he never visited a library, would already be respected for his many great performances on the great opera stages of the world, many of which are readily available on YouTube. However, this man certain did visit a few libraries. Thanks to the incredible dedication and doggedness of this very honest and hard-working man, an entire repertoire of songs composed by Caruso and for Caruso have been exhumed from the archives of various libraries around the world and collected, first into an album of sheet music, and then into a remarkable two-CD set.

There was a lot of excitement, and a lot of nervousness, that this CD set – recorded in Caruso's own villa – would be released in time for the special birthday. It is indeed available. In fact I received my copy in yesterday's mail.

The name of this Carusian – and he really DOES deserve the moniker – is Mark Milhofer. The name of the album is Enrico Caruso: His Songs (released by Urania Records). There is no question that this is the most significant Carusian publication, musically and musicologically, to appear during this anniversary year.

Only someone who loves Caruso so deeply and so honestly could have achieved something so remarkable. Each song was researched and interpreted impeccably. Milhofer is a real tenor with a real international career. But he is also a smart tenor; he knows that his instrument is very different from Caruso's. He sings with his own voice and never attempts to imitate Caruso, or anyone else.

The accompaniment of Milhofer's brilliant pianistic partner, Marco Scolastra, is beyond any reproach. His assured and sensitive execution is exceptional in every respect.

Naturally, it's impossible to forget that these discs were recorded in Caruso's own home – the imposing villa (now museum) in Lastra a Signa, one of the most breaktakingly beautiful hilltop towns in the province of Florence.

No expense was spared in the booklet which accompanies the CD, filled with photos and biographical information about all the composers. In all sincerity, it is hard to imagine any true fan of Enrico Caruso not owning this volume. Click here to purchase this CD.
Quelle che seguono sono foto della Villa Museo Caruso da Leonardo Ciampa.
The following are photos of the Villa Museo Caruso by Leonardo Ciampa

sabato 17 settembre 2022

Discorso tortonese (19 agosto 2022)

Tortona, Basilica Santuario Madonna della Guardia
(foto: Leonardo Ciampa, 15 agosto 2022)

Ecco il discorso (in italiano) che ho tenuto durante il mio concerto alla Basilica Santuario Madonna della Guardia di Tortona, 19 agosto 2022, a “Nostræ Dominæ Custodis: Elevazione spirituale in musica in onore della Madonna della Guardia,” un evento nel Festival Perosiano 2022 (Don Paolo Padrini, direttore).

Ho ricevuto applausi per le mie composizioni. Ma ho ricevuto anche un grande applauso per il discorso stesso!

Buonasera. È quasi impossibile esprimervi quanto profondamente significativa questa sera è per me. Ma volevo almeno tentare di esprimerlo.

Quasi fin dall’inizio, la mia vita si è legata, in un modo o un altro, a Don Orione.

Sono nato nel 1971 a Boston. Sapevo parlare solo inglese, perché i miei genitori sapevano parlare solo inglese. I miei nonni erano italiani, quei paterni da Montefalcione provincia di Avellino, quei materni dalla Sicilia.

Quando sono nato vivevo a meno di un chilometro dal centro orionino, con la casa di riposo Don Orione e la famosa statua della Madonna (copia di quella a Monte Mario, a Roma).

Nel ’76 quando avevo 5 anni, mia nonna avellinese divenne residente della casa di riposo. Lei visse lì fino alla morte nell’81.

Nel frattempo, c’era un sacerdote rimarchevole di nome Don Antonio Simioni. Padre Antonio conosceva il futuro santo per diversi anni. La prima guerra lo rese orfano all’età di cinque anni. Andò a vivere negli orfanotrofi orionini — prima a Campocroce di Mirano, poi agli “Artigianelli” di Venezia, ove conosceva Don Sterpi (sepolto proprio qua sotto nella cripta). Don Orione stesso lo influenzò a entrare nel sacerdozio. Compié il noviziato a Villa Moffa con Don Cremaschi (sepolto qua sotto anche lui). Don Orione chiamò Antonio a fare l’assistentato nel seminario di Tortona. Ricevé la professione perpetua dalle mani di Don Orione a Montebello della Battaglia. L’anno prossimo, 1935, fu ordinato al Duomo di Tortona. Serviva a Villa Moffa, poi a San Michele di Tortona, poi per quasi 25 anni in Sud America. Nel ‘71 arrivò negli Stati Uniti.

Nell’anno 1987, mio nonno siciliano cantava nel Coro della Madonna a Boston. Il direttore era lo stesso Don Antonio Simioni. Il suo organista accompagnatore era Don Gino Marchesani. Padre Gino conosceva Padre Antonio all’inizio degli anni 40, quando Padre Antonio era il rettore di San Michele e Padre Gino cantava in cori sotto la direzione di Padre Antonio, anche in questo Santuario. Ma negli anni ottanta Don Gino aveva un lavoro molto impegnativo a 50 km di distanza, a Bradford, Massachusetts, come direttore di un programma per giovani disabili intellettivi. Quindi Padre Antonio aveva bisogno di un nuovo accompagnatore. Mio carissimo nonnino parlava a lui di me e a me di lui. Incontrai Padre Antonio dopo la Messa per la festa di Don Orione, domenica il 15 marzo 1987. Lui aveva 75 anni e parlava quasi niente inglese. Io avevo 16 anni e non parlavo nemmeno una parola d’italiano. Proprio per poter lavorare con lui alla Madonna di Boston, mi misi a imparare la lingua italiana, cominciando dall’inizio inizio: “Ciao, come stai?”

Ogni mercoledì sera per quasi 18 mesi, cenavo con i sacerdoti orionini. Da destra a sinistra c’erano: Don Rocco Crescenzi, Don Lorenzo Tosatto, Padre Antonio Simioni, Don Angelo Falardi e Padre John Kilmartin. La prima cena mi fu un’esperienza un po’ stupefacente. Io essendo cresciuto a Boston con genitori così americanizzati, non avevo mai preso un pasto all’italiano, con primo, secondo, insalata, formaggi, frutta, eccetera. Quando espressi il mio stupore a Don Lorenzo Tosatto, lui, SCUSANDOSI, mi rispose, “Noi prendiamo il pasto principale a mezzogiorno.”

Sebbene Don Rocco fondò la casa di riposo nel ‘51, il grande santuario sotterraneo fu costruito molto dopo. Fu finalmente dedicato il 29 novembre 1987. Padre Antonio diresse il Coro della Madonna, e fui io all’organo.

L’argomento di conversazione preferito di Padre Antonio era Perosi. Perosi, Perosi, Perosi. Io un americano di 16 anni non avevo mai sentito il nome di Perosi. Non potevo capire il suo entusiasmo per questo compositore “ignoto.” Nella mia mente di sedicenne ragionavo: “Se lui fosse un grande compositore, io conoscerei il nome.” Ma Padre Antonio era persistente. Mi regalò un’audiocassetta della Missa seconda pontificalis, con il Coro Vallicelliano diretto da Don Antonio Sartori e all’organo il grande maestro Giuseppe Agostini (che purtroppo non è più con noi). E una sera ascoltai quest’audiocassetta. Dalla prima Eleison, avevo le farfalle nello stomaco. Fui convertito.

Naturalmente questa conversione diede tantissima gioia a Padre Antonio, che poi mi regalava parecchi altri spartiti e registrazioni. Uno di questi era una registrazione nuovissima, effettuata dal vivo in questo Santuario il 10 maggio 1987. Un coro di 1700 (!) cantanti, al podio Don Luigi Sessa, all’organo il maestro Attilio Baronti. Il produttore della registrazione era il cavalier Luciano Carniglia, in collaborazione con Don Giuseppe Scappini.

Quindi era proprio questa registrazione da 35 anni fa che mi fece incominciare a capire il significato di questo Santuario. Come voi conoscete benissimo, il futuro Santo costruì quest’edificio con i preti e i novizi e i giovani chierici. Uno di questi giovani era Don Rocco Crescenzi, che era un fattorino di Don Orione. Lui mi raccontava di tutto questo, degli occhi penetranti di Don Orione davanti ai quali nessuno osava dire una bugia. Mi raccontava di portare i mattoni per costruire il Santuario. Mi raccontava della gioia della Dedicazione e di esser stato sveglio per 36 o 40 ore di fila.

Purtroppo dopo solo 18 mesi di collaborazione, Padre Antonio fu trasferito a Pompei. Potete immaginare quanto ne rimasi triste.

Nel frattempo il mio amore per la musica di Perosi cresceva, e anche il mio amore per la cultura italiana. Ardevo dal desiderio di andare in Italia, ma non ne avevo nessun programma. Padre Antonio mi mise in contatto con una famiglia che conosceva a Sant’Antonio Abate vicino a Pompei. Stetti con questa famiglia, e s’innescò una catena di eventi che cambiarono il corso della mia vita e della mia carriera. Vidi per l’ultimissima volta Padre Antonio, che purtroppo morì un anno dopo. Lui nacque quarant’anni dopo la nascita di Perosi, e lui morì quarant’anni dopo la morte di Perosi.

Nel frattempo a casa a Boston la mia vita continuava di incrociarsi con la casa Don Orione. Mia nonna siciliana soffriva di demenza. Nel 1999 fu iscritta all’asilo nido per adulti. Figuratevi che tutt’e due mie nonne hanno ricevuto cure alla casa Don Orione.

Poi un anno dopo si verificò un altro “incrocio orionino” nella mia vita. Vicinissima alla Madonna è la chiesa di San Lazzaro. I miei nonni materni si sposarono lì. Entrambi ebbero i funerali lì. Io suonai l’organo per tutt’e due funerali, ma anche perché io ero uno degli organisti di S. Lazzaro in quel periodo. Originalmente quella chiesa era stata una congregazione scalabriniana. Poi diventò una chiesa diocesana. E nell’anno 2000 diventò una chiesa orionina. Il nuovo rettore era Padre John Kilmartin.

Nel 2006, scrissi una biografia su Perosi, la primissima in lingua inglese. Commemorava il 50º anniversario della sua morte. C’erano delle strane coincidenze durante quest’anno. Uno di queste era trovare una casa cinque minuti a piedi dalla Madonna! Era un periodo breve ma nostalgico della mia vita. Trovandomi in zona, io spesso suonavo per le Messe nella cappella San Pio X, che era proprio dentro la casa di riposo. Don Rocco e Don Gino alternavano la celebrazione delle Messe. Dopo, prendevamo un caffè e un biscotto e ci ricordavamo di Don Orione e di Padre Antonio.

Nello stesso periodo, 2007, ebbi il grandissimo onore di suonare nel Festival Perosiano qua a Tortona. I direttori del festival in quell’epoca erano il Dottor Giorgio Gatti e il Cavalier Carniglia. E grazie all’intercessione del grandissimo maestro Arturo Sacchetti il mio concerto ebbe luogo al Duomo. Lamento solo il fatto che non potei incontrare Don Scappini, che era morto poco tempo prima.

Mentre stavo a Tortona, ovviamente non vedevo l’ora di assistere a una Messa al Santuario! All’organo fu Don Serafino Tosatto, cugino di Don Lorenzo Tosatto. La sua personalità arzilla e la sua esecuzione all’organo smentivano i suoi 78 anni.

Dopo tutte queste connessioni durante tutti questi anni, potreste immaginare le mie emozioni di arrivare di nuovo a Tortona questa settimana, di suonare un paio di Messe per l’Assunta lunedì scorso, di prendere pasti con i sacerdoti orionini per la prima volta in 34 anni, e di condividere questo momento importante della mia vita con voi adesso. Non potrei mai esprimere la mia gratitudine a Don Paolo Padrini, a Don Renzo Vanoi, ai musicisti, agli altri sacerdoti, e a tutto il personale qua. Sicuramente questa settimana, e questa sera in particolare, io non le dimenticherò mai.

 
    The following is an English translation of the speech that I gave, in Italian, during my concert at the Basilica Santuario Madonna della Guardia in Tortona, August 19, 2022, at “Nostræ Dominæ Custodis: Spiritual Elevation in Music in Honor of the Madonna della Guardia,” an event in the Festival Perosiano 2022 (Don Paolo Padrini, director).

I received applause for my compositions. But I also received a big round of applause for the speech itself!

Good evening. It is nearly impossible to express to you how profoundly meaningful this evening is to me. But I wanted to at least try to express it.

Almost from the beginning, my life has been intertwined, in one way or another, with Don Orione.

I was born in 1971 in Boston. I could only speak English, because my parents could only speak English. My grandparents were Italian, the paternal ones from Montefalcione province of Avellino, the maternal ones from Sicily.

When I was born I lived less than a kilometer from the national Don Orione headquarters, with the Don Orione Nursing Home and the famous statue of the Madonna (copy of the one in Monte Mario, Rome).

In 1976 when I was 5 years old, my Avellinese grandmother became a resident of the rest home. She lived there until her death in '81.

Meanwhile, there was a remarkable priest named Don Antonio Simioni. Padre Antonio knew the future saint for several years. World War I made him an orphan at the age of five. He went to live in the Don Orione orphanages — first in Campocroce di Mirano, then at the "Artigianelli" in Venice, where he knew Don Sterpi (buried right here in the crypt). Don Orione himself influenced him to enter the priesthood. He completed his novitiate at Villa Moffa with Don Cremaschi (who is also buried here). Don Orione called Antonio to do an assistantship at the Tortona Seminary. He received his perpetual profession from the hands of Don Orione himself at Montebello della Battaglia. The next year, 1935, he was ordained at Tortona Cathedral. He served at Villa Moffa, then at St. Michael's in Tortona, then for almost 25 years in South America. In 1971 he arrived in the United States.

In the year 1987, my Sicilian grandfather sang in the Madonna Choir in East Boston. The director was Don Antonio Simioni himself. The organist accompanying him was Don Gino Marchesani. Padre Gino knew Padre Antonio in the early 1940s, when Padre Antonio was the rector of San Michele and Padre Gino sang in choirs under the direction of Padre Antonio, even in this very Santuario. But in the 1980s Padre Gino had a very busy job 30 miles away in Bradford, Massachusetts as director of a program for intellectually disabled youth. So Padre Antonio needed a new accompanist. My dear grandfather spoke to him about me, and to me about him. I met Padre Antonio after Mass for the feast of Don Orione on Sunday, March 15, 1987. He was 75 years old and spoke almost no English. I was 16 and I didn't speak a single word of Italian. Specifically to be able to work with him at the Madonna in East Boston, I set about learning the Italian language, starting from the very beginning: "Ciao, come stai?"

Every Wednesday evening for almost 18 months, I dined with the Orionine priests. From right to left there were: Padre Rocco Crescenzi, Padre Lorenzo Tosatto, Padre Antonio, Padre Angelo Falardi and Father John Kilmartin. The first dinner was a somewhat astonishing experience for me. Having grown up in Boston with such Americanized parents, I had never had an Italian meal, with first course, second course, salad, cheese, fruit, etc. When I expressed my astonishment to Padre Lorenzo Tosatto, he said, APOLOGETICALLY, "We have our main meal at noon."

Although Padre Rocco founded the retirement home in 1951, the large underground sanctuary was built much later. It was finally dedicated on November 29, 1987. Padre Antonio conducted the Madonna Choir, and I was at the organ.

Padre Antonio's favorite topic of conversation was Perosi. Perosi, Perosi, Perosi. I, a 16-year-old American, had never heard the name of Perosi. I could not understand his enthusiasm for this “unknown” composer. In my 16-year-old mind I reasoned: “If he were a great composer, I would know his name.” But Padre Antonio was persistent. He gave me an audiocassette of the Missa seconda pontificalis, with the Coro Vallicelliano directed by Padre Antonio Sartori and the great maestro Giuseppe Agostini at the organ (who unfortunately is no longer with us). And one evening I listened to this audio cassette. From the first Eleison, I had butterflies in my stomach. I was converted.

Of course this conversion gave a lot of joy to Padre Antonio, who then gave me several other scores and recordings. One of these was a brand new recording, made live in this Santuario on May 10, 1987. A choir of 1700 (!) singers, Padre Luigi Sessa at the podium, Maestro Attilio Baronti at the organ. The producer of the recording was Cavalier Luciano Carniglia, in collaboration with Padre Giuseppe Scappini.

So it was this very recording from 35 years ago that made me begin to understand the significance of this Santuario. As you know very well, the future Saint built this building with the priests and novices and young clerics. One of these young men was Padre Rocco Crescenzi, who was an errand boy for Don Orione. He told me about all this, about Don Orione's penetrating eyes in front of which no one dared to tell a lie. He told me about bringing the bricks to build the Santuario. He would tell me of the joy of the Dedication and of being awake for 36 or 40 hours straight.

Unfortunately, after only 18 months of collaboration, Padre Antonio was transferred from East Boston to Pompeii, Italy. You can imagine how sad I felt.

Meanwhile my love for Perosi's music was growing, and so was my love for Italian culture. I was burning with the desire to go to Italy, but I had no plans. Padre Antonio put me in touch with a family he knew in Sant'Antonio Abate near Pompeii. I stayed with this family, and a chain of events was set off that changed the course of my life and career. I saw Padre Antonio for the very last time, who sadly died a year later. He was born forty years after Perosi's birth, and he died forty years after Perosi's death.

Meanwhile at home in East Boston my life continued to intersect with the Don Orione Home. My Sicilian grandmother suffered from dementia. In 1999 she was enrolled in the adult daycare. Imagine that both of my grandmothers received care at the Don Orione Home.

Then a year later another "Orionine intersection" occurred in my life. Very close to the Madonna is St. Lazarus Church. My maternal grandparents were married there. Both had their funerals there. I played the organ for both funerals, but also because I was one of the organists of St. Lazarus at that time. Originally that church had been a Scalabrinian congregation. Then it became a diocesan church. And in the year 2000 it became an Orionine church. The new rector was Father John Kilmartin.

In 2006, I wrote a biography on Perosi, the very first in English. It commemorated the 50th anniversary of his death. There were some strange coincidences during this year. One of them was finding a house a five-minute walk from the Madonna! It was a short but nostalgic period in my life. Being in the area, I often played for Masses in the St. Pius X chapel, which was inside the rest home. Padre Rocco and Padre Gino alternated the celebration of Masses. Afterwards, we would have a coffee and a cookie and reminisce about Don Orione and Padre Antonio.

In the same period, 2007, I had the great honor of playing in the Festival Perosiano here in Tortona. The directors of the festival at that time were Doctor Giorgio Gatti and Cavalier Carniglia. And thanks to the intercession of the great Maestro Arturo Sacchetti, my concert took place in the Cathedral. I regret only the fact that I was unable to meet Padre Scappini, who had died a short time before.

While staying in Tortona, I was obviously looking forward to attending a Mass at the Santuario! At the organ was Padre Serafino Tosatto, cousin of Padre Lorenzo. His spry personality and his organplaying belied his 78 years.

After all these connections during all these years, you could imagine my emotions arriving in Tortona again this week, playing a couple of Masses for the Assumption last Monday, having meals with Orionine priests for the first time in 34 years, and to share this important moment in my life with you now. I could never express my gratitude to Don Paolo Padrini, to Don Renzo Vanoi, the musicians, the other priests, and all the staff here. Surely this week, and tonight in particular, I will never forget.

 
Cartolina storica del Santuario di Tortona (dalla mia collezione personale)
Historic postcard of the Santuario in Tortona (from my personal collection)

domenica 10 ottobre 2021

Buon compleanno, Maestro Verdi!

Difficile credere che Verdi sia nato più di due secoli fa. Per i miei nonni era un compositore contemporaneo. Quando nacquero i miei nonni paterni, Verdi era ancora vivo e stava ancora componendo nuove opere! Otello era un’opera nuovissima, e Falstaff non era ancora stata scritta! (Figuratevi! Quando i nonni nacquero, Falstaff non era ancora scritta!) Durante la vita dei miei genitori, non c’era nessuno che non conoscesse "La donna è mobile" e "Celeste Aïda" e la Marcia Trionfale dell’Aïda e il Coro degli Zingari del Trovatore. Erano tanto conosciuti quanto le canzoni popolari dell’epoca. Grazie a Mario Lanza (che ti piaccia o non ti piaccia), la musica verdiana è tornata popolare negli anni Cinquanta, e arie come "Questa o quella" e "Parmi veder le lagrime" sono state di nuovo conosciute al pubblico. Che ve ne pare questo per il contesto: Quando mio nonno paterno nacque nel 1890, Aïda aveva solo 19 anni, la stessa età oggi dei film americani A Beautiful Mind e Fellowship of the Ring e dei film italiani La stanza del figlio e L’ultimo bacio!

Ecco un video dalla magnifica Piazza del Plebiscito di Napoli, ove i cori e le orchestre del Teatro San Carlo e dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia rappresentano la Marcia Trionfale di Aïda, sotto la direzione del Sir Antonio Pappano (17 luglio 2009). Godete le immagini della Basilica di San Francesco di Paola e del Palazzo Reale mentre ascoltate la musica immortale di Verdi.
   It is difficult to believe that Verdi was born more than two centuries ago. For my grandparents he was a contemporary composer. When my paternal grandparents were born, Verdi was still alive and still composing new operas! Otello was a brand new opera, and Falstaff had not yet been written! (Imagine! When my grandparents were born, Falstaff was not yet written!) In my parents’ lifetimes, there was no one who did not know "La donna è mobile" and "Celeste Aïda" and the Triumphal March from Aïda and the Anvil Chorus from Il Trovatore. They were as well known as the folk songs of the time. Thanks to Mario Lanza (whether you like him or don’t like him), Verdi’s music was popular again in the 1950s, and arias like "Questa o quella" and "Parmi veder le lagrime" were again known to the public. How about this for context: When my paternal grandfather was born in 1890, Aïda was only 19 years old, the same age today as the American films A Beautiful Mind and Fellowship of the Ring and the Italian films The son’s room and The Last Kiss!

Here is a video from the magnificent Piazza del Plebiscito in Naples, where the choirs and orchestras of the Teatro San Carlo and the Accademia Nazionale di Santa Cecilia perform the Triumphant March from Aïda, under the director of Sir Antonio Pappano (July 17, 2009). Enjoy the images of the Basilica of San Francesco di Paola and the Royal Palace while you listen to the immortal music of Verdi.

giovedì 16 settembre 2021

PUCCINI

È molto facile dire: “Verdi era più grande di Puccini.” È altrettanto facile dire: “Brahms non era tanto grande come Beethoven e Bach.” Ma la musica di Brahms era amata e custodita forse anche di più degli altri due B; parlava più direttamente al cuore. Lo stesso si può dire per la musica di Puccini, la più lirica, la più romantica, la più sensuale e (francamente) probabilmente la più bella musica mai scritta.

Ma nella mia vita, Puccini era qualcosa in più. La sua musica era quasi contemporanea! Mio nonno paterno nacque nel 1890 (lo stesso anno di Gigli). Otello aveva solo tre anni. Falstaff non era ancora stata scritta. E Puccini, uno dei ragazzini del quartiere, era ancora sconosciuto! Il suo primo successo, Manon Lescaut, non sarebbe stata scritta prima di altri tre anni.

Anche il mio più giovane progenitore, mia nonna materna, nacque prima della Rondine, prima del Trittico, prima della Turandot. Aïda aveva solo 43 anni (la stessa età di Evita). Rigoletto aveva solo 63 anni (la stessa età di The Music Man). I brani di successo di queste opere verdiane venivano suonati a casa di mia nonna, sul “grafofono” di famiglia. Lei conosceva “La donna è mobile” e “Questa o quella” e “Celeste Aïda” come noi conosciamo le canzoni di Frank Sinatra. E questo era Verdi. Puccini era CONTEMPORANEO. Letteralmente: mia nonna aveva già dieci anni quando lui morì. (Mio nonno paterno era un uomo di 34 anni con quattro figli.)

Decenni dopo, i suoni dell’opera italiana riempivano la casa di mia nonna il sabato, per accompagnarla a stirare e ad altri lavori domestici. Quasi invariabilmente, il compositore era Puccini. La Bohème di Beecham (con De Los Angeles e Bjoerling), la Tosca di Leinsdorf (con Milanov e Bjoerling) e la Butterfly di De Fabritiis (con Dal Monte e Gigli) erano dischi spesso ascoltati a casa sua. E dopo, lei li regalò a me ...

Le piaceva la frase “Mario! Mario! Mario!” che inizia il Duetto d’Amore dal Iº atto di Tosca (senza dubbio in parte perché il nome di suo padre era Mario). Qui presento il duetto nella sua interezza, dalla stessa registrazione di Leinsdorf che suonava così spesso.
   It’s very easy to say, “Verdi was greater than Puccini.” It’s just as easy to say, “Brahms wasn’t as great as Beethoven and Bach.” But Brahms’s music was loved and cherished perhaps even more than the other two Bs; it spoke more directly to the heart. The same can be said for the music of Puccini, the most lyrical, most romantic, most sensual, and (frankly) probably the most beautiful music ever written.

But in my life, Puccini was something more. His music was almost contemporary! My paternal grandfather was born in 1890 (the same year as Gigli). Otello was only three years old. Falstaff had not yet been written. And Puccini, one of the young kids on the block, was still unknown! His first hit, Manon Lescaut, would not be written for another three years.

Even my youngest grandparent, my maternal grandmother, was born before La rondine, before The Triptych, before Turandot. Aïda was only 43 years old (the same age as Evita). Rigoletto was only 63 years old (the same age as The Music Man). The hit tunes of these Verdian operas were played in my grandmother’s home, on the family “graphophone.” She knew “La donna è mobile” and “Questa o quella” and “Celeste Aïda” the way we know the songs of Frank Sinatra. And that was Verdi. Puccini was CONTEMPORARY. Literally: my grandmother was already ten years old when he died. (My paternal grandfather was a man of 34 with four children.)

Decades later, the sounds of Italian opera filled my grandmother’s home on Saturdays, to accompany her ironing and other housework. Almost invariably, the composer was Puccini. The Beecham Bohème (with De Los Angeles and Bjoerling), the Leinsdorf Tosca (with Milanov and Bjoerling), and the De Fabritiis Butterfly (with Dal Monte and Gigli) were oft-played records in her home. And she later gave them to me...

She liked the phrase “Mario! Mario! Mario!” which begins the Love Duet from Act I of Tosca (no doubt in part because her father’s name was Mario). Here I present the duet in its entirety, from the same recording by Leinsdorf that she played so often.

domenica 12 settembre 2021

La chiesa che costruì Sant’Orione / The church that Saint Orione built

Cartolina storica del Santuario di Tortona (dalla mia collezione personale)
Historic postcard of the Santuario in Tortona (from my personal collection)

La chiesa che costruì Sant’Orione
di Leonardo Ciampa

Ultimo aggiornamento: 29 dicembre 2021

Io sono nato nel 1971 e ho vissuto nel quartiere Orient Heights di East Boston, a meno di un chilom
etro dalla “Don Orione Home” (la casa di riposo fondata dagli Orionini nel 1951) e la statua della Madonna, alta più di 11 metri, dallo scultore ebreo-italo Arrigo Minerbi (1881-1960). Realizzata nel 1954, era una copia della statua che Minerbi aveva costruito l’anno precedente a Monte Mario, Roma. Il complesso era la sede nazionale dell’ordine orionino, i Figli della Divina Provvidenza.

Quasi fin dall’inizio, la mia vita si è legata in un modo o nell’altro alla Don Orione.

  

The church that Saint Orione built
by Leonardo Ciampa

Latest update: 29 December 2021

I was born in 1971 and lived in the Orient Heights neighborhood of East Boston, less than a kilometer from the Don Orione Home (founded by the Orionine fathers in 1951) and the 35-foot-high Madonna statue by the Jewish-Italian sculptor Arrigo Minerbi (1881-1960). Made in 1954, it was a copy of the statue that Minerbi had built the previous year in Monte Mario, Rome. The complex was the national headquarters of the Orionine Order, the Sons of the Divine Providence.

Almost from the beginning, my life was linked to the Don Orione in one way or another. 

Arrivo della statua della Madonna (1 maggio 1954). Fino agli anni ’70 si trovava ancora davanti alla Home; non era ancora stato spostata dall’altra parte della strada. (foto: donorione.org) Arrival of the Madonna statue (1 May 1954). As recently as the 1970s it was still located in front of the Home; it had not yet been moved across the street. (photo: donorione.org)
La statua nella sua posizione attuale, dall’altra parte della strada. Questa foto fu scattata nel giorno della dedicazione del Santuario, situato sotto la piazza (29 novembre 1987). Io ci fui in quel giorno: fui l’organista per la dedicazione. (foto: donorione.org) The statue in its current location, across the street.  This photo was taken on the day of the dedication of the Santuario, located below the piazza (29 November 1987). I was there that day; I was the organist for the dedication. (photo: donorione.org)

Nel 1976, quando avevo cinque anni, mia nonna paterna divenne residente della Home. Visse lì per cinque anni fino alla sua morte nel 1981, quando io avevo 10 anni. La Home aveva una sala ricevimenti al terzo piano (chiamato il quarto piano in America) dove, per il compleanno di mia nonna, si riuniva tutta la famiglia. (Intendiamoci, mio padre era uno dei nove figli!) Dopo la festa, assistevamo alla Messa nella Cappella Papa San Pio X alla Home. (Non sapevo che la Cappella fosse intitolata a Papa San Pio X, o che un giorno vi sarebbe stata fatta musica molto interessante...)

Circa cinque anni dopo, mio nonno materno si unì a due suoi amici che cantavano nel “Madonna Choir,” un coro amatoriale diretto da un notevole sacerdote di nome Don Antonio Simioni, FDP (1912-1996). Il nonno mi parlava costantemente del coro, in particolare del suo direttore. Nel frattempo, a mia insaputa, parlava di me al direttore.

Si dava il caso che Padre Antonio cercasse un organista accompagnatore. Il suo attuale accompagnatore era Don Gino Marchesani (nato nel 1928 – mentre scrivo, ancora in vita all’età di 92 anni), che aveva per un lavoro molto impegnativo a 50 chilometri di distanza, direttore di un programma per giovani disabili intellettivi presso la Don Orione Home nel quartiere Bradford di Haverhill.

Nonno mi fece assistere alla Messa per la festa di Don Orione il 15 marzo 1987, presso la suddetta cappella. (Il gran Santuario sotterraneo dall’altra parte della strada non era ancora completato.) Il coro cantò, Padre Antonio diresse e Padre Gino suonò. (La musica comprendeva anche l’Inno al Beato Luigi Orione, che lo stesso Padre Antonio aveva composto.) Successivamente salii in cantoria per incontrare Padre Antonio. Mi sedetti all’organo, e Padre Antonio mi posò davanti due pagine di musica, una delle quali era il suo arrangiamento dell’Alleluia di Perosi. Suonai tutt’e due correttamente a prima vista. Vedo ancora la fronte corrugata e il cenno di approvazione di Padre Antonio. Il lavoro ero mio! Avevo 16 anni, ero ancora al secondo anno del liceo, e non parlavo nemmeno una parola né di italiano né di dialetto. Padre Antonio aveva 75 anni e non parlava quasi inglese. Ci siamo trovati perfettamente.

  

In 1976, when I was five, my paternal grandmother became a resident in the Home. She lived there for five years until her death in 1981, when I was 10. The Home had a function hall on the fourth floor where, on my grandmother’s birthday, the whole family would gather. (Mind you, my father was one of nine children!) After the party, we would attend Mass in the Home’s Chapel. (Little did I know that the Chapel was named for Pope St. Pius X, or that much interesting music would someday be made there ...)

About five years later, my maternal grandfather joined two of his friends who were singing in the “Madonna Choir,” an amateur choir led by a remarkable priest named Don Antonio Simioni, FDP (1912-1996). Grandpa was constantly telling me about the choir, especially its director. Meanwhile, unbeknownst to me, he was also telling Padre Antonio about me.

It so happened Padre Antonio was looking for an organ accompanist. His current accompanist was Don Gino Marchesani (born 1928 – at this writing, still alive at age 92). But Padre Gino had a very challenging job 50 kilometers away, director of a program for intellectually disabled youth at the Don Orione Home in the Bradford neighborhood of Haverhill.

Grandpa arranged for me to attend the Mass for the Feast of Don Orione on March 15, 1987, at the abovementioned chapel. (The large underground Santuary across the street was not yet completed.) The choir sang, Padre Antonio conducted, and Padre Gino played. (The music included the “Hymn to Blessed Luigi Orione,” which Padre Antonio himself composed.) Afterwards I went up to the loft to meet Padre Antonio. I sat at the organ, and Padre Antonio placed in front of me two pages of music, the second being his arrangement of Perosi’s Alleluia. Both I played correctly at first sight. I can still see Padre Antonio’s furrowed brow and nod of approval. So I had the job! I was 16, still a sophomore in high school, and didn’t speak one single word of Italian or any dialect thereof. Padre Antonio was 75 and spoke almost no English. We got along perfectly.

Don Antonio Simioni, FDP (1912-1996)

Il 29 novembre di quell’anno fu dedicato il grande Santuario sotterraneo “Madonna Regina dell’Universo,” con una Messa celebrata dal Cardinale Bernard Law. Padre Antonio diresse il coro, il quartetto d’archi, due voci soliste e il sottoscritto all’organo.

Padre Antonio fu un rimarchevole compositore e direttore autodidatta. Scrisse musica con una bellissima calligrafia e scrisse molte melodie sacre, ma non sapeva comporre armonie. Quindi il mercoledì dopo la scuola, andavo a East Boston e lavoravamo insieme, armonizzando i suoi inni. Poi alle ore 18 cenavo con i sacerdoti – la mia primissima esperienza di un vero pasto italiano, con primo, secondo, ecc.! A cena ogni settimana c’erano Don Rocco Crescenzi (1916-2011, fondatore della Home), Don Lorenzo Tosatto (1936-2017), Don Angelo Falardi (1957-1997), Padre John Kilmartin (1960-2010, che veniva dal Regno Unito ma parlava perfettamente l’italiano), e naturalmente Padre Antonio. E dopo cena alle 19:30 c’era la prova del coro.

Intanto, per poter comunicare con Padre Antonio, mi misi a prendere lezioni di italiano. Come ho detto non sapevo parlare una sola parola. Dovetti cominciare dall’inizio – “Ciao, come stai?” C’era un errore linguistico che Padre Antonio non dimenticava mai. In inglese, glasses è la parola sia per “bicchieri” che per “occhiali.” Un giorno parlai degli occhiali come “bicchieri.” Padre Antonio pensava che fosse troppo divertente! Ogni tanto indicava gli occhiali e diceva: “Bicchieri!”

   On November 29 of that year, the large underground Shrine “Madonna Queen of the Universe” was dedicated at a Mass celebrated by Cardinal Bernard Law. Padre Antonio conducted the choir, string quartet, two vocal soloists, and myself at the organ.

Padre Antonio was a remarkable self-taught composer and conductor. He wrote music with beautiful penmanship, and he wrote many sacred melodies, but could not compose harmonies. So on Wednesdays after school, I went to East Boston and we worked together, harmonizing his hymns. Then at 6 p.m., I had dinner with the priests – my very first experience of a real Italian meal, with the primo, secondo, etc.! At dinner every week was Don Rocco Crescenzi (1916-2011, founder of the Home), Don Lorenzo Tosatto (1936-2017), Don Angelo Falardi (1957-1997), Fr. John Kilmartin (1960-2010, who was from the UK but spoke Italian perfectly), and of course Padre Antonio. And after dinner at 7:30 p.m. was the choir rehearsal.

Meanwhile, so that I could communicate with Padre Antonio, I started taking Italian lessons. As I mentioned I didn’t speak a single word. I had to start from the very beginning – “Ciao, come stai?” There was one linguistic blunder that Padre Antonio never forgot. In English, “glasses” is the word for both bicchieri (drinking glasses) and occhiali (reading glasses). One day I referred to eyeglasses as “bicchieri.” Padre Antonio thought that was incredibly funny! Every so often he would point to his eyeglasses and say, “Bicchieri!”
Don Lorenzo Perosi & San Luigi Orione. Nati lo stesso anno, e a pochi chilometri di distanza, erano cari amici. La foto fu scattata in agosto 1931 a Tortona, al tempo della dedicazione del Santuario. Questa cartolina mi fu data da Don Giuseppe Vallauri, FDP (1945-2020).
Don Lorenzo Perosi & St. Luigi Orione. Born the same year, and only a few kilometers apart, they were dear friends. The photo was taken in August 1931 in Tortona, at the time of the dedication of the Santuario. This postcard was given to me by Don Giuseppe Vallauri, FDP (1945-2020).

L’argomento di conversazione preferito di Padre Antonio era un compositore nato lo stesso anno di Don Orione e a pochi chilometri di distanza: Don Lorenzo Perosi. Perosi, Perosi, Perosi. Per Padre Antonio, Perosi era Bach, Mozart e Beethoven, tutti racchiusi in uno. E vi immaginate che Padre Antonio è nato 40 anni dopo la nascita di Perosi e morto 40 anni dopo la sua morte?!

Un giorno Padre Antonio mi fece un regalo: una cassetta (le ricordate?) della Missa Secunda Pontificalis di Perosi, con il Coro Vallicelliano, diretto da Don Antonio Sartori (1924-1964) con il maestro Giuseppe Agostini (1930-2020) all’organo della Basilica di Santa Francesca di Roma. Al primo eleison, avevo le farfalle nello stomaco. Adesso anch’io ero agganciato su Perosi.

Ora che ero un “convertito,” Padre Antonio mi dava diverse registrazioni e spartiti della musica di Perosi. È difficile enfatizzare eccessivamente quanto fossero rari. Il nome di Perosi era praticamente sconosciuto in America. E questo accadeva decenni prima che la musica potesse essere facilmente scaricata da Internet.

Comunque non potete immaginare quanto famoso era stato questo Perosi una volta. Non sarebbe un’esagerazione dire che, per un breve periodo (fine degli anni 1890, inizi del 1900), la sua fama internazionale era l’equivalente di qualcuno come Justin Bieber. Perosi fu l’unico membro della Giovane Scuola (Puccini, Mascagni, Leoncavallo et al.) che non compose opere. Dopo la prima del 1901 del Mosè di Perosi, con Toscanini sul podio, Mascagni disse, “Se questo comincia a scrivere opere siamo fritti.” Puccini non aveva meno ammirazione: “Il Maestro Perosi è un genio autentico ed originale della musica italiana, ed io, come l’amico Mascagni, non solo non abbiamo nulla da dire né da criticare, ma molto da ammirare e sotto certi aspetti quel cervellaccio supera noi.”

Di queste registrazioni rarissime che Padre Antonio mi regalò, una delle più interessanti fu anche la più nuova: una cassetta di una registrazione dal vivo, appena effettuata nel Santuario di Nostra Signora della Guardia a Tortona il 10 maggio 1987. Si legge:

Lorenzo Perosi
Concerto nazionale perosiano
e Convegno Scholae Cantorum
“Canti per la Messa”

Don Luigi Sessa (1927-2001) diresse 1700 (!!!) cantanti, con il maestro Attilio Baronti (1950-1993) all’organo.

Fu in quel momento che venni a capire che questo Santuario di Tortona fosse come il “Vaticano” dell’ordine orionino. Se solo avessi fatto più domande a Padre Antonio su questa chiesa che il futuro santo aveva costruito! (Ma con il mio italiano limitato, come avrei potuto?) Seppi solo dopo la sua morte che lui conosceva personalmente Don Orione e per diversi anni. Padre Antonio rimase orfano all’età di 5 anni – sua madre morì dieci giorni dopo la sua nascita; suo padre morì nella prima guerra mondiale. Come sappiamo, Don Orione aveva fondato molti orfanotrofi – incluso quello in cui si trovava piccolo Antonio. Don Orione, infatti, era stato molto influente nel discernimento di Padre Antonio di entrare nel sacerdozio. Padre Antonio doveva certamente essere presente alla dedicazione del Santuario nell’agosto 1931. Lo stesso Don Orione l’aveva chiamato a fare l’assistentato nel seminario di Tortona (1929-1931). Avrebbe iniziato un nuovo assistentato a Genova nel 1931, ma non riesco a immaginare che se ne sia andato prima della dedicazione! Anche se fosse stato a Genova, non sarebbe tornato – se non per stare con Don Orione, per ascoltare Don Perosi dirigere il coro, e suo fratello Cardinale Carlo Perosi celebrare la Messa?! (Qualcuno che sappiamo che ci sia stato Don Rocco Crescenzi. Ne parleremo più avanti.)

  

Padre Antonio’s favorite topic of conversation was a composer born the same year as Don Orione and only a few kilometers away: Don Lorenzo Perosi. Perosi, Perosi, Perosi. For Padre Antonio, Perosi was Bach, Mozart, and Beethoven all wrapped into one. And can you imagine that Padre Antonio (1912-1996) was born 40 years after Perosi’s birth and died 40 years after his death?!

One day, Padre Antonio gave me a gift: a cassette tape (remember those?) of Perosi’s Missa Secunda Pontificalis, with the Coro Vallicelliano, directed by Don Antonio Sartori (1924-1964) with maestro Giuseppe Agostini (1930-2020) at the organ of the Basilica of Santa Francesca in Rome. By the first eleison, I had butterflies in my stomach. Now I too was hooked on Perosi.

Now that I was a “convert,” Padre Antonio gave me several recordings and scores of Perosi’s music. It’s difficult to overemphasize how rare these were. The name Perosi was virtually unknown in America. And this was decades before music could be easily downloaded from the Internet.

However you can
’t imagine how famous Perosi had once been. It would not be an exaggeration to say that, for a brief period (late 1890s, early 1900s), his international fame was the equivalent of someone like Justin Bieber. Perosi was the only member of the Young School (Puccini, Mascagni, Leoncavallo, et al.) who did not compose operas. After the 1901 premiere of Perosi’s Moses, with Toscanini on the podium, Mascagni said, “If this guy starts writing operas, we’re fried.” Puccini had no less admiration: “Maestro Perosi is an authentic and original genius of Italian music, and I, like my friend Mascagni, have not only nothing to criticize but much to admire.  In certain ways that cervellaccio [crazy genius] is greater than us.”

Of these very rare recordings that Padre Antonio gave me, one of the most interesting was also the newest: a cassette of a live recording that had just been made in the Santuario di Nostra Signora della Guardia in Tortona on May 10, 1987. It read:

Lorenzo Perosi

Concerto nazionale perosiano
e Convegno Scholae Cantorum
“Canti per la Messa”

Don Luigi Sessa (1927-2001) directed 1700 (!!!) singers, with maestro Attilio Baronti (1950-1993) at the organ.

I was at that moment that I came to understand that this Santuario in Tortona was like the “Vatican” of Don Orione’s order. If only I had asked Padre Antonio more questions about this church that the future saint built! (But with my limited Italian, how could I have?) I didn’t find out until after his death that he knew Don Orione personally and for quite a few years. Padre Antonio was orphaned at age 5 – his mother died 10 days after his birth; his father died five years later in World War I.  As we know, Don Orione founded many orphanages – including the one in which little Antonio ended up. In fact, Don Orione was very influential in Padre Antonio’s discernment to enter the priesthood. Padre Antonio must certainly have been present at the dedication of the Santuario in August, 1931. Don Orione himself had called him to do an assistantship at the seminary in Tortona (1929-1931). He would start a new assistanceship in Genoa in 1931, but I can’t imagine he left before the dedication! Even if he was in Genoa, would he not have returned – if not to be with Don Orione, to hear Don Perosi conduct the choir, and his brother Cardinal Carlo Perosi celebrate the Mass?! (Someone who we know was there was Don Rocco Crescenzi. More about that later.)

La Madonna Choir, dopo l’ultima esibizione sotto la bacchetta di Padre Antonio, per la Festa dell’Assunta (15 agosto 1988). A sinistra di Padre Antonio è Franca Montemurro. A sinistra di lei, il gentiluomo con i baffi è il mio caro nonno Leonardo (“Tony”) Maggio (1910-1995). All’estrema destra è Mario Montemurro. (fotografo ignoto)
The Madonna Choir, after the last performance under the baton of Padre Antonio, for the Feast of the Assumption (15 August 1988). Left of Padre Antonio is Franca Montemurro. Left of her, the gentleman with the mustache is my dear grandfather Leonardo (“Tony”) Maggio (1910-1995). At the extreme right is Mario Montemurro. (photographer unknown)

L’ultima esibizione del Madonna Choir sotto la direzione di Padre Antonio fu per la Festa dell’Assunta, il 15 agosto 1988. Grazie a Dio una bella foto ricorda quell’occasione.

La progettazione della foto fu voluta, poiché il mese successivo – settembre 1988 – Padre Antonio fu trasferito al Santuario di Pompei (trasferimento che lui non aveva richiesto). Fu un giorno triste della mia vita che ricordo come fosse ieri. Devo aver previsto che sarebbero state scattate delle foto; portai all’aeroporto una bacchetta e una copia di una Messa di Perosi, con la quale Padre Antonio bonariamente posò!

  

The last performance of the Madonna Choir under Padre Antonio’s direction was for the Feast of the Assumption, August 15, 1988. Thank God for a beautiful photo which memorializes the occasion.

Planning the photo was intentional, for the following month – September 1988 – Padre Antonio was transferred to the Santuario in Pompeii (a transfer that he did not request). It was a sad day in my life which I remember like it was yesterday. I must have predicted that photos would be taken; I brought a baton and a copy of a Perosi Mass to the airport, with which Padre Antonio dutifully posed!  

L’addio all’aeroporto di Boston (settembre 1988). A sinistra è Don Rocco Crescenzi (fondatore della Don Orione di Boston). L’uomo nell’ultima fila a destra è Don Lorenzo Tosatto. (fotografo ignoto)
Saying farewell at Logan Airport (September, 1988).  At left is Don Rocco Crescenzi (founder of the Don Orione in East Boston). The man in the back row on the right is Don Lorenzo Tosatto. (photographer unknown)

Per i successivi sette anni rimanemmo in contatto regolare per telefono e per posta. Ogni giorno di festa ricevevo un biglietto. Ogni Natale e Pasqua alle 6 del mattino ricevevo una telefonata. Nel frattempo, continuai a studiare l’italiano. Il mio amore per la cultura italiana continuò a crescere. Le cose “bollirono fuori della pentola” nel settembre 1994, quando fui assunto dal Conservatorio di Boston come Pianista Accompagnatore e Assistente Didattico della novantenne Dottoressa Iride Pilla (1904-1997). “Miss Pilla” (come tutti la chiamavano) aveva avuto una carriera storica sia come soprano operistico che come maestra di canto. Parlava con fluidità assoluta tre lingue: inglese, italiano e napoletano.


Dopo alcuni mesi di lavoro con lei, l’unica cosa che mi veniva in mente era di andare in Italia. A parte la musica, l’Italia era l’unica cosa che avevo in mente. Ero ossessionato.

Il problema era che non ne avevo alcun programma. Volevo solo comprare un biglietto e partire, e basta. Pensavo a Firenze. Dopotutto, conoscevo molte delle opere d’arte lì. (Purtroppo non conoscevo nessun essere umano lì.)

La mancanza di un programma fece allarmare un po’ Padre Antonio. Mi telefonò e disse: “Conosco una famiglia, vicino a Pompei. È una buona famiglia. Il figlio è un tenore. Penso che voi due potreste andare d’accordo.” Il loro cognome era Schettino.

Poche settimane prima della mia partenza, il mio amatissimo nonno morì, dopo una brevissima battaglia contro il cancro. Telefonai a Padre Antonio e mi sciolsi in lacrime. “Coraggio!” lui mi disse.

Pieno di tristezza per mio nonno ma di eccitazione per il viaggio, il 6 agosto 1995, arrivai all’aeroporto di Napoli e per la primissima volta misi piede in terra italiana. E la primissima faccia familiare che vidi fu il volto sorridente di Padre Antonio Simioni! Gli Schettino ci portarono alla loro bella casa a Sant’Antonio Abate, a meno di 14 miglia in linea d’aria dalla bocca del Vesuvio. La mia “residenza” in Italia durò solo sei settimane, ma il viaggio innescò una catena di eventi che cambiarono il corso della mia vita e della mia carriera.

  

For the next seven years we remained in regular contact by phone and mail. Every holiday I received a card. Every Christmas and Easter at 6 a.m. I received a telephone call. Meanwhile, I continued studying Italian. My love for Italian culture continued to grow. Things came to a head in September 1994, when I was hired by the Boston Conservatory to be the piano accompanist and teaching assistant of the 90-year-old Dr. Iride Pilla (1904-1997). Miss Pilla had had a storied carrier as a soprano and voice teacher. She was categorically fluent in three languages: English, Italian, and Neapolitan.

After a few months of working with her, the only thing I could possibly think of was to go to Italy. Other than music, Italy was the only thing on my mind. I was obsessed.

The problem was that I had no plan whatsoever. I was just going to buy a ticket and go, and that was it. I was thinking of Florence. After all, I knew about many of the artworks there. (Unfortunately, I didn’t know any people there.)

My lack of a plan startled Padre Antonio a little bit. He telephoned me and said, “I know a family, near Pompeii. They are a good family. The son is a tenor. I think you would get along well with him.” Their name was Schettino.

A few weeks before my departure, my beloved grandfather died after a short bout with cancer. I called Padre Antonio and dissolved into tears. “Coraggio!” he said.

Filled with sadness over my grandfather but excitement about the trip, on August 6, 1995, I arrived at the Naples Airport, and I set foot on Italian soil for the very first time. And the very first familiar face that I saw was the smiling face of Padre Antonio Simioni! The Schettino’s brought us to their beautiful home in Sant’Antonio Abate, less than 14 miles as the crow flies from the mouth of Mount Vesuvius. My “residence” in Italy lasted only six weeks, but the trip set off a chain of events that changed the course of my life and career.

Il Santuario di Pompei (foto: Wikipedia)
The Santuario in Pompeii (photo: Wikipedia)

Un anno dopo, ricevetti la notizia che Padre Antonio era morto a Pompei. Secondo Franca Montemurro, “È morto come lui meritava di morire: un infarto nel sonno, senza soffrire. Sono entrati nella sua stanza e lui se n’era andato.” Franca era da lungo tempo Direttrice delle Attività della Home. Lei e suo marito Mario erano stati cantanti nel Madonna Choir. Ancora più importante, erano la famiglia che Padre Antonio non aveva mai avuto. Come ricorderete, lui era rimasto orfano. Una volta lui mi disse: “Non sapevo cosa fosse la famiglia finché non sono entrato nel sacerdozio.”

Qualche anno dopo, la mia vita s’incrociò di nuovo con la Don Orione. Mia nonna materna soffriva di demenza. Nel 1999 fu iscritta ad un asilo nido per adulti al Don Orione. (Per farla accettare, le dicemmo che fosse un “lavoro.” Quando lei ci andava, credeva che “andasse al lavoro.”) Era difficile assistere al declino di una persona così intelligente e così forte. Sul lato positivo, rimasi contentissimo di rivedere Franca Montemurro!

Un anno dopo si verificò un altro “incrocio orionino” con la mia vita. Molto vicino alla Don Orione si trova la Chiesa di S. Lazzaro, costruita nel 1923. Nel 1934 (solo 11 anni dopo!), i miei nonni materni si sposarono a S. Lazzaro. Entrambi ebbero lì i loro funerali (rispettivamente nel 1995 e nel 1999). Negli anni ’90 il parroco di S. Lazzaro (ora chiamata S. Giuseppe & S. Lazzaro) fu Padre Richard P. McLaughlin (che piaceva molto ai miei nonni, così come a me). Quando Padre McLaughlin fu trasferito nel 2000, la chiesa (che era in declino) diventò una chiesa orionina. Il nuovo parroco era Padre Kilmartin, uno dei sacerdoti con cui avevo cenato i mercoledì 13 anni prima!

  

A year later, I received the news that Padre Antonio passed away in Pompeii. According to Franca Montemurro, “He died as he deserved to die: a heart attack in his sleep, without suffering. They came in his room, and he had gone.” Franca was the long-time Director of Activities at the Home. Franca and her husband Mario had been singers in the Madonna Choir. More importantly, they were the family that Padre Antonio never had. As you recall, he had been an orphan. He said to me once, “I didn’t know what family was until I entered the priesthood.”

A few years later, my life again intersected with the Don Orione. My maternal grandmother suffered from dementia. In 1999 she was enrolled in an adult daycare program at the Don Orione. (To get her to agree to it, we told her that it was a “job.” She believed that she was “going to work.”) It was hard to witness the decline of someone so smart and so strong. On the positive side, I was very happy to see Franca Montemurro again!

A year later, the Don Orione intersected once again in my life. Very close to the Don Orione is the church of St. Lazarus, built in 1923. In 1934 (only 11 years later!), my maternal grandparents were married in St. Lazarus. Both had their funerals there (in 1995 and 1999, respectively). In the 1990s the pastor at St. Lazarus (now called St. Joseph-St. Lazarus) was Fr. Richard P. McLaughlin (whom my grandparents liked very much, as did I). When Fr. McLaughlin was transferred in the year 2000, the church (which had been declining) became a Don Orione church. The new pastor was Fr. Kilmartin, one of the priests with whom I had had Wednesday suppers 13 years previously!

Questa foto cattura il momento che vidi il Santuario di Tortona per la primissima volta (settembre 2005). Un momento emozionante!
This photo captures the moment that I saw the Santuario in Tortona for the very first time (September 2005). What an exciting moment!

Nel 2005 ero impegnato a scrivere una biografia di Perosi, la prima mai scritta in lingua inglese. Così Perosi e Don Orione mi stavano molto in mente quel settembre. Feci una tournée di concerti d’organo in Italia e Austria. I primi due concerti furono a Pralungo (provincia di Biella) e Bischofshofen (stato di Salisburgo). Tortona non era di passaggio tra quelle due città! Comunque dovevo (DOVEVO) assolutamente vederlo. Implorai Prof. Siegbert Kuhn, il mio manager-autista-amico, di fare una deviazione. Quando ci arrivammo il sole era quasi tramontato. Ma era già abbastanza buio che la statua della Madonna fosse illuminata. Che emozione vedere finalmente la chiesa che Don Orione aveva fatto costruire! Tuttavia, era troppo tardi per poter entrare.

Quel dicembre mi trasferii ad Orient Heights, dopo 31 anni che non ci vivevo. La mia casa era a soli 5 minuti a piedi dal Santuario della Madonna! Ogni giorno vedevo la statua della Madonna. Ero così felice di essere lì che spesso suonavo messe gratuitamente nella Cappella, solo per il piacere di farlo! La maggior parte delle messe erano celebrate da Padre Gino, ma a volte celebrava Padre Rocco. Dopo la messa chiacchieravo con il celebrante, a volte davanti a caffè e biscotti. Era in queste conversazioni che seppi tante cose su Don Orione e Padre Antonio.

Padre Rocco era stato un fattorino di Don Orione. Si legge che il Santuario fu “costruito da preti e giovani chierici.” Il quindicenne Padre Rocco fu uno di quei giovani chierici. Mi raccontò di dover portare dei mattoni. Ed era raggiante quando diceva di esser stato presente alla dedicazione. “Sono stato sveglio per 36 ore di fila!”, mi raccontò. (O magari ne furono 40?) Padre Rocco ricordava gli “occhi penetranti” di Don Orione. “Sentivo di dover dire la verità, perché se non l’avessi fatto, lui l’avrebbe saputo.”

Padre Gino aveva conosciuto Padre Antonio all’inizio degli anni Quaranta, quando Padre Antonio era rettore di San Michele a Tortona (1941-1947). Il giovane Padre Gino cantava spesso nei cori sotto la direzione di Padre Antonio al Santuario. (Ancora un altro collegamento al Santuario!)

  

In 2005 I was busily writing a biography of Perosi, the first one ever written in the English language. Thus Perosi and Don Orione were much on my mind that September. I made an organ concert tour of Italy and Austria. The first two concerts were in Pralungo (province of Biella) and Bischofshofen (state of Salzburg). Tortona was not on the way between those two cities! However I absolutelyhad to (HAD TO) see it. I begged Prof. Siegbert Kuhn, my manager-chauffeur-friend, to make a detour. By the time we got there the sun had almost gone down. But it was dark enough that the Madonna statue was illuminated. What a thrill to finally see the church that Don Orione built! However, it was too late to be able to enter.

That December I moved back to Orient Heights, after not having lived there for 31 years. My house was only a 5-minute walk from the Madonna Shrine! Every day I saw the Madonna statue. I was so happy to be there that I often played Masses for free in the Chapel, just for the pleasure of it! Most of the Masses were said by Padre Gino, but sometimes Padre Rocco celebrated. After Mass I would chat with the celebrant, sometimes over coffee and cookies. It was in these conversations that I learned so much about Don Orione and Padre Antonio.

Padre Rocco had been an errand boy for Don Orione. We read that the Santuario was “built by priests and young clerics.” The 15-year-old Padre Rocco was one of those young clerics. He told me about having to carry bricks. And he glowed when he talked about being present at the dedication. “I was awake for 36 hours straight!”, he told me. (Or maybe it was 40?) Padre Rocco remembered Don Orione’s “penetrating eyes.” “I felt I had to tell the truth, because if I didn’t, he would have known.”

Padre Gino knew Padre Antonio back in the early 1940s, when Padre Antonio was rector of St. Michael’s in Tortona (1941-1947). The young Padre Gino often sang in choirs under Padre Antonio’s direction at the Santuario. (Yet another connection to the Santuario!)

La cassetta vera e propria che Padre Antonio mi regalò nel 1987.
The actual cassette that Padre Antonio gave me in 1987.
Con il maestro Arturo Sacchetti alla sua casa a Santhià (VC) (settembre 2005). With Maestro Arturo Sacchetti at his home in Santhià (province of Vercelli) (September 2005).

Riuscite a immaginare che stavo completando una biografia di Perosi a pochi metri dal punto esatto in cui avevo ascoltato la sua musica per la primissima volta?!

La biografia si completò nel marzo 2006, in tempo per il 50° anniversario della morte di Perosi. Per il libro intervistai diverse persone, tra cui Arcangelo Paglialunga (1920-2011), giornalista vaticanista che conosceva Perosi e scrisse su di lui una biografia negli anni Cinquanta, quando il compositore era ancora in vita. Tuttavia il perosiano più importante che conobbi e con cui diventai amico fu il maestro Arturo Sacchetti, il massimo esperto mondiale della musica di Perosi. Per una coincidenza incredibile, lui abitava solo 30 chilometri da una delle tappe della mia tournee!

Per intercessione del Sacchetti, ebbi l’indescrivibile onore di suonare in concerto al Festival Perosiano 2007 a Tortona, proprio nella cattedrale dove Perosi era organista (e suo padre prima di lui). V
idi la tomba marmorea di Perosi, nella navata del Duomo. In più, entrai proprio nella stanza, dietro la cantoria, dove a volte dormiva Don Orione da giovane! 

Gli organizzatori del Festival in quel periodo erano il dott. Giorgio Gatti e il Cav. Uff. Luciano Carniglia. Quando domandai loro della registrazione del 1987 con 1700 cantanti, Carniglia non solo ne era a conoscenza: era stato lui a produrla! L’aveva fatto in collaborazione con il recentemente scomparso Don Giuseppe Scappini (1921-2006), che era stato direttore musicale della Cattedrale sia direttore fondatore del “Corale San Luigi Orione,” residente al Santuario. Carniglia mi regalò una versione in CD della cassetta che mi aveva tanto entusiasmato 20 anni prima.

(Devo anche ricordare che Don Scappini era la forza dietro il restauro di qualità museale dell’organo del Duomo. Purtroppo morì prima che potessi incontrarlo.)

  

Can you imagine that I was completing a Perosi biography mere meters from the exact spot where I first heard his music?!

The biography was completed in March 2006, in time for the 50th anniversary of Perosi’s death. I interviewed several people for the book, including Arcangelo Paglialunga (1920-2011), a Vatican journalist who knew Perosi and wrote a biography on him the 1950s, while the composer was still alive. However the most important Perosian who I met and befriended was Arturo Sacchetti. Sacchetti was and is the world’s leading expert on Perosi’s music. By an amazing coincidence, he lived less than 19 miles from one of the stops on my tour!

Through Sacchetti’s intercession, I had the indescribable honor of playing a concert in the Festival Perosiano 2007 in Tortona, in the very cathedral where Perosi was organist (and his father before him). 
I saw Perosi’s marble tomb, in the nave of the Cathedral. As an added bonus, I entered the very room, behind the choir loft, where Don Orione sometimes slept as a youth! 

The organizers of the Festival at that time were Dr. Giorgio Gatti and Cav. Uff. Luciano Carniglia. When I asked them about the 1987 recording with 1700 singers, Carniglia not only knew about it – he was the one who produced it! It was in collaboration with the recently deceased Don Giuseppe Scappini (1921-2006). Don Giuseppe was both music director of the Cathedral and founding director of the “Corale San Luigi Orione,” in residence at the Santuario. Carniglia gave me a CD version of the cassette which had so thrilled me 20 years before. 

(I must also mention that Don Scappini was the force behind the museum-quality restoration of the Cathedral organ. Alas, he passed away before I could meet him.)

Il momento che vidi il Santuario per la prima volta alla luce del giorno (novembre 2007).
The moment that I saw the Santuario for the first time in daylight (November 2007).

Essendo a Tortona, ebbi finalmente l’opportunità di visitare il Santuario! E c’era un’ora che sapevo per certo sarebbe stato aperto: domenica mattina. Come descrivere l’emozione di assistere alla Messa nella chiesa i cui mattoni erano stati portati dal futuro Sant’Orione e Padre Rocco? La chiesa dedicata dal cardinale Perosi con il fratello a dirigere il coro? La chiesa dove dirigeva Padre Antonio e cantava Padre Gino? La chiesa dove una volta risuonarono le voci di 1700 cantori? Seduto all’organo Mascioni quella mattina fu Don Serafino Tosatto (1929-2020), che per coincidenza era cugino di Padre Lorenzo Tosatto ad East Boston. La personalità vivace e l’esecuzione forte di Don Serafino smentivono i suoi 78 anni.

L’anno 2022 segnerà il 150° anniversario della nascita sia di Don Perosi che di Sant’Orione. E in data 19 agosto 2022, IO CI SARÒ! S
eduto all’organo! Un sogno diventerà realtà.

  

Being in Tortona, I finally had the opportunity to visit the Santuario! And there was one time I knew for sure that it would be open: Sunday morning. How do I describe the thrill of attending Mass in the church whose bricks had been carried by the future Saint Orione and Padre Rocco? The church dedicated by Cardinal Perosi with his brother directing the choir? The church where Padre Antonio conducted and Padre Gino sang? The church where 1700 singers’ voices once resounded? Seated at the Mascioni organ that morning was Don Serafino Tosatto (1929-2020), who coincidentally was a cousin of Padre Lorenzo Tosatto in East Boston. Don Serafino’s sprightly personality and strong playing belied his 78 years.

The year 2022 will mark the 150th anniversary of the births of both Don Perosi and Saint Orione. And on August 19, 2022, I WILL BE THERE! Seated at the organ!  A dream will come true.


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Foto dal sito web del Santuario (www.madonnadellaguardiatortona.it)
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Photo from the Santuario website (www.madonnadellaguardiatortona.it)

giovedì 27 agosto 2020

Un racconto castellammarese

Iride Pilla (1924)
Iride Pilla & Leonardo Ciampa (1994)

Cari amici,

Sono pieno di nostalgia in questi giorni! Ci sono stati molti anniversari importanti negli ultimi due mesi. Non ultimo di questi è stato il 25° anniversario della prima volta che misi piede sul suolo di una nazione straniera. Quella nazione, ovviamente, era L’ITALIA!

Una delle gioie della genitorialità è quando tuo figlio diventa abbastanza grande da farti domande serie. Ieri il mio primogenito Antonino (“Nino”), ora sedicenne, mi ha fatto delle domande che mi hanno fatto scoprire una coincidenza che, a 25 anni, non me ne rendevo conto! Solo ieri l’ho scoperta!

Potrei dire tanto di quel primo viaggio in Italia! Sapevo che ci dovevo andare. Voglio dire, CI DOVEVO ANDARE. Ma dove? Con chi? Dove starei? Cosa farei? Non sapevo nemmeno in quale parte d’Italia andare. Il mio pensiero era: “Magari Firenze”.

Le prime due dozzine di anni della mia vita furono sempre intrecciate, in un modo o nell’altro, con la Don Orione Nursing Home a East Boston, la casa di riposo fondata gestita dai padri orionini, i Figli della Divina Providenza. Negli anni ’80 lavorai con un sacerdote orionino di nome Don Antonio Simioni (1912-1996). Fu lui la ragione per cui scoprii la musica del suo idolo, Don Lorenzo Perosi (1872-1956). Fu anche la ragione per cui mi misi a imparare a parlare l’italiano. Dovevo per forza: lui non parlava inglese.

I padri orionini trasferirono Padre Antonio da East Boston al bellissimo Santuario di Pompei. Stava lì nel 1995, quando seppe che io stavo venendo in Italia. Era felice che venissi, ma allarmato che non ne avessi un piano! Mi telefonò. “Conosco una famiglia ... Il loro figlio è un tenore. È una buona famiglia.” Grazie alla sua intercessione e all’incredibile generosità della famiglia Schettino, ora avevo un posto dove andare.  Non era Firenze, ma era sempre Italia!

Gli Schettino vivevono in un piccolo paese vicino a Pompei, chiamato Sant’Antonio Abate. Quando arrivai all’aeroporto di Napoli il 6 agosto 1995, il primissimo volto familiare che vidi fu quello di Padre Antonio!

Ricordo ancora il pranzo quel giorno – il mio primissimo pasto in Italia! Primo piatto: orecchiette in salsa di pomodori e patate a cubetti. Secondo piatto: bistecca con patate fritte. La cara signora Amalia, che non era mai stata in America, pensava che da americano io avrei voluto mangiare carne e patate. Imparò subitissimamente che io volevo essere più italiano degli italiani!

Da cuoca napoletana, Amalia aveva pochi eguali e nessuna rivale. Era la classica cucina napoletana: pochi ingredienti, preparazioni semplici, esplosioni di sapore. Era molto umile riguardo alle sue capacità in cucina. Una volta, quando le disse che era un'ottima cuoca, rispose: “Oh no no no, conosco solo alcune ricette”. Tuttavia la sua maestria era nota a tutti. Un giorno in spiaggia, dissi scherzosamente: “Un dì voglio sposare una donna che fa soldi come Pascà ma cucina come Amalia!” Qualcuna rispose: “Potresti incontrare qualcuna che fa soldi come Pasquale. Ma non incontrerai mai nessuna che cucina come Amalia”.

Prima colazione era pane duro immerso nell’acqua. Forse non sembra una colazione deliziosa, ma lo era! I grossi pezzi di pane multicereali erano conservati in un grande contenitore di latta. Ognuno aveva un piattino per il pane e una piccola ciotola d’acqua per immergere il pane duro. Era questo che mangiavo ogni mattina, con una variante che non dimenticherò mai. Nei giorni che precedevano la refrigerazione, i contadini conservavano il cibo sott’olio o sott’aceto. Ancora oggi, gli italiani del sud hanno meravigliosi barattoli sotto il lavandino, pieni di cose tipo melanzane sott’olio, peperoni sott’aceto, funghi sott’olio e così via. Un giorno, i carciofini sott’olio erano finiti. Nel barattolo restava solo l’olio, con i sapori dei carciofini e l’aglio e le spezie. Ero seduto a tavola con il mio pane duro. Senza dire una parola (ormai mi conosceva), prese il barattolo, si avvicinò a me e versò quest’olio dorato del Cielo sul mio pane. Fino ad oggi, questo rimane uno dei momenti gastronomici insuperabili della mia vita!

Da bere a colazione, prendevamo latte macchiato. Mentre il latte veniva scaldato sul fornello, Amalia andava al frigorifero e ne tirava fuori una piccola fiala di vetro piena di caffè zuccherato del giorno prima. Con questo “macchiava” il latte caldo nella pentolina (da qui il termine “latte macchiato”).

Pranzo era alle 13:00 o alle 14:00. Tutti si sedevano a tavola. Se mancava qualcuno, aspettavamo. Anche dopo che tutti si erano seduti, nessuno toccava il cibo. Nessuno si muoveva finché il dottor Pasquale non disse: “Buon appetito!” A queste due parole, tutti improvvisamente si tuffarono nel loro cibo. Ricordo ancora quella quotidianità!

Amalia seguiva strettamente il tradizionale ordine italiano delle portate: pasta o riso; carne o pesce; contorni serviti su piatti separati (di cui almeno uno della verdura a foglia verde); la portata di formaggio; frutta. Amalia non serviva il caffè a pranzo. Quando il pranzo era finito, tutti facevano il riposo. Dormivamo fino alle 16:00 o alle 17:00. 

Da questo pisolino mi svegliavano non una sveglia, ma il suono e l’odore del caffè che Amalia stava preparando! Il Bialetti stava sui fornelli. Nel frattempo, lei aveva una brocca di metallo, con una quantità di zucchero misurata con molta attenzione. Quando uscivano le prime gocce di caffè, le versava nella brocca. Con un cucchiaio di metallo mescolava con vigore lo zucchero e le gocce di caffè per fare una pasta. Il suono di metallo contro metallo era la mia “sveglia”. (Le case italiane non sono tappezzate, quindi il suono viaggiava facilmente su per le scale fino alla mia camera da letto.) Quando il resto del caffè era pronto, lei lo versava in questa pasta. Tutti bevevano ’na tazzulell’ ’e caffè, e il caffè avanzato andava nella fiala di vetro, per il latte del mattino successivo!

La cena veniva servita alle 21:00 o alle 22:00. Il primo piatto era gli avanzi del pranzo o, se non ci fossero abbastanza avanzi, Amalia preparerebbe qualcosa di nuovo (qualcosa semplice, come una frittata). Il secondo piatto era gli affettati con pane.

I seguenti due aneddoti vi dicono tutto quello che dovete sapere sul carattere di Amalia.

Un giorno, a Sant’Antonio Abate, entrai in un negozio di via Roma. Le comprai alcuni bibelot (se ricordo bene, un paio di statuette di angeli in ceramica). Quando glieli presentai, lei disse: “Oh, no no no no! Non dovresti comprarmi niente! Dovresti solo volermi bene!” (Disse esattamente così.) In un batter d’occhio, smise a fare quel che faceva e uscì dalla porta. (Non avevo idea di dove stesse andando). Mezz’ora o un’ora dopo, tornò e mi regalò il mio primo Bialetti e un mattone di caffè macinato!

Gran parte di questo viaggio si trascorreva presso la residenza estiva degli Schettino nel Parco delle Acacie, a Santa Maria di Castellabate. Un giorno entrai in una gelateria dall’altra parte della strada rispetto all’ingresso del Parco, in Corso Beato Simeone. Entrai, indicai il gelato alla pesca e dissi: “Una coppetta di gelato, per favore”. La ragazza rispose: “Un chilo?” 

Allora ... lampante, chiaro come il sole, ricordo quel momento. Il mio accento americano era più forte allora che adesso. Tuttavia, non è possibile che quella ragazza scambiasse “coppetta” per “chilo”. Anche il mio io giovane e ingenuo si rese conto che lei stava facendo “quella cosa che gli italiani fanno ai turisti americani”. Eppure in quel momento mi bloccai. Perché? Chissà, ma quando lei disse “Un chilo?” risposi timidamente e incredibilmente “Sì”. 13.000 lire! Sarebbero più di 8 euro, 25 anni fa! Rientrato a casa, tutti gli uomini risero di me e si divertirono a farlo. Ma quella cara signora, carissima Amalia, lei ebbe pietà di me e senza dire una parola mi diede 13.000 lire.

Prima di trasferirsi a Sant’Antonio Abate (da dove proveniva Pasquale), la famiglia abitava a Castellammare di Stabia. (Non sapevo questo, fino a molti anni dopo.) Fu lì che nacque loro figlio, il mio amico Raffaele (“Lello”). Castellammare di Stabia è una città storicissima e bellissima, il cui panorama marino offre una classica vista del Monte Vesuvio. Ricordavo Castellammare come il “paese accanto” da Sant’Antonio Abate. Tuttavia, mentre guardo una mappa oggi, mi rendo conto che se debba attraversare un pezzetto di Gragnano per arrivarci. Il nome Gragnano potrebbe suonarvi familiare: è la capitale della produzione pastificia nel mondo! Gragnano sta alla pasta come il San Marzano sta ai pomodori. (Solo decenni dopo ho capito di essere stato così vicino a Gragnano, senza mai visitarlo. Non sapevo dove si trovava.)

Saltate avanti di 25 anni alla mia conversazione ieri con mio figlio Nino e alla mia “scoperta”. Lui mi domandava delle varie scuole di musica a Boston. Quando ha domandato del Conservatorio di Boston, è stato sorpreso di sapere che una volta suo padre era un membro della loro facoltà. Nel 1994-1995 ebbi l’onore di essere il pianista-accompagnatore e l’esercitore della rinomata soprano e maestro di canto, la dottoressa Iride Pilla (1904-1997). All’epoca aveva 90 anni! Stranamente, non avevo mai parlato a Nino di lei o del mio anno con lei. 

Nata a Lynn, Massachusetts, nel 1904, crebbe trilingue. Anche a 90 anni parlava inglese, italiano e napoletano con la stessa padronanza. Per il canto e per le lingue, la sua mente era straordinaria!  Parliamo di una donna che aveva 17 anni quando Caruso morì ... donna il cui mentore Agide Jacchia era una delle amiche più intime di Mascagni ... donna che cantò in importanti produzioni operistiche a Parma, Piacenza e Reggio nell’Emilia ... che eseguì Andrea Chénier nella presenza del compositore ... che cantò Cavalleria Rusticana con la compagnia lirica di Salmaggi a New York più di 100 volte ... Ma perché continuare? Ancora più importante, era una donna intelligente, gentile e divertente che, nonostante la sua età e il suo confino su una sedia a rotelle, mi voleva bene e mi insegnava di una cultura che è svanita da tempo dal pianeta. 

Dopo quell’anno con Miss Pilla, ero così appassionato dell’Italia e di tutto ciò che è italiano, ero in fiamme. Avevo problemi a pensare ad altro. Fu allora che spezzai il suo cuore novantenne. Le diedi la notizia che sarei andato in Italia. Ma lei capì. Io ci dovevo andare. Voglio dire, io CI DOVEVO ANDARE.

Dunque sto raccontando tutto questo a mio figlio ieri. E poi mi sono pensato: “Aspetta: da dove veniva la famiglia di Miss Pilla? So che lei ed io ne parlavamo.” Ho dovuto cercare nelle mie banche di memoria - era qualcosa a cui non pensavo da tempo. Dopo un minuto o così, mi sono ricordato improvvisamente: Castellammare di Stabia.

Quindi, la donna ispiritrice, la donna che accese in me la fiamma per andare in Italia, l’idea folle che inziò con “Magari Firenze” e finì a Sant’Antonio Abate nella casa di una famiglia castellammarese … la famiglia di quest’ispiritrice era di Castellammare. Non l’avevo collegato fino a ieri. 

Oggi stavo pensando di più a queste cose. E ho fatto ancora un’altra scoperta. Ho capito che il primissimo organo che abbia mai suonato in Italia era a Castellammare. Letteralmente non me ne sono reso conto fino ad OGGI. Nell’agosto o settembre 1995, partecipammo a una messa in onore del 25° anniversario di matrimonio di uno dei fratelli di Amalia. La messa si celebrò presso la Basilica nella località di Castellammare detta Pozzano. Lello cantò per la messa (“Fratello sole sorella luna” e un paio di altri brani). Io non lo accompagnai, ma prima della messa, prima che arrivasse la gente, suonai alcune note sull’organo. I primissimi tasti d’organo che io abbia mai toccato in Italia. 

Per molti anni pensavo che questa chiesa fosse in un paese chiamato Lèttere (luogo del ricevimento dopo la messa). Solo negli ultimi anni ho saputo che questa chiesa era a Castellammare. E Pozzano aveva perfettamente senso: ricordo ancora la storia che mi raccontò Pasquale quel giorno, sul famoso dipinto della Madonna nascosto nel pozzo.

Carissima Miss Pilla: La tua mente novantenne era così veloce. E la mia mente ventiquattrenne era così lenta, perché mi ci è voluto un quarto di secolo per capire questi collegamenti castellammaresi! Che possano queste parole di gratitudine e d’affetto raggiungerti in Paradiso. E che tu non possa mai essere dimenticata.

Dal tuo devoto
Leonardo
27 agosto 2020

Post scriptum

Volevo controllare l’autobiografia di Iride Pilla, per essere sicuro che il mio ricordo su Castellammare di Stabia fosse corretto. Lo era: sua madre, Assunta Greco, era infatti di Castellammare di Stabia. La questione allora era: da dove veniva suo padre, Desiderio Pilla? Miss Pilla parlava molto più spesso di sua madre e dei Greco che di suo padre. Con alcune ricerche su internet, ho appreso che Desiderio nacque il 28 dicembre 1879 a Mirabello Sannitico, in provincia di Campobasso. Del padre Miss Pilla mi raccontava spesso una storia che non apparì nell’autobiografia. La storia andava che in precedenza Desiderio era stato sposato con una donna il cui nome era Iride. Lei morì di parto. Desiderio ne rimaneva così sconvolto che quando la sua seconda moglie Assunta diede alla luce una bambina, le chiese di chiamarla Iride. Una ricerca su Internet conferma la storia: Desiderio sposò una donna di 19 anni di nome Iride Parella a Manhattan il 22 settembre 1900. Loro figliuolo, Edgardo, morì in tenera età.

  Dear friends,

I am filled with nostalgia these days! There were many important anniversaries over the past couple of months. Not the least of these was the 25th anniversary of the first time that I set foot on the soil of a foreign country. That country, of course, was ITALY!

One of the joys of parenthood is when your son grows old enough to ask you serious questions. Yesterday, my firstborn Antonino (“Nino”), now 16 years old, asked me questions that caused me to discover a coincidence that, in 25 years, I did not realize! Only yesterday did I discover it!

I could say so much about that first trip to Italy! I knew I had to go there. I mean, I HAD TO GO THERE. But where? With whom? Where would I stay? What would I do? I didn’t even know what part of Italy to go to. My thought was, “Maybe Florence.”

The first two dozen years of my life were always interwoven, in one way or another, with the Don Orione Home in East Boston, a nursing home founded and operated by the Don Orione fathers, the “Sons of Divine Providence.” In the 1980s I worked with a Don Orione priest named Don Antonio Simioni (1912-1996). He was the reason that I discovered the music of his idol, Don Lorenzo Perosi (1872-1956). He was also the reason that I learned to speak Italian. I had to – he did not speak English.

The Don Orione fathers moved Padre Antonio from East Boston to the beautiful Santuario in Pompei. That was where he was in 1995, when he learned I was coming to Italy. He was delighted I was coming, but alarmed that I had no plan! He called me on the phone. “I know a family … Their son is a tenor. They are a good family.” Thanks to his intercession, and to the incredible generosity of the Schettino family, I now had a place to go. It wasn’t Florence, but it was still Italy!

The Schettinos lived in a small town near Pompeii, called Sant’Antonio Abate. When I arrived at the Naples Airport on August 6, 1995, the very first familiar face that I saw was that of Padre Antonio!

I still remember the lunch that day – my very first meal in Italy! First course: orecchiette in a sauce of tomatoes and potatoes in little cubes. Second course: steak with French fried potatoes. Dear Signora Amalia, who had never been to America, thought that as an American I would want to eat meat and potatoes. She learned very quickly that I wanted to be more Italian than the Italians!

As a Neapolitan cook, Amalia had few equals and no rivals. It was the classic Neapolitan cuisine: few ingredients, simple preparations, explosions of flavor.  She was very humble about her abilities in the kitchen. Once when I told her she was a great cook, she said, “Oh no no no, I just know a few recipes.” However her mastery was known to all. One day at the beach, I said kiddingly, “Someday I want to marry a woman who makes money like Pasquale but cooks like Amalia!” Someone replied, “You might meet someone who makes money like Pasquale. But you’ll never meet anyone who cooks like Amalia.”

Breakfast or “prima colazione” was hard bread dipped in water. It doesn’t sound like a delicious breakfast, but it was! The large chunks of multigrain bread were stored in a large tin container. Everyone got a small flat plate for the bread and a small bowl of water to dip the hard bread in. This was what I ate every morning, with one variant that I shall never forget. In the days before refrigeration, farmers preserved food in oil or vinegar. Even today, southern Italians have wonderful jars under their sink, containing things like eggplant in oil, peppers in vinegar, mushrooms in oil, and so forth. One day, the artichoke hearts had run out. All that remained in the jar was the oil, with the flavors of the artichokes and garlic and spices. I was sitting at the table with my hard bread. Without saying a word (by now she knew me), she took the jar, came over to me, and drizzled this golden oil from Heaven over my bread. To this day, this remains one of the unsurpassed gastronomic moments of my life! 

To drink at breakfast, we had “latte macchiato.” While the milk was being warmed on the stove, Amalia went to the refrigerator and took out a small glass vial filled with day-old espresso and sugar. With this she “marked” the warm milk in the pan (thus the term “latte macchiato”).

The main meal, “pranzo” was at 1 or 2 p.m. Everyone sat at the table. If someone was missing, we waited. Even after everyone was seated, no one touched the food. No one moved until Doctor Pasquale said, “Buon appetito!” Upon those two words, everyone suddenly dived into their food. I still remember this daily occurrence!

Amalia followed the strict order of the courses: pasta or rice; meat or fish; side dishes served on separate plates (at least one of which being green, leafy vegetables); the cheese course; dessert and fruit. Amalia didn’t serve espresso at pranzo. When pranzo was over, everyone would have a “riposo” or siesta. We would sleep till 4 or 5 p.m.

From this nap I was awoken not by an alarm clock, but by the sound and smell of Amalia making the espresso! The Bialetti would be going on the stove. Meanwhile, she had a metal pitcher, with a very carefully measured amount of sugar. When the first drops of the coffee would come up, she would pour them into the pitcher. With a metal spoon she vigorously mixed the sugar and drops of coffee to make a paste. The sound of the metal against metal was my “alarm clock.” (Italian homes aren’t carpeted, so the sound easily traveled up the stairway to my bedroom.) When the rest of the espresso was ready, she would pour it into this paste. Everyone would drink a shot of espresso, and the leftovers would go into the glass vial, for the next morning’s latte!

Dinner, or “cena,” was served at 9 or 10 p.m. The first course was leftovers from the pranzo or, if there were not enough leftovers, Amalia would make something new (something simple, like a frittata). The second course was cold cuts and bread.

The following two anecdotes tell you all you need to know about Amalia’s character.

One day, in Sant’Antonio Abate, I walked into a shop on Via Roma. I bought her a few bibelots (if I recall correctly, a couple of ceramic statuettes of angels).  When I presented them to her, she said, “Oh, no no no no!  You’re not supposed to buy me anything!  You’re just supposed to love me!” (That’s exactly what she said.)  On a dime, she stopped what she was doing and walked out the door. (I had no idea where she was going). A half-hour or hour later, she returned and gave me my first Bialetti and a brick of ground espresso!

Much of this trip was spent at the Schettinos’ summer home in the Parco delle Acacie, in Santa Maria di Castellabate. One day I walked to a gelateria across the street from the entrance of the Parco, on Corso Beato Simeone. I walked in, pointed to the peach gelato, and said, “Una coppetta di gelato, per favore.” The girl replied, “Un chilo?”  

Now, as clear as the sunshine I remember that moment.  My American accent was stronger then than now.  However, there is no way that girl mistook “coppetta” for “chilo.”  Even my young, naïve self realized that she was doing “that thing that Italians do to American tourists.”  Yet I froze at that moment.  Why?  Who knows, but when she said, “Un chilo?” I replied timidly, and incredibly, “Sì.” 13,000 lire!  That would be more than 8 Euros, 25 years ago!  When I returned home, the men all laughed at me, and enjoyed doing so.  However, that dear woman, dearest Amalia, took pity upon me and without saying a word gave me 13,000 lire.

Before moving to Sant’Antonio Abate (where Pasquale was from), the family lived in Castellammare di Stabia. (I did not know this until many years later.) It was there that their son, my friend Raffaele (“Lello”) was born. Castellammare di Stabia is a historic and beautiful town, whose seascape offers a classic view of Mt. Vesuvius. I remembered Castellammare as being “the next town over” from Sant’Antonio Abate. However, as I look at a map today, I realize that you have to drive through a little piece of Gragnano to get there. The name Gragnano may sound familiar to you: it is the capital of pasta production in the world! Gragnano is to pasta what San Marzano is to tomatoes. (Only decades later I realized that I had been so close to Gragnano, without ever visiting it. I didn’t know where it was.)

Skip forward 25 years to my conversation yesterday with my son Nino and my “discovery.” He was asking me about the various music schools in Boston. When he asked about the Boston Conservatory, he was surprised to learn that his father was once a member of their faculty. In 1994-1995, I had the honor of being the piano accompanist and teaching assistant of the renowned soprano and teacher, Dr. Iride Pilla (1904-1997). She was 90 years old at the time! Oddly enough, I had never told my son about her, or about my year with her.

Born in Lynn, Massachusetts, in 1904, she grew up trilingual. Even at age 90, she spoke English, Italian, and Neapolitan with equal fluency. For singing and for languages, her mind was extraordinary!  We’re talking about a woman who was 17 when Caruso died … a woman whose mentor Agide Jacchia was one of Mascagni’s closest friends … a woman who sang in important opera productions in Parma, Piacenza, and Reggio nell’Emilia … who performed Andrea Chénier in the presence of the composer …who sang Cavalleria Rusticana with Salmaggi’s opera company in New York more than 100 times … But why go on? More important than that, she was a smart and kind and funny woman who, despite her age and her confinement to a wheelchair, doted over me and taught me about a culture that has long since vanished from the planet.

After that year with Miss Pilla, I was so impassioned about Italy and everything Italian, I was on fire. I had trouble thinking about anything else. It was then that I broke Miss Pilla’s nonagenarian heart. I broke the news that I was going to Italy. But she understood. I had to go there. I mean, I HAD TO GO THERE.

So I’m telling my son all of this yesterday. And then I got to thinking, “Wait a minute, where was Miss Pilla’s family from? She and I used to talk about it.”  I had to search my memory banks – this was something I hadn’t thought about in a while. After a minute or so I suddenly remembered: Castellammare di Stabia.

Thus, this inspiring woman, this woman who fanned the flame in me to go to Italy, a crazy idea that started with “Maybe Florence” and ended in Sant’Antonio Abate, in the home of a family from Castellammare … this inspirer’s family was from Castellammare. I did not make that connection until yesterday. 

Today I was thinking more about these things.  And I made another discovery.  I realized that the very first organ that I ever played in Italy was in Castellammare.  I literally did not realize this until TODAY.  In August or September 1995, we were attending a Mass in honor of the 25th wedding anniversary of one of Amalia's siblings.  The Mass was celebrated at the Basilica in the area of Castellammare called Pozzano.  Lello sang for the Mass (“Fratello sole sorella luna” and a couple of other pieces).  I did not accompany him, but before the Mass, before the people came, I played a few notes on the organ.  The very first organ keys that I ever touched in Italy.

For many years, I thought this church was in a town called Lèttere (location of the reception after the Mass). Only in recent years, I learned that this church was in Castellammare. And Pozzano made perfect sense – I still remember the story Pasquale told me that day, about the famous painting of the Madonna hidden in the well. (The Italian word for well is “pozzo.”)

Dearest Miss Pilla: Your 90-year-old mind was so quick.  And my 24-year-old mind was so slow, because it took me a quarter century to figure these Castellammare connections!  May these words of gratitude and affection reach you in Heaven.  And may you never be forgotten.

From your devoted,
Leonardo.
August 27, 2020

Postscript

I wanted to check Miss Pilla’s autobiography, to make sure that my memory about Castellammare di Stabia was correct. It was: indeed, Miss Pilla’s mother, Assunta Greco, was from Castellammare di Stabia. The question then was: where was her father, Desiderio Pilla, from? Miss Pilla spoke much more often of her mother and of the Grecos than she did about her father. With some internet research, I learned that Desiderio was born on December 28, 1879 in Mirabello Sannitico, in the province of Campobasso. Miss Pilla often told me a story about her father that did not make it into the autobiography. The story went that he was previously married to a woman whose first name was Iride. She died in childbirth. Desiderio was so distraught that when his second wife Assunta gave birth to a girl, he asked her to name her Iride. An internet search confirms the story: Desiderio did indeed marry a 19-year-old woman named Iride Parella in Manhattan on September 22, 1900. Their child, Edgardo, died in infancy.


Castellammare di Stabia (Wikipedia)
L’organo Rotelli (1907) della Basilica di Pozzano (Castellammare di Stabia) (Wikipedia)
AMALIA SORRENTINO
(1 aprile 1939 – 6 febbraio 2018)